Magazine Domenica 10 gennaio 2016

Ya, l'avventura fantasy di Roberto Recchioni

La copertina di Ya

Magazine - Ricordati questo, ragazzo, le storie non sono mai stupide.
Le storie sono tutto quello che abbiamo. Senza di loro… non siamo nulla.

Nella scorsa edizione di Lucca Comics era più facile trovare un Tardis perfettamente funzionante che uno stand nella quale non ci fosse la presenza di Roberto Recchioni.

Nel corso degli anni è stato facile conoscere e apprezzare la sua capacità di raccontare storie attraverso i fumetti; da Dylan Dog a John Doe passando per Orfani, alla sua terza stagione, fumetto che davvero sta sancendo il passaggio ad un nuovo momento per il fumetto popolare italiano. Mille progetti e tutti con l’obiettivo ben chiaro. Raccontare storie.

Roberto è innamorato delle storie che legge e che racconta. Conosce e canta l’epica direbbe una conoscenza comune. Naturale quindi la curiosità per il suo primo romanzo.

YA – La Battaglia di Campocarne (Mondadori, 228 pagine, 18 Euro), incuriosisce, coinvolge e convince fin dalla copertina, realizzata da Gipi. Un libro non lo si giudica dalla copertina, ma se uno dei migliori autori italiani realizza la copertina per un romanzo d’esordio, quel romanzo merita almeno un’occhiata. Poche pagine e si comprende che Gipi dispensa ottimi consigli.

Ritmo serrato, grazie a capitoli brevi e soprattutto una storia, un’Avventura, raccontata su diversi piani temporali che si rincorrono senza mai abbandonare il lettore. L’attenzione del lettore è tenuta sempre alta e la curiosità cresce pagina dopo pagina.

L’esperienza di Recchioni con i fumetti è riversata nella cadenza, nei tempi del racconto, nel saper parlare al lettore come ai disegnatori dei suoi albi – nulla di tecnico, ovvio, ma chiaro abbastanza da trasmettere immagini vivaci – e soprattutto è messa al completo servizio di dialoghi ben realizzati; YA è un romanzo parlato, raccontato come se fosse un menestrello a farlo.

Il protagonista è Stecco, un ragazzo che ricorda il Semola della Spada nella Roccia. Come molti ragazzi, in qualunque tempo e luogo, vive di mitologia, di quella che trasforma un calciatore in un essere quasi divino – per alcuni ragazzi Lionel Messi può anche volare –, e con la quale Stecco veste il Granduomo: un avventuriero, un eroe che viaggia per i villaggi con la sua corte raccontando avventure e arruolando nuove reclute.

Un eroe, un viaggio, un amore. Donne, cavalieri, armi ed audaci imprese. In questo romanzo, primo capitolo di una saga in tre atti, conosciamo i protagonisti ed impariamo ad amarli.

Impossibile non innamorarsi soprattutto di Marta la montanara. Raramente si incontra un personaggio femminile tanto spesso, carismatico e divertente. Una tipa tosta, coraggiosa, divertente, innamorata a suo modo e protagonista prima che comprimaria. Resta al fianco di Stecco senza sparire e senza coprirlo. Basta poco per considerarli una squadra, fondamentali l’uno all’altra. Complici. Amici. Amanti.

Recchioni si è divertito a costruire un romanzo vivace come una partita di un gioco di ruolo nella quale lui è il master capace di portare i giocatori a fare scelte, ad affrontare trabocchetti spinti da un bisogno quasi fisico di Avventura. E se l’avventura la chiami, risponde, e spesso la risposta è qualcosa di spaventoso, straordinario, folle.

Ogni racconto è reso epico dal racconto stesso. L’epica è nel modo prima che nel contenuto. La Guerra di Troia, ad esempio, senza un cantore cieco sarebbe solo un polpettone hollywoodiano.

Il romanzo è il Tardis di cui Lucca era colma e Roberto è il Dottore; capace di divertirsi ed è folle abbastanza da buttarsi in imprese enormi con amici, collaboratori da Serie A, come tornare a sorprendere con Dylan Dog, costruire una saga a fumetti o progettare un film, Monolith, è anche fumetto. Scrivere una trilogia fantasy, e aver ragione.

L’inizio del romanzo lo si affronta con la supponenza del lettore che mette sotto esame l’autore contando di trovarlo debole, impacciato, fuori luogo. Ma la supponenza porta al Lato Oscuro e tolto il velo di diffidenza si finisce al centro di un avventura, come una di quelle vissute da ragazzi. Tra il David Bowie di Labyrinth e l’Avventura Fantastica con Peter Falk nei panni del menestrello partendo dalle Fosse di Serravalle.

Pagina dopo pagina, mentre si passa la notte per scorrere un capitolo via l’altro ci si scopre convinti a seguire Stecco per vivere l’avventura anche solo per gridare, anche solo una volta sola, un folle, intenso e divertito: YA.

di Francesco Cascione

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