Concerti Magazine Venerdì 7 marzo 2003

Meglio di Sanremo

Magazine - Antonella Ruggiero, freschissima reduce dall’ultimo “Sanremo” (risultato di media classifica – 9° posto), grazie alla G.O.G., è approdata “a casa”, (lunedì 10 marzo) col tour Sacrarmonia ed altro.
Il Carlo Felice presenta larghi vuoti e “galleristi” catapultati direttamente nel I settore di platea.
Ma Genova, in quest’occasione “matrigna”, ha avuto stavolta torto marcio.
C’è anche da tener presente il rischio che corrono sovente gli artisti che fuoriescono dalla logica blindata del genere - folk, classica, pop, rock, etnico - e “incomunicabilmente discorrendo”, con successiva perdita del consenso del pubblico settorializzato.
Tuttavia i presenti hanno fatto le veci degli assenti, con applausi intensi e prolungati al termine di ogni brano e una standing ovation finale che ha imposto un bis fuori programma, confortando così l’esclamazione iniziale della cantante “sono particolarmente felice di essere nella mia città”.
Molto più che un semplice supporto quello fornito dall’Arkè Quartet (Carlo Cantini – violino e percussioni, Valentino Corvino – violino e voce, Sandro Di Paolo – viola ed Enrico Guerzoni – violoncello) e da Ivan Ciccarelli alle percussioni.
Il repertorio proposto segue il percorso artistico, ma anche di vita, seguito a partire dalla fine del 1989 (quando Antonella lasciò i Matia Bazar).
Al 1996 risale il suo decollo da solista e il successivo itinerario curioso attraverso le musiche orientali, sacre, etniche.
Nel primo tempo del concerto Antonella, sempre col sorriso sulle labbra, ha messo le sue arcinote e straordinarie doti canore al servizio delle possibilità espressive della voce, preferendo una selezione di brani “strani”, come dice lei.
E allora ci si chiede subito se sia giusto il rimprovero di chi l’ha “accusata” di evitare in qualche maniera il grande successo.
Ma è proprio una colpa seguire una via artistica che si ritiene più consona alle proprie idee, perdendo di conseguenza il consenso (commerciale, ma non solo) dei meno avvertiti o più superficiali?
Io credo di no, anzi…
Particolarmente affascinanti, fra le altre, le interpretazioni di “Flow my tears” di John Dowland, compositore e liutista inglese, vissuto a cavallo tra il 5 e il ‘600 (e qui si vedono chiarissime le radici di personaggi come Enya) e “Tumi Shiva”, un mantra di grande spiritualità, anche per l’uso di strumenti indiani originali.
Intervallo forse un po’ troppo lungo, cambio d’abito da un tailleur pantaloni a gonna lunga e giacchino dorato e via con un secondo tempo in cui c’è più spazio per le canzoni.
Subito un scintillante omaggio a Broadway.
Aprono tutte di seguito stupende cover versions di brani mozzafiato quali “Over the Raimbow” - classicissimo cantato da Judy Garland nel “Mago di Oz” -, “Tonight” - musica di Leonard Bernstein da “West Side Story” - e “Summertime” - la celeberrima ninna nanna da Porgy and Bess di George Gershwin.
Ma suggestivo è anche il viaggio dall’Africa - Kyrie (Missa Luba) - al Sud America -Gloria (Misa Criolla).
Antonella lascia ai bis le versioni riarrangiate degli hit cantati coi Matia Bazar “Per un’ora d’amore” del 1978, “Vacanze romane”, premio della critica a “Sanremo 1983”, idealmente collegati all’ultima “Di un amore”.
Poi, dopo altre note, tirate fuori a grandissima richiesta dagli spettatori tutti in piedi, c’è spazio solo per il ringraziamento e i tanti emozionati saluti con la mano sul cuore della Ruggiero.
Chi si è perso questa eccellente serata, non si faccia sfuggire la prossima.

Giovanni Villani

Potrebbe interessarti anche: , Vincenzo Spera: «Serve un programma europeo della musica dal vivo» , Don Ciotti, Bollani e Renzo Piano, esempi per il futuro del Belpaese , Sanremo 2018: Leonardo Monteiro con Bianca. Testo e pagella , Festival di Sanremo 2018, i 20 Big in gara e le Nuove proposte , Umberto Tozzi, 40 anni che Ti Amo Live e il tour

Oggi al cinema

Un altro me Di Claudio Casazza Documentario Italia, 2016 Guarda la scheda del film