Magazine Mercoledì 27 gennaio 2016

Alessandro Defilippi: «Genova? È il borgo marinaro di Torino»

Panorama di Genova
© shutterstock

Venerdì 29 gennaio, alle 18, Laura Guglielmi presenta l’ultimo romanzo di Alessandro Defilippi, Viene la morte che non rispetta (Einaudi), presso la libreria L’amico Ritrovato a Genova, in via Luccoli 98r.

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Magazine - Quando mi hanno chiesto di presentare il nuovo romanzo di Alessandro Defilippi, mi sono domandata: perché uno scrittore torinese sceglie come set per i suoi gialli proprio Genova?

Oltre a Bruno Morchio, un infinito numero di giallisti fa muovere i personaggi tra i caruggi e i quartieri cittadini di questa città di mare, che pare chiusa in se stessa, invece è più che mai aperta al mondo, ma non lo vuol dar a vedere. È curioso che Genova sia stata scelta da così tanti scrittori di noir: negli ultimi vent’anni, i morti ammazzati nei romanzi sono di gran lunga superiori a quelli assassinati davvero. Ed è un po’ con questo punto di domanda stampato nella testa che ho cominciato a leggere Viene la morte che non rispetta (Einaudi), del torinese Alessandro Defilippi. Tra l’altro fa qualche svarione: scrive che a Boccadasse c’è la sabbia, invece che i mitici sassolini, oppure racconta della strada che oltre Righi porta ai Castelli, invece che ai Forti.

Quindi, mentre leggevo, la mia curiosità cresceva sempre di più, fino a quando non ho letto questo brano, ambientato negli anni Cinquanta. Il protagonista è Anglesio, un colonnello dei carabinieri, ex partigiano, una persona sensibile che non riesce a chiudere i conti con il suo passato, un uomo a cui non piacciono le pistole, e spesso finisce nei guai per non portarsela dietro. Un detective come ce ne vorrebbero.

Ecco il brano:

Genova quella domenica era color ocra. Il sole si conficcava tra i palazzi di via Balbi, intagliando ombre in piazza dei Truogoli. Lungo Salita di Santa Brigida, due donne a braccetto, camicette chiare e larghi colletti, gonne ondeggianti a scoprire i polpacci. Ancora niente calze e un sentore di mughetto e di sudore fresco. Quando Anglesio cedette loro il passo, chinarono la testa l’una verso l’altra con un sussurro e ripresero a salire.

Mentre Anglesio raggiungeva la piazza, i campanili battevano le dodici. Dalle finestre aperte echeggiavano richiami e acciottolii di stoviglie; odore di aglio, di basilico.

Di fritto. Una radio: la voce di Frank Sinatra. Somewhere Over the Rainbow.

Si tolse il panama e si asciugò la fronte. Aveva ricominciato a fare caldo, nonostante si fosse ormai ben oltre la metà di ottobre. Prima di riprendere la discesa, il colonnello inumidí il fazzoletto nel lavatoio sotto la tettoia di ferro e se lo passò sul collo e sui capelli.

Via Prè era piena di colori e di volti. Odore di muffa e di sale, di juta, di catrame, di urina. Facchini e marinai, ferramenta e fruttivendoli, cinesi e cordai, donne dai vestiti troppo colorati, ferme davanti a una porta, a contrattare una marchetta con uomini dal viso di volpe. Al passaggio del colonnello, qualcuno accennava un saluto, altri si scostavano, sgusciando oltre l’angolo dei caruggi.

Fiutando il profumo che proveniva da una bottega, Anglesio si fermò all’incrocio con via delle Fontane; sporse il capo nell’interno foderato di piastrelle bianche. Dentro il forno, braci e teglie di farinata.

E leggendo il brano ho avuto un'intuizione. Genova è una città che si ama o si odia. Defilippi se n’è innamorato e non riesce a togliersela dalla testa. Così come del suo cibo, dal ciupin – la tipica zuppa di pesce – alla farinata, dalla buridda di stoccafisso alle acciughe fritte, con tanto di ricette accurate, che ti fanno venire l’acquolina in bocca. Percorre con la sua narrazione da Quinto a Sciarborasca, sopra Cogoleto, da corso Sardegna a vico Palla, dalla Benedicta, luogo struggente ma protagonista di un tragico eccidio di partigiani, ai laghetti del Gorzente. Poi, i casini di vico della Lepre, ancora aperti negli anni Cinquanta, con la Zia Rina che protegge le sue ragazze, circondandole di affetto.

E poi gli odori, dalle viole all’urina, dal sudore al sangue. Genova profuma e puzza, ha delle puzze che sembrano profumi e dei profumi che sembrano delle puzze. Una città speziata, dal gusto forte; non puoi dimenticarla, se ci sei passato. Uno scrittore non può evadere dal suo immaginario, dunque Defilippi non può fare a meno di scegliere Genova come teatro delle sue storie.

Inoltre, è una città noir: sono tanti gli angoli bui, ritagliati tra i palazzi affastellati l'uno sopra l'altro: non servono solo per nascondersi, ma anche per guardare le cose senza il sole abbagliante che confonde i pensieri. Genova ha un carattere ombroso, se ne avverti il fascino non solo cominci a sopportarlo, ma non ne puoi più fare a meno.

«Mi è stato domandato perché un torinese abbia, a un certo punto, iniziato a scrivere libri ambientati a Genova – racconta Defilippi - La risposta è semplice e complessa a un tempo. In primo luogo, la famiglia di mia madre era ligure, di Magliolo, sulle colline di Pietra; e della Liguria, in casa, ho respirato la cucina, le storie, i miti familiari e il dialetto, con cui mia nonna e mia madre imbastardivano talora il loro torinesissimo torinese. La seconda parte della risposta è quella complessa. Per me Genova e Torino sono le due parti di una città altrimenti monca. Torino, l’entroterra di Genova; Genova, il borgo marinaro di Torino. Una città senza mare o senza fiumi è povera: la mia città immaginaria e reale ha un grande fiume che l’attraversa e il mare che la lambisce. C’è un terzo aspetto: le due città sono entrambe marche di confine; una in bilico tra Italia e Francia, l’altra aperta sull’altrove. Città bastarde, città meticce».

Una dichiarazione d’amore, insomma; una Torino proiettata sul mare, che è una porta verso infiniti mondi, come scriveva Calvino. Torino come entroterra di Genova, e Genova il borgo marinaro di Torino. Allora perdoniamo a Defilippi le sviste. Venite venerdì alla presentazione se volete capire perché Genova si fa amare così tanto, non dandolo mai a vedere. Ma non ditelo troppo in giro, non le piace lo sciâto.

Genova è una città che ti colpisce al cuore. Come una fucilata.

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