Concerti Magazine Lunedì 10 marzo 2003

Genova, capitale del Jazz

Magazine - Edizione col botto quella di quest’anno di .
Proficuamente destagionalizzato e localizzato stabilmente al Teatro Modena, ma sempre sapientemente organizzato dall’Ellingon Club di Lino Zero e Marco Travagli. Forse unico scusabile neo la mancanza di presentazione degli artisti in scena e la carenza di schede informative per gli spettatori.
L’apertura è alla grande venerdì 7 marzo, con l’Enrico Rava Quintet. “Mi piace trattarmi bene” esordisce e, conseguentemente presenta subito (e non al termine come solitamente accade) i quattro co-equipier di lusso, tra, se non il meglio oggi radunabile su un palco, nell’ambito del jazz italiano.
Abbiamo, in ordine, mai come questa volta, rigorosamente alfabetico, Stefano Bollani (pianoforte), Rosario Bonaccorso (contrabbasso), Roberto Gatto (batteria), Gianluca Petrella (trombone).
Il trombettista triestino, sulla soglia dei sessant’anni ma sempre “capellone”, si presenta da solo, carico di riconoscimenti, forse più all’estero che in patria, come il titolo di “Cavaliere delle Arti e delle Lettere”, riconosciutogli dal Governo francese.
Inizia introducendo una fantomatica “Dear old Genoa”, con una boutade “dato che Stan Getz e Miles Davis hanno vissuto tanti anni a Genova…” che Rava riconosce, poi in camerino, di ripetere adeguando, ogni sera, l’originale Stockolm.
In qualche spettatore meno “scafato” un sassolino lo mette.
La scaletta miscela standard (The way you look tonight di Jerome Kern, che Rava non ricorda ed è soccorso felicemente da un palchista ) con brani suoi, come “Tango for Vasquez and Pepita” e “Bandoleros”, dedicata a Tex Willer e un’anteprima mondiale “Desert”, nome “davvero nullo, ma temporaneo…”.
Per spiegare “Happiness is to win a big prize in cash” racconta come il prestigioso “JazzPar 2002”, assegnatogli il 21 aprile 2002 a Copenaghen abbia visto un bel po’ di gradite palanche insieme alla solita statuetta da rifilare alla suocera.
Grande stregone capace di magici virtuosismi strumentali, si comporta come un primus inter pares e così c’è soddisfacente spazio per tutti, si aggira sul palco, coccola i suoi compagni di viaggio.

Difficile stilare graduatorie di merito e allora mi affido alle sensazioni personali.
Mi ha particolarmente impressionato Bollani (miglior talento mondiale per il giapponese “Swing Journal” che, reduce da sconfinamenti nei territori del rock e della canzone d’autore, abbina con grande semplicità melodia ad una straordinaria creatività.
Di Petrella (non a caso artista dell’anno 2002 per “Musica Jazz”) colpisce la genialità con cui tratta uno strumento non facile come il trombone.
Pubblico entusiasta e soddisfatto.

Il Nils Wogram - Simon Nabatov Duo apre la seconda serata (sabato 8 marzo).
Effetto felice della globalizzazione musicale è l’incontro a NYC tra il trombonista tedesco e il pianista russo.
Il loro set è frizzante, alterna modi free a forme jazz più ortodosse, la volontà di esplorare la musica classica contemporanea più innovativa a tocchi addirittura folk. Il tutto legato dalla comune volontà di capire le idee compositive l’uno dell’altro e soprattutto dall’evidente piacere di suonare insieme.
Paul Bley, superati i problemi di salute che lo avevano bloccato l’anno scorso, si esibisce al “Modena” in esclusiva europea (e ci si chiede se la notizia abbia avuto il dovuto risalto).
La settantenne leggenda canadese, un centinaio di album incisi, collaborazioni straordinarie. Qualche nome? Parker, Mingus, Baker, Coleman, Giuffre, Cherry, Haden, Rollins, la cerchia ECM e fermiamoci qui.
La sua esibizione dura cinquantacinque minuti soltanto, non una parola, ma Bley offre un saggio principesco di cristallina, fluente, lirica sapienza pianistica, abbastanza lontana da un’improvvisazione troppo sperimentale.
Un inno alle possibilità espressive di uno strumento che padroneggia sempre con la disinvoltura del grande maestro. Pare pesare ogni nota, anche quando la frase è rapida.
Affascina soprattutto la straordinaria perizia nel portare la musica dove vuole lui e l’effetto è quello di una continua freschezza.
Ci si fa prendere per mano e si resta affascinati nell’ascoltare una musica che pare non aver mai ascoltato prima e forse non lo sarà mai più, dopo.
E questo basta, arrivederci alla prossima edizione.

Giovanni Villani

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