Concerti Magazine Martedì 25 febbraio 2003

Una passione chiamata prog

Magazine - «Negli anni '80, mentre gli altri ragazzi della mia età ascoltavano Duran Duran e Spandau Ballet io ascoltavo il Banco, gli Yes, la PFM e i King Crimson». Come dire: new romantic contro progressive. A parlare è Riccardo Storti, 35 anni, uno dei coordinatori del , nonché autore del volume Progressive in Italia. «A quei tempi noi che ascoltavamo la stessa musica ci sentivamo un po' carbonari. Con gli altri non si comunicava proprio».

Ma come mai un ragazzino, nato nel 1968, si appassiona di un genere musicale così complesso? «La mia passione per la musica progressiva è nata quando ero in quarta elementare: mio cugino mi ha prestato un disco degli Emerson, Lake e Palmer, Tarcus, e ne sono rimasto molto colpito». Siamo sul finire degli anni '70, quando l'ondata progressiva si sta ritirando: «Diciamo che ho visto morire il progressive. Devo poi precisare che la stessa definizione di musica progressiva è postuma: a quei tempi si parlava di pop barocco o sinfonico».

Sentire parlare Riccardo è un po' come ascoltare una suite: un fluire continuo e armonico di nomi, personaggi, musica. Si sente la passione viva dentro le parole. Una passione che lo ha portato a creare il Centro Studi di via Morego. «L'idea del Centro è nata quando ho conosciuto Massimo Romagnoli, dell'Associazione Nonsolomorego, che ci ospita nei suoi locali. Partendo dalla musica classica abbiamo scoperto di avere una passione comune per i King Crimson, e non solo. Abbiamo pensato di creare un centro di raccolta della documentazione sul progressive italiano. Non vogliamo creare un movimento, ma fornire una ricostruzione storica».

Un lavoro complesso, iniziato a settembre 2002, che sta cominciando a dare i suoi frutti. «Abbiamo ricevuto donazioni importanti, soprattutto da Lino Vairetti degli Osanna e da Luigi Russo, che ci ha inviato un cd con stralci del Be-in del 1973 a Napoli: c'erano Battiato, Bambi Fossati e tanti altri. Inoltre abbiamo istituito il Fondo Campo di Marte con il materiale fattoci pervenire da Enrico Rosa, chitarrista del gruppo prog fiorentino: ci ha consegnato le fotocopie degli spartiti del primo disco». Certo, non è sempre facile la vita dello studioso: «Molti dei gruppi storici si sono sciolti, i musicisti non suonano più, tanti non ne vogliono neanche sapere di ricordare i vecchi tempi».

Ma i tempi del progressive sono necessariamente "vecchi"?. No, assicura Riccardo. «Agli incontri che organizziamo partecipano tanti giovani, ragazzi sui vent'anni che dopo aver ascoltato tutto l'heavy metal che c'era da ascoltare vengono da me e mi chiedono i dischi dei Vandergraf Generation. Ma anche dal punto di vista della musica suonata la scena è in continua evoluzione. Ci sono molti gruppi, che però vanno seguiti senza il pregiudizio del progressive: è meglio parlare di musica che vive di una continua contaminazione. Certo, non è musica facile, richiede un impegno anche intellettuale dall'ascoltatore».

Per avvicinare un sempre maggior numero di ascoltatori al prog che fu, è e sarà, il Centro Studi promuove iniziative di ogni genere: dalla proiezione di video rari a concerti. «La rassegna Vedere la musica, ideata da Pierpaolo Tondo e Marco Rinzivilli dei Great Complotto, sta avendo un buon successo. Il ciclo di proiezioni chiuderà a maggio, con i video di Frank Zappa, PFM e Demetrio Stratos». Ma i progetti sono tanti: «Pensiamo a una "edicola prog": vogliamo mettere a disposizione di chi viene a trovarci le riviste e fanzine più importanti, da Trespass a Dusk a Wonderous Stories. Poi vogliamo andare anche in Rete, mettendo il nostro archivio sul Web. E infine ci sono i concerti: cerchiamo uno spazio e degli sponsor per Impressioni di settembre 2. Siamo a febbraio, ma ci stiamo già pensando».

Il Centro Studi per il Progressive Italiano è in via Morego 48 (tel/fax 010.710670). Visita anche il nuovissimo

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