Magazine Mercoledì 24 febbraio 2016

Il giorno che muore Umberto Eco, vado a trovare Italo Calvino

Vista sull'Argentario dal cimitero dove riposa Italo Calvino
© Laura Guglielmi
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Magazine - La notizia della morte di Umberto Eco mi raggiunge che sono in Toscana. L'ho conosciuto, incontrato più che altro, a New York. Abbiamo solo scambiato qualche battuta. Eravamo entrambi lì nel 1999 per le celebrazioni in omaggio di Italo Calvino, volute e organizzate dalla figlia Giovanna. Il giorno dopo mi ci son imbattuta di nuovo, era dal tabaccaio, stava cercando i suoi sigari, parlando in inglese, con il suo buffo accento italiano.

Siamo negli anni Ottanta, vivo a Londra, spesso mi imbuco da Foyles, una libreria in Tottenham Court Road, per leggere i nuovi titoli qua e là, per sbirciare tra le pagine degli scrittori inglesi, che amo. Ad un tratto mi accorgo della presenza di alcune pile di libri, in bella mostra la traduzione di Il nome della rosa. Ma ci sono altre cataste di un autore italiano, Italo Calvino. Il tutto vicino alle casse, si vede che in questo momento sono gli autori più ricercati nel mondo anglosassone o a Londra perlomeno. Esco dalla libreria stupita, e leggera.

Calvino e Eco: due scrittori italiani che, con i loro testi, hanno fatto il giro del mondo. Se le vicende di Guglielmo da Baskerville hanno intrattenuto milioni di lettori, che dire del Barone rampante? Avrà uno scrittore italiano ancora simili riconoscimenti, in questa epoca liquida, in cui niente sembra sedimentarsi? Un periodo storico dove l'Italia non sembra produrre granché di nuovo se non qualcosa nel cinema e forse nell'arte. In cui è difficile competere con tutti i Paesi che si sono ormai affacciati all'attenzione internazionale.

Questo andavo pensando in Toscana, sabato scorso, non appena mi è giunta la notizia della morte di Eco. Immersa in questi pensieri poco rassicuranti, sento l'urgenza – nella via del ritorno - di passare da Castiglione della Pescaia, per rendere omaggio a Italo Calvino. Ho tanto frugato nei romanzi dello scrittore, tanto ho scritto sulla sua relazione con Sanremo e la Liguria, ma mai sono andata a trovarlo dove riposa da più di trent'anni.

Usciamo dalla superstrada a Grosseto Nord. Intorno una pianura felice, di un verde intenso. Tanto spazio in Maremma, non ci sono montagne a picco sul mare, ma solo dolci colline a qualche chilometro dalla costa. L'ubago (opaco) lo spazio dove non batte mai il sole – è fondamentale per Calvino: è da lì che la sua poetica prende ispirazione, come lui stesso ha dichiarato. Gli anfratti di cui la Liguria è piena. Qui in Maremma di opaco ce n'è poco, la campagna si sta imbevendo di sole, e siamo a febbraio. Ma come mai ha scelto di comprare casa qui per trascorrere le sue estati? Quale paesaggio più diverso dalla scoscesa Liguria?

La strada che stiamo percorrendo ora si chiama Barbaruta, sembra il nome di un personaggio calviniano. Sono quasi le cinque. Sarà aperto il cimitero?

Siamo a Castiglione ora, la strada si impenna e si alza, comincio a capire perché Calvino si sentiva a suo agio in questo territorio. Ecco il cimitero, sulla collina di fronte al mare, prego dentro di me che sia aperto. Niente da fare, chiude alle cinque. Mi viene un colpo davanti a questo cancello sigillato, dalla rabbia spezzerei la catena. Digito su google e la tomba mi appare. Sono così vicino e non posso entrare, voglio vederla davvero, non in una foto sullo smartphone. Sono qui, voglio entrare. Medito se scavalcare, qualche anno fa l'avresti fatto, mi dico. Non è difficile. Ma non me la sento, è reato. Allora salgo su un piccolo tetto e cerco di trovarla con lo sguardo. Niente. Un affastellarsi di tombe di ogni dimensione, un affollato condominio, ma la sua semplice tomba è nascosta tra alte siepi di rosmarino, come ho appena letto. Fotografo, chissà se magari colgo la zona, inavvertitamente.

Mi arrendo e scendiamo nel centro storico medievale. Una porta dà accesso ad uno spiazzo lastricato, i bastioni del castello. È il tramonto, si vedono il Monte Argentario, l'isola del Giglio, Montecristo, l'Elba. E oltre, un lungo tratto di costa. Sarà la costa toscana, sarà la Liguria?, chiedo a un signore. No, è la Corsica!, mi risponde. Mi commuovo: Al mattino presto si vede la Corsica: sembra una nave carica di montagne sospesa laggiù sull’orizzonte. (Italo Calvino, Ultimo viene il Corvo). Era a caccia con suo padre, sopra Sanremo, in questo racconto. Anche a Castiglione si vede la Corsica, molto meglio, è più vicina. Calvino è venuto a stare qui anche per vedere la Corsica dall'altra parte? Per avere più distacco dalle cose e capirle meglio?

Forse non è andata male, sì non sono entrata nel cimitero, ma se ce l'avessi fatta, non avrei visto questo tramonto che ha dell'incredibile, un tramonto di una geometria perfetta, come i testi calviniani. Me la racconto un po', e mi dico che questo bellissimo borgo medievale assomiglia alla Pigna di Sanremo, anche se è tenuto che sembra un gioiello. Giù in centro mi imbatto nella biblioteca, intitolata allo scrittore, è chiusa, sono le sei di sabato.

Riprendiamo la macchina, direzione Pineta di Roccamare, dove abitava d'estate. Dal cimitero la strada scende giù veloce, è piena di curve. Ora siamo di nuovo in una piana circondati da pini marittimi. Mi sembra di intravedere il Barone rampante saltare di ramo in ramo, in questa foresta. Il torrente della pineta si chiama fosso Tonfone. Mi ricorda il Merdanzo, citato nel romanzo.

Arriviamo davanti all'esclusiva pineta, c'è una sbarra con un solerte custode, che ci blocca. Dovevo aspettarmelo. Ma non mi arrabbio più, anche perché al di là di questa sbarra sento la sua presenza più che se fossi davanti alla villa. È tutto buio e silenzioso intorno, un posto adatto alla concentrazione, con gli alberi che ti proteggono. Un po' come villa Meridiana a Sanremo, dove è cresciuto, che prima della Speculazione edilizia era circondata da un immenso giardino botanico.

Ora capisco perché per le sue vacanze estive aveva scelto Castiglione della Pascaia e non Sanremo. In questa pineta il pensiero scorre libero, senza intralci visivi. E a vederne la mappa sembra un labirinto. Mentre a villa Meridiana, Calvino con lo sguardo dominava Sanremo dall'alto, la pineta di Roccamare gli permetteva di stare più nascosto, sepolto nel verde, concentrato sui pensieri e sui testi. Era stato Pietro Citati a fargli conoscere questa pineta boscosa. Anche Fruttero aveva scelto di trascorrere i suoi ultimi anni qui. «Ora ci sono un sacco di russi altezzosi – mi dice un passante che interpello – E poi le case sono molte di più rispetto a quei tempi, anche se non se ne possono costruire altre».

Lasciamo Roccamare, salutiamo Palomar, il personaggio di Calvino che qui colloquiava con le onde, e puntiamo verso nord. Lasciamo la Maremma con i suoi affabili abitanti, una terra più dolce della Liguria. Non siamo riusciti a entrare nel cimitero di Castiglione, né in biblioteca e nemmeno nella pineta.

Forse è Calvino, che vuole così. Era molto riservato e introverso, un ligure roccioso. Ho già tanto curiosato nella sua infanzia e nella sua adolescenza, ho spiato tante volte la villa dove è cresciuto a Sanremo, ormai un residence con tanti piccoli appartamenti, soffocato dai condominii. Vent'anni fa ho tentato di ricostruire il suo paesaggio originario, attraverso foto d'epoca, per una mostra. Pure a Castiglione dovevo venire a rompergli le scatole?

Mentre sto scrivendo questo articolo, il mio compagno, grazie alle immagini di google e alla foto che ho scattato al cimitero, è riuscito a individuare dov'è la tomba. Ho fotografato il muretto di cinta con i rosmarini che la cingono. In qualche modo ce l'ho fatta. Così di sbieco, mezza nascosta, nell'ubago del tramonto. Grazie Italo Calvino, per tutto quello che mi hai dato.

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