Magazine Martedì 4 marzo 2003

Quando Stalin pensava alle rose

Nel 1895 scriveva
S’è dischiuso il bocciolo alla rosa,
Si protende a lambire la viola,
E lo zefiro è dondolo lieve
Al capino or or desto del giglio

A quindici anni Iosif Vissarionovic Dzugasvili componeva versi bucolici pieni di enfasi e sbrodolanti armonia con la natura. A quarantacinque anni si impegnava in un’aspra lotta con Trotzkij, Kamenev e Zinovev per la successione a Lenin a capo dell’Unione Sovietica.
Nel 1895 firmava le sue liriche Soselo, che potremmo lecitamente tradurre Peppino. Nel 1928 saliva al potere come Stalin, l’uomo d’acciaio. Un uomo che ha segnato in profondità la storia del mondo, avviando un processo di stalinizzazione che è diventato sinonimo di brutalità e nefandezze, di campi di concentramento e lavori forzati in Siberia.

Eppure, leggendo i versi del giovane Peppino, nessuno avrebbe immaginato quello che sarebbe successo. Di sicuro, nessuno avrebbe pronosticato un posto nella storia per lui. Non ci voleva un genio per indovinare che non ci sarebbe stato futuro in campo letterario per l’autore delle sei poesie che oggi vengono raccolte da Gianroberto Scarcia nel volume Soselo Stalin poeta (Campanotto Editore). Sicuramente Stalin ha mostrato un certo acume nell’abbandonare la strada delle lettere. L’analisi si presta a molteplici sviluppi: meglio un pessimo poeta piuttosto che un dittatore? Oppure, nel nome della buona scrittura, meglio un politico scellerato piuttosto che un imbrattacarte da quattro soldi? È lecito ascrivere ai crimini di Stalin anche quello di aver obbligato generazioni di scolari a studiare una di queste liriche inserita (dal 1916 al 1957) nel sillabario?

Qualche risposta la potrà forse fornire Edoardo Guglielmino, che mercoledì 5 marzo, in occasione del cinquantenario della morte di Stalin, presenterà il libro che raccoglie le poesie del dittatore georgiano. L’appuntamento è al Rizzoli Store del Porto Antico alle ore 17.30. Guglielmino svolgerà anche qualche considerazione sul tema Potere e cultura, arte e libertà, mentre Luca Valerio declamerà le poesie di Soselo.
di Donald Datti

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