Magazine Mercoledì 2 marzo 2016

Trekking urbano, da Sturla a Nervi, sull'antica via Romana

Genova Nervi
© Shutterstock
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Magazine - Genova. È domenica, sono invitata a cena dall'amica Carla, a Pieve Ligure. In giornata vorrei fare un po' di trekking nell'entroterra, ma il tempo è uggioso e poi devo scrivere lo spunto del mercoledì. La macchina è dal meccanico. Perché non fare un po' di trekking urbano, avvicinandomi a Pieve, così Carla non deve venire a prendermi fino in centro? Mi sento un po' come Marcovaldo, il personaggio calviniano, sempre alla ricerca di spazi verdi in città, quei piccoli anfratti che resistono alla disordinata cementificazione.

Mi viene in mente un libro di Pier Guido Quartero, che descrive diversi itinerari genovesi, con tanto di foto (Liberodiscrivere), Trekking a Genova. Prima di uscire ci ficco il naso e scelgo di percorrere l'antica Aurelia, la parte che inizia dal Ponte Vecchio sullo Sturla e arriva a Genova Nervi. In pochi la conoscono. E dico a Carla di venire a prendermi a Nervi. Provo a ricostruire il percorso su Google Map, ma è un po' complesso, tortuoso e pare interrompersi. Allora prendo in mano, dopo tanti anni, il vecchio TuttoCittà, stropicciato e consunto. E individuo l'itinerario.

Prendo, quindi, l'autobus per Nervi, il 17, da Brignole e scendo alla fermata dove, sul TuttoCittà, è indicata via Pescia. Mi accorgo subito che è una scaletta, non una strada trafficata. Bene, sono felice come una Pasqua, quando cammino dove non ci sono macchine. Arrivata in fondo, giro verso il Ponte Vecchio sul torrente Sturla. Sì, perché anche a Genova c'è un Ponte Vecchio, come a Firenze. E da lì mi dirigo verso Via Romana di Quarto, attraversando due volte Corso Europa, prima verso monte in un sottopassaggio poi verso mare in un sovrappasso. Si giunge quindi a Via Romana della Castagna, dove c'è la badia, che si affaccia su una deliziosa piazzetta. Noto un buffo cartello fuori dalla chiesa, rivolto ai cani: “Noi siamo già santi, non abbiamo bisogno di entrare in chiesa”. Perché non farli entrare? Se sono santi, danno l'esempio.

Percorrendo via Romana della Castagna, si arriva alla via antica Romana di Quinto e si finisce sull'Aurelia moderna in via Murcarolo. E Nervi è lì a due passi. Si può a quel punto inforcare la passeggiata Anita Garibaldi e godere di uno dei più begli scorci di Liguria, con gli scogli e le onde che mettono voglia di tuffarsi in ogni periodo dell'anno. Poi a Capolungo si può riprendere l'autobus per il centro.

È un po' una caccia al tesoro trovare le strade giuste, ma ce la faccio, chiedendo spesso anche a persone che incontro lungo la strada. Attraverso ponti e torrenti, incrocio vecchi lavatoi, che sarebbe importante restaurare. Chiedo a una signora, che sta portando a spasso il cane, il nome del ruscello che scorre lì sotto: “Anche se abito qui da anni, non lo so, non mi sono mai posta la domanda”, mi risponde. Credo che sarebbe un buon atteggiamento scoprire cosa ci circonda. Non si può viaggiare per il mondo, se non si conosce il nome del torrente sotto casa. Insomma, con un po' di fatica, arrivo fino in fondo, incontrando negozi di un tempo, ville mozzafiato circondate da parchi, alcuni brutti condominii, edifici antichi molto belli, trattorie conosciute e vecchie targhe curiose appese al muro, tipo: “È permesso il transito dei carri trainati da un solo quadrupede”, oppure: “È severamente vietato attingere acqua per usi non domestici”.

Insomma un tracciato originale tra il chiassoso Corso Europa e la trafficata Aurelia sul mare, a momenti sembra di essere in un mondo a parte, a se stante, oppure fuori dal mondo in un'atmosfera straniata. Un viaggio nel tempo, un viaggio interiore, che ti fa scoprire quello che c'è al di là dei percorsi quotidiani.

Nella fotogallery, potete vedere anche le immagini scattate da Quartero che mi scrive: “Riguardandole, mi sono reso conto che alcune tracce del passato recente stanno già sparendo. C'era una bellissima barca in un cortile che ormai non c'è più, e poi una casetta agricola accanto a palazzoni di brutte case popolari che è stata in qualche modo omologata al paesaggio, rendendo il contrasto meno stridente ma anche più brutto. Cosa succederà, con il calo continuo della popolazione? Si riuscirà a ridare un senso a quello che esisteva prima della crescita industriale? O saremo condannati a conservarci Costa d'Orecchia, le Lavatrici e altre soluzioni di edilizia di emergenza?”.

Ebbene, per concludere questo spunto, vi elenco i più bei percorsi urbani che ho fatto negli ultimi anni in diverse città:

Oslo: tutto il nuovo waterfront, un must, una lunga passeggiata tra vecchi e nuovi quartieri, con l’opera e il museo di arte contemporanea di Renzo Piano. Nonché piscine ritagliate nel fiordo e aperte a tutti. Tante opere sparse su tutto il percorso.

Londra: Regent Canal, in gran parte pedonale. Una vera chicca, unisce Little Venice e Paddington Arm con Camden Town e oltre. Con edifici nuovi e riconvertiti. E tanto verde, da non mancare se si va a Londra.

Amburgo: dal sobborgo di Blankenese fino in centro. Forse venti chilometri, ma indimenticabili. Sull’Elba, con le navi che passano e i cantieri in attività, nonché deliziose spiaggette, locali e ristoranti. Vabbeh che Amburgo è una città speciale, costruiscono anche i parchi sulle autostrade.

Parigi: da Place de la Bastille al Bois de Vicennes, percorso in gran parte pedonale, poi si può tornate anche lungo la Senna. La promenade plantèe è il primo parco pubblico sopraelevato progettato nel mondo, costruito sul percorso di una vecchia ferrovia dismessa, la ligne de Vincennes.

Montevideo (Uruguay): la Rambla, lunga alcune decine di chilometri. Il tramonto sul rio della Plata, con i cittadini che si portano dietro le sdraio e le sedie, e sorseggiano bibite e il tipico mate. Neanche un cellulare mentre il sole sparisce all’orizzonte. Provare per credere.

Insomma, gambe in spalla alla conquista delle città. Un mondo da scoprire se ci si guarda intorno con occhi diversi. Buone camminate.


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