Magazine Giovedì 5 maggio 2016

Figlia nel boom economico. E ora madre nella crisi

Quanto è difficile essere mamme oggi?
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Dopo la pubblicazione dello spunto del mercoledì di Laura Guglielmi sulle mamme italiane, abbiamo chiesto un intervento a Antonella Viale, che tiene la Posta del Cuore su mentelocale

Magazine - Ho sempre pensato che i genitori si dividano in due categorie: quelli che fanno diverso (dai propri) e quelli che si vendicano. Per la verità ce n’è una terza: quelli che hanno avuto genitori (quasi) perfetti e si comportano come loro, ma sono una percentuale pressoché infinitesimale.

Vale soprattutto per le madri, perché di loro si sta parlando. E credo possiate capire senza tante spiegazioni come sia una madre che si vendica e come una che ha riflettuto sugli errori della sua e cerca di non replicarli. Con un successo relativo, ché il confine tra la proiezione e il progetto educativo è davvero labile. Diciamo che il successo è direttamente proporzionale alla capacità di astrarsi dall’autobiografia: i figli so’ piezz’ ‘e core, ma non sono uguali a noi.

Sono stata una figlia del boom economico e ora sono una madre nella crisi. Per contestualizzare, ché l’ambiente non è mai neutro, va messo in conto: ho partecipato a tutte le battaglie che ho trovato, ho dato un piccolo contributo a tante conquiste, soprattutto quella della parità, tutt’altro che raggiunta, quindi sono stata una figlia ansiogena. Di genitori oltremodo conservatori, usciti sconfitti e molto impoveriti dalla guerra. La situazione economica si è assestata in fretta, sino a un benessere oggi impressionante. Quella emotiva, mai. E da figlia ne ho risentito, soprattutto dei non detti. Però la mia situazione era anomala: non posso parlare per esperienza diretta di madri vendicative assoggettate al maschio. La mia mi ha sempre pensata indipendente, anche se non femminista. E non direi sia stata vendicativa, ora capisco che i suoi no erano dettati dalla paura, non dal desiderio di farmi subire ciò che aveva subito lei senza neppure rendersene conto. Per spiegare davvero bene dovrei avere molto più spazio, perché il mondo in cui ho vissuto deve essere descritto: se ne sono perse le tracce. Di fatto, comunque, siamo sempre state antagoniste, non ci siamo capite mai, anche per via delle scelte politiche e ci siamo riconciliate solo quando si è ammalata, pochi mesi prima di morire.

Naturalmente ho cercato di comportarmi in modo diverso con l’unico figlio che ho, nato quando non ero più giovane e ora adolescente. Ho capito in fretta che non fare gli errori della propria genitrice, in una società completamente diversa e con un figlio con una personalità diversa dalla mia non bastava. Dovevo provare a adattarmi e venire a patti con gli errori inevitabili. Così ho puntato su due cose: la sincerità e la fiducia reciproche. Perché sono le due assenze di cui ho più risentito. Poi si naviga a vista, si cerca di combattere contro gli stereotipi che arrivano dalla scuola, dagli amici, dalle convenzioni. E di ricordarsi che il nostro lavoro è renderli indipendenti, farci lasciare quando è il momento. Un momento che non saremo noi a stabilire.