Magazine Sabato 20 febbraio 2016

È morto Umberto Eco. Non solo scrittore: un pilastro della cultura

Umberto Eco
  • I funerali di Umberto Eco si svolgeranno martedì 23 febbraio nella sua città di adozione, Milano: si tratterà di una cerimonia laica, con inizio alle ore 15.00 al Castello Sforzesco (Cortile della Rocchetta, ingresso da piazza d'Armi).

Magazine - Custodisco gelosamente una sua dedica sul frontespizio del Nome della rosa, il suo titolo più conosciuto al mondo. Avevo diciott'anni quando Umberto Eco mi autografò quel libro: lui era tornato tra i corridoi della sua vecchia scuola, il liceo classico Plana di Alessandria, per festeggiarne la riapertura dopo anni di restauri; io - mancavano pochi mesi alla maturità - quella scuola la frequentavo.
Di quel giorno ho il ricordo di una conversazione amichevole e cordiale: sarà stata l'inflessione familiare della sua voce, con quella erre comune a molti alessandrini, sta di fatto che l'iniziale timore reverenziale di trovarmi di fronte a un intellettuale del suo calibro si trasformò subito nella sensazione di chiacchierare con una specie di compagno di scuola, solo un po' più grande. Era così, in fondo.

Umberto Eco è morto a 84 anni nella tarda serata del 19 febbraio 2016, nella sua casa milanese. Una perdita immensa per la cultura italiana. Nato ad Alessandria nel 1932, oltre che autore di best seller, era saggista di semiotica, filosofia ed estetica medievale, nonché docente universitario e grande esperto di comunicazione.

Il curriculum di Umberto Eco è impressionante: premi e onorificenze non si contano, basti citare la quarantina di lauree honoris causa ricevute da atenei di tutto il mondo, oltre a quella in Filosofia conseguita all'Università di Torino. Era il 1954: negli anni immediatamente successivi, lavorò in Rai, diventò condirettore editoriale di Bompiani e iniziò la carriera accademica, che avrebbe proseguito fino al 2007 (a Bologna, dove dal 1975 fu professore ordinario di Semiotica, è stato direttore del Dams e fondatore di Scienze della Comunicazione).

Per oltre mezzo secolo Umberto Eco è stato un pilastro della cultura del nostro paese, e non solo. La passione per l'antico e l'interesse per il nuovo in lui non hanno mai viaggiato su binari paralleli, ma si intersecavano di continuo. La storia medievale e l'influenza dei mass media sulla cultura contemporanea sono i due grandi temi che hanno accompagnato la sua intera produzione. Ma Eco era spinto da una curiosità onnivora, che lo ha portato ad esplorare - con passione genuina, spesso con voce critica e sempre con una certa dose di ironia - praticamente ogni angolo dello scibile umano, dai fumetti alla musica jazz, dalla politica al fenomeno dei social network. «L'unica cosa che non lo ha mai interessato è lo sport», mi aveva confidato il fisarmonicista Gianni Coscia, suo grande amico fin dai tempi del liceo.

Dopo la pubblicazione del saggio Il problema estetico in San Tommaso (1956), un'estensione della tesi di laurea, le prime avvisaglie di notorietà internazionale arrivarono con Opera aperta (1962), ancora oggi punto di riferimento per gli studi di semiotica. Tra le opere di saggistica di Eco sono almeno da ricordare anche Diario minimo (1963, contenente il celebre saggio Fenomenologia di Mike Bongiorno), Apocalittici e integrati (1964), Trattato di semiotica generale (1975) e Lector in fabula (1979), solo per citare alcuni titoli.

Oltre che per i suoi studi di semiotica, filosofia e sociologia, Umberto Eco è anche (e soprattutto) famoso nel mondo come romanziere. Il suo debutto narrativo arrivò tardi, a quasi cinquant'anni. Ma che debutto: Il nome della rosa (1980), ardito incrocio tra romanzo storico medioevale e thriller filosofico, è stato un successo globale, tradotto in 40 lingue e con oltre 50 milioni di copie vendute (attualmente si trova al diciassettesimo posto della classifica dei libri più venduti di tutti i tempi).

Dopo il successo planetario, Eco pubblicò altri romanzi memorabili, da Il pendolo di Foucault (1988) a L'isola del giorno prima (1994), da Baudolino, dedicato alla sua Alessandria (2000), ai più recenti Il cimitero di Praga (2010) e Numero zero (2015), tutti pubblicati con Bompiani.
Pochi mesi fa, la decisione di abbandonare Bompiani per lanciarsi in una nuova avventura: la fondazione della casa editrice La Nave di Teseo, insieme ad Elisabetta Sgarbi e ad altri scrittori. Proprio per La Nave di Teseo è attesa nelle prossime settimane la pubblicazione dell'ultimo libro di Eco, Pape Satàn Aleppe, raccolta di interventi pubblicati sull'Espresso negli ultimi 15 anni su cui pare abbia lavorato fino all'ultimo.

Con Umberto Eco se ne va un pezzo importantissimo della nostra storia culturale. L'eredità che lascia alle nuove generazioni è enorme. Noi lo salutiamo con una sua frase che riassume tutto il suo pensiero: «Chi non legge a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro». Ciao Professore.

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