Teatro Magazine Martedì 7 giugno 2016

Tindaro Granata: la paternità di Geppetto e Geppetto

Tindaro Granata

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3 giugno 2016 (anteprima)
Castrovillari (Cosenza) - Teatro Sybaris
Primavera Dei Teatri
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5-6 giugno 2016 (prima nazionale)
Torino - Teatro Astra
Festival delle Colline Torinesi - Torino Creazione Contemporanea
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8-18 giugno 2016
Genova - Teatro Duse
Teatro Stabile di Genova
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Magazine - Tindaro Granata sta facendo un'acrobazia. Sul filo teso di uno «sconquasso emotivo» percorre gli ultimi passi da funambolo che lo porteranno in scena i primi giorni di giugno per un debutto assoluto 36 secondi e 16 e per un'anteprima Geppetto e Geppetto al Festival Primavera dei Teatri di Castrovillari (Cosenza). Insieme a Chiara Stoppa e Valentina Picello è in prova con 36 secondi e 16 di Michele Santeramo per la regia di Serena Sinigaglia, la nuova produzione ATIR Teatro Ringhiera, sul palco il 2 giugno, mentre il 3 giugno, sempre a Castrovillari, sarà la volta dell'anteprima del suo nuovo lavoro, Geppetto Geppetto, in prima nazionale, al Teatro Astra di Torino il 5 (ore 21.30) e 6 giugno (ore 19.30) - per il Festival delle Colline Torinesi, quindi al Teatro Duse di Genova dall'8 al 18 giugno 2016.

Dopo il successo di Antropolaroid, Tindaro Granata ha replicato con il pluripremiato Invidiatemi come io ho invidiato voi, ora è al suo terzo lavoro con un cast di 8 interpreti. Lasciata la dimensione intima del cuntu familiare, nel suo secondo testo teatrale l'attore, regista e autore si era messo a confronto - insieme ad altri 5 interpreti - con un tema contemporaneo la pedofilia: «In realtà tutto è nato da tutt'altra esigenza: da poco vivevo solo a Milano, il senso di solitudine cresceva, una sera in TV ho visto questo caso a Un giorno in pretura. Ecco il ragionamento è un po' articolato, ma è andata più o meno così: ho pensato: Quand'è che ci si sente davvero soli? Quando si è al centro di un fatto aberrante. E qual è il fatto più aberrante di tutti? Fare del male a un innocente. Da questa necessità è nata la drammaturgia di Invidiatemi come io ho invidiato voi».

Per Geppetto e Geppetto, ultimissima fatica, le cose sono andate in tutt'altro modo, ma c'è un comun denominatore che resta: «Ho sempre usato il teatro per vivere e affrontare quelle cose che nella vita non avrei gli strumenti per gestire. Con il teatro do forma ai miei dubbi e vedo di che materia sono fatti». Se per le prime due produzioni tutto partiva da una storia, questa volta Granata ha scelto di «Parlare di cosa sono io in rapporto alla paternità, sia come figlio che come potenziale padre». Il lampo, come lo chiama lui, è arrivato un giorno leggendo un articolo sulle famiglie arcobaleno. A quel punto il tema si era rafforzato: verificare il concetto di paternità in maniera più complessa, di fronte a due padri e un figlio. La storia però ancora non c'era. «Allora sono andato in giro per le strade a registrare i pensieri della gente facendomi passare per un giornalista alle prese con un libro. Era il giugno 2015. Ho intervistato una cinquantina di persone sul tram numero 5 per la stazione centrale a Milano. Ho incontrato tanta ignoranza, ma anche moltissimi pareri e grandi dubbi. Sono partito da lì e in un'operazione inversa a quanto fatto fino ad oggi, ho rielaborato alcune di quelle battute molto semplici, che mi avevano colpito di più, e ho costruito la storia, assemblando dialoghi».

Altre fonti? «Due riferimenti molto precisi: C'eravamo tanto amati di Ettore Scola e un film americano degli anni '50, Lo specchio della vita (Imitation of life) con Sandra Dee e Lana Turner, una pellicola che, come mi ha raccontato uno studioso, è diventata la base di tutta la poetica di Fassbinder. Faccio anch'io un omaggio velato a Scola nel testo introducendo la parte conclusiva del discorso di Cirinnà alla Camera in cui si augura che questo suo testo dia diritti alle famiglie arcobaleno e sia all'altezza delle loro richieste, poi chiude con "Un ricordo a un grandissimo italiano mancato qualche giorno fa che era solito dire: Bisogna credere ai miracoli soprattutto quelli fatti dall'uomo", ecco qui mi commuovo sempre».

In Invidiatemi come io ho invidiato voi la scelta stilistica forte è stata che... «in base a come vengono recitate le battute, il pubblico capisce in che luogo avviene l'azione: siamo in un bagno, in tribunale, per la strada, al parco, ecc.». E in Geppetto e Geppetto... «Lo spettatore non è accompagnato dall'attore che impersonifica un ruolo, perché volevo evitare il rischio del melodramma, che comunque resta tra le pieghe della trama, anche perché intendo far leva su alcuni sentimenti, non lo nascondo. Per un taglio realistico, mi ci sarebbe voluto un cast di interpreti molto più vecchi. I personaggi perciò non sono legati ai singoli attori, ma come diceva De Filippo per le canzoni, "le canzoni stanno nell'aria e chi se le prende se le canta". Così siamo tutti della stessa età e non portiamo in scena una vicenda realistica, ma lavoriamo su come potrebbe essere se rappresentata». Un racconto-agito.

La scrittura ha subìto varie fasi di revisione, inclusa quella con gli attori, nel frattempo una grande svolta: la Legge Cirinnà, a monte dell'iter parlamentare, di un dibattito accessissimo, di infiniti emendamenti, quindi l'approvazione. «Un testo importante per me, in questa epoca di cambiamenti, un lavoro molto faticoso su un tema delicato che mi porterà di certo molti attacchi, ma ben vengano se saranno fatti per approfondire. La mia è una storia, solo una storia d'invenzione». La prima uscita di questo testo è stata ospitata a Roma in forma di lettura nel settembre 2015 nella rassegna Il garofano verde. Scenari di teatro omossesuale, di Rodolfo di Gianmarco al Teatro India (Teatro di Roma). Lì l'interesse di Saverio La Ruina che l'ha voluta portare a Castrovillari. Quindi il supporto alla produzione di Isabella Lagattolla del Festival delle Colline Torinesi e di Angelo Pastore del Teatro Stabile di Genova. «Gli attori avevano già accettato di lavorare con me a questo progetto per affetto e stima nei miei confronti e il budget che avevo avrebbe coperto il primo mese di prove... Non capita tutti i giorni però di essere coprodotti da due importanti realtà nazionali, altro grande attestato di stima per cui mi ritengo molto, ma molto fortunato».

Domanda di rito: da dove viene il titolo? «Mi sono chiesto: "Qual è il primo papà così?" Ecco il primo papà che appartiene alla storia collettiva dall'800 a oggi è Geppetto di Collodi. Geppetto voleva un figlio e non poteva averlo e allora se l'è fatto in maniera molto poetica. Oggi, in maniera un po' meno poetica e un po' più scientifica, due uomini, Geppetto appunto e Geppetto, fanno un figlio in provetta». La lettura del tema resta complessa e articolata nella tua trama, l'argomento più che dipanarsi si complica. «Le famiglie sono famiglie, che ci siano due padri, due o cinque madri come nel dopoguerra, se ci si mette amore, quello puro e smisurato per la crescita di un bambino, questa è la prima regola che Cristo ci ha dato: Amatevi. Ma il nostro tempo è avaro: ad alcuni personaggi faccio dire Se ci sarebbe più amore..., una sgrammaticatura che la dice lunga sul fatto che siamo incapaci di richiederlo questo amore oltre che essere incapaci di donarlo».

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