Magazine Mercoledì 13 aprile 2016

Ester Armanino: se arriva il diluvio, tutti sull'Arca

Ester Armanino
© Matteo Macor
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Sabato 16 aprile alle ore 17 converserò con Ester Armanino, parleremo di questo suo romanzo, a Santa Margherita Ligure (Spazio Aperto, via dell'Arco 38) all'interno della rassegna Dentro Le Storie, organizzata da Michele Vaccari.

Invece a Milano la presenterà Paolo Cognetti, alla libreria Baravaj (via Vallazze 34), giovedì 14 aprile, alle 21.30.

Magazine - Una pioggia continua si abbatte su una città che assomiglia a Genova. Come se tutto stesse per scivolare, senza che niente possa fermarlo. E Nadia si ammala di una brutta malattia. L’unica salvezza è l’Arca, la clinica dove lavora sua sorella Teresa. Un’arca con tanto di Noè, un novantenne che è ricoverato proprio lì. Di lui si innamora il piccolo Pietro, figlio di Nadia e Mario, che di notte scorrazza per i corridoi. Nadia l’artista, sempre in fuga, una donna inquieta, tormentata ma libera. Teresa la sorella con la testa sul collo, che si è rimboccata le maniche da sempre, da quando i loro genitori sono morti in un incidente stradale. Un romanzo che scava nei sentimenti, nei rapporti familiari e che non lascia tregua.

Ester Armanino, 34 anni, genovese, architetta, manda in libreria il suo secondo libro, L'Arca per i tipi dell’editore Einaudi. Un romanzo dalle atmosfere sospese, rarefatte a volte, che ti fa entrare in un labirinto emotivo, da cui è difficile uscire. Tra Nadia e Teresa le cose non filano lisce, incomprensioni e sospetti si insinuano nelle loro vite. Da piccole la portinaia le chiamava Avvedutezza e Sventatezza, e Nadia sventata lo è senz’altro. È sempre in bilico, sospesa sull’orlo del baratro e non è un caso che il suo lavoro artistico indaghi sul vuoto e sugli spazi estremi. Teresa ne soffre, ha paura per lei, così come Alberto, suo cognato, che non è certo un’anima candida.

Una famiglia come tante, con le emozioni trattenute. Sia chi è dentro binari precisi e segue le regole, sia chi non sopporta limiti e imposizioni, non fa vita felice. E il piccolo Pietro assorbe, come una spugna, quello che lo circonda, è indipendente e sa muoversi da solo, ma ha un cruccio, quale animale portarsi sull’Arca? E i bambini Noè li vorrà?

Chi si è abituato, nel mio spunto del mercoledì, a percorsi che portano a scoprire la bellezza, dall’Alta via dei Monti Liguri al Delta del Po, credo possa apprezzare anche questo tipo di viaggi nei meandri della mente. La maggior parte di noi deve fare i conti con la propria famiglia, le radici, i fratelli o le sorelle. In tanti si sentono intrappolati, alcuni ci stanno bene dentro. Ebbene questo romanzo ci conduce dentro quelle tensioni impercettibili, che fanno parte della vita di tutti noi.

Ho intervistato Ester Armanino, una donna che a vederla sembra più simile a Teresa, saggia e avveduta, ma che cova una Nadia dentro di sé.

Tre cose che porteresti sull'Arca con te.

Una cassetta di bulbi di iris e narcisi perché sono bellissimi. La coperta di lana fatta all’uncinetto che uso in campagna. Il saggio di Richard Sennett L’uomo artigiano perché devo finire di leggerlo.

Tre cose del nostro vivere contemporaneo che lasceresti volentieri annegare nel diluvio.

Il pessimo concetto di “amicizia” divulgato attraverso i legami virtuali. Tutte le opinioni facili che alimentano odio, razzismo e omofobia. E poi giustificare la guerra chiamandola “difesa”, peggio ancora finanziarla.

Avresti preferito avere una madre come Nadia o una come Teresa?

Anche se hanno un’indole diversissima, sono entrambe donne libere, quindi buone madri da cui partire per diventare persone libere.

Il loro è un rapporto intimo, pervaso da violenti scossoni. Quanto è difficile essere sorelle?

Si appartengono ma non condividono le scelte l’una dell’altra, forse perché il difficile è trasformare l’amore in una forza che garantisca agli altri la libertà di scegliere il proprio modo d’essere e seguirlo, senza per questo venire giudicati. Sono donne opposte come Antigone e Ismene, le sorelle dell’opera di Sofocle. Ho scelto di indagare nel profondo del rapporto tra due sorelle perché negli altri, scavando, si trova la parte più vera di noi stessi. E la si perdona.

Che importanza hanno per te i legami familiari?

La famiglia è uno scenario complesso che mi piace osservare e raccontare, è una lotta tra forze che trascinano al centro e altre forze che spingono via. Se in Storia naturale di una famiglia, il mio primo romanzo, la sedicenne Bianca sentiva il bisogno di “slegarsi” per raggiungere la propria individualità, nell’Arca” le due sorelle protagoniste devono “riallacciarsi” come assoluta priorità.

Qual è il personaggio a cui ti sei più affezionata?

Ai personaggi maschili. Perché nel romanzo sono tutti uomini che amano le donne, a sei come a novant’anni.

Chi tra tutti porteresti sull'arca con te?

Farei un viaggio con Alberto, per conoscerlo meglio. E certamente porterei Pietro, per conservare il punto di vista dei bambini, immaginifico e ancora incontaminato dal giudizio.

E chi terresti fuori?

Nessuno ovviamente. Per un autore, i personaggi sono tutti preziosissimi.

Nel romanzo riproponi un po' il paradigma genio e sregolatezza. Cosa significa per te essere artista?

Affaccendarsi nella ricerca di qualcosa che c’è ma (ancora) non si vede, quel mistero che ci racconta Karen Blixen nella mia Africa: “Quando il disegno della mia vita sarà completo, vedrò, o vedranno gli altri, una cicogna”?

Da cosa è causato il vuoto che Nadia indaga come artista? Da una vicenda personale, dall'aver perso i genitori, dalla liquidità della nostra civiltà contemporanea?

Direi da entrambe le cose. La perdita prematura dei genitori è forse la risposta più “psicoanalitica”. Poi nel romanzo ritorna spesso il concetto di vuoto come antro nella montagna - spazio nell’arca - interno di un barattolo, di una ciotola, e una proprietà dei liquidi è proprio quella di prendere la forma dei contenitori, di adattarsi. Quasi un bisogno di essere “contenuti”.

Da cosa vuole scappare Nadia?

È una donna vitale che asseconda il movimento ciclico di cui fa parte, quello dell’acqua; passa dallo stato solido (la solidità della terra alla quale è invece ancorata Teresa) a quello gassoso e poi liquido. Non scappa, segue il suo istinto. L’unica volta che prova a scappare, quel gesto le costa carissimo.

La pioggia cosa rappresenta?

La malattia. E la malattia, quando riguarda noi o le persone che assistiamo, porta con sé un modo di comunicare completamente diverso dal solito. Si mettono al centro i bisogni primari e le piccole cose. È come imparare a parlare di nuovo.

Pietro è il bambino che vorresti?

Mi piacerebbe avere un bambino curioso e coraggioso, sì, dalla parte dei lupi.

Fossi tu Pietro che pensieri conserveresti nel barattolo?

Anch’io conserverei quelli di mia madre. È stata lei a immaginarmi scrittrice prima ancora che lo facessi io.

È meglio essere solidi come Teresa e Mario, oppure creativi ma sofferenti e inquieti come Nadia?

Se possibile, conservare entrambe le cose: la giusta inquietudine per creare, la solidità per mantenere quello che abbiamo creato.

Tre scrittori o scrittrici italiane contemporanee che consiglieresti?

Faccio un solo nome: Alberto Casiraghy. Proprio ieri mi ha confidato una battuta che faceva spesso la sua amata Alda Merini: “Se sei in dubbio su due case editrici, scegli Laterza.” Con lui le parole raggiungono vertici assoluti di significato pur continuando a fluttuare leggere come nuvole, tra inquietudine e gioia, come è la poesia.

Insegni scrittura creativa a Officina letteraria: è una cosa che si riesce a trasmettere?

Si trasmette il valore del raccontare e del raccontarsi agli altri. Soprattutto a farlo bene, non in modo sciatto. Si trasmette il tempo della scrittura, che contiene anche fatica e una continua ricollocazione delle proprie convinzioni. Poi ciascuno ha più o meno talento su cui investire, ciascuno avrà la sua fortuna, come in tutte le cose della vita.

Quali qualità dovrebbe avere un aspirante scrittor*?

Molta pazienza, prendersi poco sul serio, e la visione dei camaleonti: occhi che ruotano in tutte le direzioni, perché le storie sono sempre le stesse ma i punti di vista infiniti.

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