Weekend Magazine Lunedì 4 aprile 2016

La ricerca della bellezza nel cibo? Un azzardo!

Nouvelle Cuisine
© Shutterstock

Magazine - In un pomeriggio invernale lungo la stretta valle del Teiro in provincia di Savona, in località Pero, alla ricerca di un frantoio per le poche olive che con improvvisazione avevo raccolto senza prenotarne la frangitura.

Trovato finalmente il frantoio e entrato nello scagno polveroso attiguo alla sala della macina, qualcosa che colpisce l'attenzione. Insieme alla bellezza delle forme e delle proporzioni, è la bellezza di un manufatto integro che, non da un museo o da una chiesa, ma da un'anonima costruzione intonacata arrivava diritto dal Seicento. Due macine di un mulino ad acqua, come ad acqua doveva essere stato un tempo anche il frantoio, due macine con gli ingranaggi di legno e la parte superiore, in castagno, a forma ottagonale, dipinta di bianco, come la farina che per secoli doveva aver versato.

La bellezza associata al cibo può sembrare cosa futile, contraddittoria, quasi provocatoria...

Eppure, in pieno edonismo da anni '80, già la nouvelle cuisine fece conoscere agli italiani la cura nella composizione dei piatti e accostamenti cromatici in porzioni da anacoreti. Un'eredità che senza alcuna etichetta rimane ancora oggi, appena il livello del ristorante aspira a qualcosa di diverso dalla trattoria. È di questi ultimi anni la discutibile moda - ma sempre gusto estetico è - del cake design: vale a dire peripezie estetiche sui dolci. E quanto dell'odierna diffusione della cucina vegana ha a che fare con una bellezza alimentare fatta di colori, fatta dell'assenza e del cruento?

L'occhio vuole la sua parte certamente è sempre valso, anche se forse oggi sembra l'emergere di nuove tendenze in materia di cibo. Ma la bellezza nel cibo è cosa azzardata soprattutto per la bellezza in sé. Dire infatti cosa questa sia è come tentare di definire la vita. Impossibile visto che si può solo definire un essere vivente e non un concetto astratto. Il problema della bellezza in generale precede quello della conoscenza ed è dentro la storia della civiltà, è il tema centrale di ogni forma d'arte, persino nella fisica e nella matematica le formule più riuscite sembra siano belle formule.

La bellezza come qualcosa di necessario e al tempo stesso indefinibile, inevitabile che banalmente, su wikiquote, sia tra i lemmi più citati.

Certamente è concetto sfuggente, che, come per il tempo di Sant'Agostino (Che cos'è dunque. Se nessuno mi interroga lo so. Se volessi spiegarlo a chi interroga non lo so), la bellezza ha a che fare con l'ineffabile, ha a che fare con il sacro e la sacralità. L'epoca moderna sembra possa essere immaginata solo grazie a tutta la tecnologia che ci accompagna. Eppure, prima di internet, prima dell'informatica, dell'elettronica, prima delle biotecnologie, delle scienze e della medicina, quasi sempre si dimentica che è stato l'avvento di due nuove condizioni a segnare l'ingresso dell'umanità - solo quella più fortunata - nella modernità. La prima quella di essere riusciti a scindere in mondi diversi riproduzione a sessualità, la seconda è stata nella analoga cesura tra sopravvivenza e cibo. Due rivoluzioni che hanno liberato libertà, che ci hanno sottratto dai vincoli naturali ed economici, che hanno aperto nuove possibilità al benessere e in definitiva al piacere della vita.

Oggi in pratica scegliamo il cibo solo su impulsi voluttuari. Che si chiami biologico, eco solidale, vegano, etnico, funzionale, fast food, o qualunque etichetta gli si voglia attribuire, è comunque il piacere non la necessità ciò che regola le nostre scelte.

In questo senso, la bellezza nel cibo - tutta la bellezza - potrebbe essere forse la prossima frontiera. Auguriamoci che vada oltre il cake design, auguriamoci che rispetti il senso di una antica parola greca, kalokagathia, ossia la sintesi, la fusione dei concetti di bellezza/bontà, bellezza/valore. Una fusione che nel cibo si carica poi di ulteriori sensi perché il buono deborda oltre il valore etico toccando direttamente il corpo, tocca e si fa carne e da questa è rimandato altrove, nuovamente verso il benessere, le emozioni, il significato delle proprie azioni prima che la natura diventi alimento.

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