Concerti Magazine Martedì 4 marzo 2003

Dal Politeama verso il nuovo millennio

Magazine - Francamente non avrei immaginato un Politeama Genovese accogliere in maniera così combattiva ed entusiasta Samuele Bersani in occasione del suo concerto di domenica 2 marzo. Un pubblico in gran parte giovanile, ma anche con significative presenze di parecchi gruppi familiari.
E forse non se lo aspettava neanche lui. “Ora c’è Genova, la città dei cantautori -mi dicevano- ma forse sono pagati per mettermi tensione”. E chissà, una certa dose d’insicurezza (lui dice di no) ce l’ha, se legge tutti i testi delle sue canzoni con l’aiuto di un leggio.
A dir la verità mi ha fatto molto piacere trovarmi di fronte ad un artista ormai pienamente realizzato.
Interessante e curioso allora rileggere i commenti di illustri critici musicali (non più di una riga a testa), vecchi di dodici anni, quando esordiente, reduce dal tour di Dalla in cui cantava Il mostro e senza aver inciso ancora nulla, si esibì al “Tenco 1991”.

Luzzatto Fegiz (sul Corriere) attribuiva al gusto capriccioso di Rambaldi l’inserimento tra le proposte del ’91 la “recente scoperta di Dalla, originale nel costrutto poetico–musicale, ma acerbo nello stile”.
Molto più attenti e profetici Romana, amico e biografo (in vita!) di De André (sul Giornale): “il solo Bersani ha portato qualche brivido, se non di autentica novità, almeno di freschezza”, Castaldo (su Repubblica): “talento da tener d’occhio” e, soprattutto, Venegoni (sulla Stampa): “ha catturato con uno stile musicale avvitato, molto personale, e tematiche non banali”.
Nel 2000 sarebbe ritornato al Premio, felicissimo vincitore della Targa Tenco per l’album dell’anno, Oroscopo speciale.
L’avevo visto in tutte e due le occasioni e mi aveva prima incuriosito e poi interessato.

Domenica sera le premesse positive hanno lasciato definitivamente spazio ad una realtà solida, una certezza nell’ambito del cantautorato italiano, per molti, a volte troppi, versi autoreferenziale e chiuso come in un fortino assediato.
L’artista riminese, superati i trent’anni, dimostra una maturità e una professionalità di primo piano, ma sempre ben giunti a una vena creativa originale.
Soprattutto si è gettato alle spalle il periodo in cui apriva i concerti dei Take That, faceva ospitate in playback a “Carramba”, “Non è la Rai”, “Buon Pomeriggio”, tanto da saperci ironizzare apertamente ora, all’interno del suo spettacolo.
Sì, perché non si tratta di un concerto e basta, ma di una serata (quasi tre ore complessive!) in cui Samuele cerca continuamente il dialogo con un pubblico, il suo, che non aspettava altro, e lo ripaga con grande affetto e altrettanti battimani e ovazioni verbali. C’è spazio anche per una breve esibizione di Pacifico, da lui scoperto al “Recanati” di tre anni fa.
È anche proiettato un “trash video”, con registrazioni tv in cui appariva con look orrendi.

La sua musica, eseguita da una band che la conosce a menadito (capitanata dal chitarrista ed alter ego Roberto Guarino), crea un tappeto sonoro su cui Bersani “disegna” le sue storie, i suoi personaggi, molto di personale, tanto di vissuto. Ma scritto, come ama ripetere, il più delle volte, in solitudine, magari in cucina.
E i flash poetici, a volte stravaganti, a volte pieni di sentimento, talora melanconici, si accoppiano egregiamente alla melodia e, su tutto, una voce assai personale, che dona la necessaria credibilità.
Immagini, sogni, osservazioni sono rintracciate nei tanti pezzi di successo cantati a squarciagola dagli spettatori (cui solo prima dell’ultimo bis, per evitare condizionamenti, viene svelato che l’intero concerto è stato registrato)-dal Mostro degli esordi a Spaccacuore, da Freak a Coccodrilli, dall’Oroscopo Speciale, fino a Cosa vuoi da me, cover dei Waterboys, a Chicco e Spillo, in una versione irriconoscibile e a una Giudizi Universali, degna di entrare a pieno titolo nel novero delle grandi canzoni d’autore italiane.
“So chi sono io anche se non ho letto Freud” assicura, e definisce la “felicità/improvvisa vertigine/illusione ottica”, ma ironizza: “in America i coccodrilli vengon fuori dalla doccia e le informazioni meteo sono prese pari pari dalla Bibbia”. E dal quasi tormentone sul “progetto di esportare (in India) la piadina romagnola”, passa al sarcasmo, forse con una punta d’amaro: “sul ponte fra Messina e Reggio gli operai a gettoni/sono progettati dalla Sony/alla mafia han dato in cambio un tamagotchi e il monopolio del settore videogiochi”.
E la sua prima canzone ripresentata in una nuova versione “basta passare la voce che il mostro è cattivo/poi aspettare un minuto/e un esercito arriva bombe e fucili ci siamo, l’attacco è totale” è quanto mai attuale.
Allora la canzone d’autore, anche in Italia può traguardare con fiducia il nuovo millennio, con l’aiuto anche di Samuele Bersani.

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