Magazine Lunedì 15 febbraio 2016

Roberto Centazzo e la Squadra Minestrina in brodo

Anziano
© Shutterstock

Squadra speciale minestrina in brodo di Roberto Centazzo (Tea, 2016, 256 pagine, 14 Euro)

Magazine - Con la fascetta di Maurizio De Giovanni che recita a ragione: «Ma chi l’ha detto che con la pensione finisca la voglia di cambiare il mondo? E chi l’ha detto che con la pensione non si rida più?» è una piacevolissima, preannunciata e lieta sorpresa questo nuovo libro di Roberto Centazzo, che mischia abilmente le carte, adotta nuovi efficaci protagonisti ma cita signorilmente i suoi seriali personaggi cult, affidando loro il ruolo cammeo di comparse.

Appellativo segreto della nuova indovinata equipe centazziana: Squadra speciale Minestrina in brodo, nomi particolari in codice dei tre protagonisti e membri della squadra Maalox, Kukident e Semolino, che poi sarebbero tre poliziotti, o meglio tre baldi ex poliziotti appena arrivati alla pensione.

Principali caratteristiche della trama: sottile e godibilissima commedia gialla all’italiana, dove il crimine lascia spesso il posto allo scherzo, all’intelligenza dell’ironia e al grottesco e i reati commessi dai più deboli talvolta vengono ammorbiditi dall’occhio bonario dei protagonisti.

Qualche accenno per invogliarvi a leggere:

Ferruccio Pammattone, udinese, capelli rossi, una stanga di due metri ex sostituto commissario e vice dirigente alla Squadra mobile, Eugenio Mignogna, baffetti e pancetta, molisano ex sovrintendente alla Scientifica, Luc (e non Luca per una dimenticanza dell’impiegato all’anagrafe) Santoro, magro e scattante, genovese, ex assistente capo all’Immigrazione, amici per la pelle da sempre, sono entrati insieme in polizia nel lontano 1975 e hanno appena festeggiato il congedo per raggiunti limiti d’età.

Ma arrivati finalmente all’agognata pensione si annoiano. Da morire. Per forza, era prevedibile, perché tanto per cominciare nessuno di loro ha una vera famiglia. Pammattone non se l’è mai fatta, passando la sua vita, accampato negli alloggi della caserma, Mignogna è vedovo con una figlia grande sposata e Santoro, ex sindacalista che convive con i genitori quasi decrepiti, non ha mai messo una lira da parte per foraggiare e mantenersi l’affetto di tre figlie avute una dopo l’altra con tre donne. E allora… Bisognerebbe fare qualcosa…

E allora, mentre vagano tra bar e passeggiata a mare, salta fuori un morto, un ragazzo un vu’ cumprà senegalese di ventiquattro anni brutalmente ucciso e stuprato. Ma pochi mesi prima proprio questo ragazzo, Mamadou, aveva confidato alcuni pericolosi segreti al sostituto commissario Ferruccio Pammattone che li aveva segnalati al giudice Toccalossi.

Quei segreti sono ancora schedati nell’ufficio del suo successore e suo allievo…Et voila: abbasso la noia, ma soprattutto la coscienza e la voglia di scoprire gli assassini e smantellare il malaffare, che opprime gli emarginati, spingono i novelli pensionati a tornare in azione.

Ferruccio Pammattone, adottando il nome in codice Semolino (perché deve stare a dieta e se mangia male il suo fegato si ribella e lo riempie di macchie rosse), Eugenio Mignogna, quello di Kukident (perché arrivato alla pensione si è regalato una splendida dentiera) e Luc Santoro quello di Maalox (per le tante pillole che ingoia contro il mal di stomaco), si inventano la Squadra speciale Minestrina in brodo.

Attenti a loro perché con l’avvallo e la tacita copertura dietro le quinte dell’intera questura riusciranno a pescare fino in fondo nel torbido e far venire a galla le magagne di certi giri criminali della zona ben ammanigliati con certe mafie.

Protagonisti e comprimari ben tratteggiati, intreccio accattivante e certe storie che sento in sospeso mi fanno dire volentieri: appuntamento alla prossima puntata.

di Patrizia Debicke van der Noot

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