Magazine Mercoledì 9 dicembre 2015

Non amo i regali di Natale. Meglio una cena a Km0!

LO SPUNTO DI LAURA GUGLIELMI
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Magazine - Sì, non mi piace fare i regali di Natale. Addentrarmi nella ressa all'estenuante ricerca di oggetti che più possano piacere a amici e parenti. Sudare nei negozi, nei centri commerciali o nei mercatini. Tanto in questo periodo il rapporto qualità prezzo è il peggiore dell'anno.

Non mi piace fare i pacchetti, imbalsamare la merce, creando sempre più rifiuti, che non verranno mai smaltiti adeguatamente. Lo so, il Natale è utile per il Pil, serve a dare un po' di respiro a tanti commercianti, che sono alla canna del gas. Eppure se la gente non si concentrasse a comprare così tanto in così poco tempo, risparmiando tutto l'anno, quei soldi li spenderebbe lo stesso, con più calma e in un periodo di tempo più lungo.

Qualche Natale fa, ho ricevuto per Natale dieci sciarpe, molto belle, ringrazio ancora tanto gli amici. Però non fossero stati obbligati dalla ricorrenza a comprare qualcosa velocemente per me e per tante altre persone forse avrebbero pensato un po' di più al regalo. Sì, perché esausti, dopo aver spiato dentro le vetrine e aver percorso chilometri schiacciati in mezzo ad una folla inquieta, si acquistano le cose più ovvie.

Questa abbuffata di merci varie è così in contrasto con l'immagine che fin da bambini ci accompagna a tutti noi Occidentali. Il bambin Gesù che viene al mondo tra un bue e un asinello in una fredda stalla o in una grotta, con una mamma e un papà poverissimi, per di più in fuga. Un messaggio universale: la semplicità senza nessun orpello sta alla base della nascita di una delle più importanti religioni del pianeta, quella cristiana, che poi si è scissa nei secoli in tanti rivoli. Quella che ha dato origine al Natale.

Vorrei riflettere su questo. Odio il superfluo, non amo riempire la casa di oggetti. Così le idee e i pensieri hanno più spazio per girare tra le stanze, senza sbattere contro spigoli e rientranze. Non dico che mi basterebbe la grotta di Gesù, ma che la vedo – come immagine leggendaria – come un simbolo del contatto che tutti noi dovremmo ritornare ad avere con la semplicità delle piccole cose e dei piccoli gesti. Per non accumulare più spazzatura, per non sentirci poveri quando invece abbiamo quello che basta, per non desiderare cose che non abbiamo i soldi per comperare.

Eppure sono stata bambina anche io, e ben mi ricordo la gioia di spacchettare i regali la mattina del 25 dicembre, appena sveglia. Oppure la speranza con cui scrivevo la lettera a Babbo Natale. Purtroppo è durato poco per me lo stupore per la magia di quell'uomo con la barba bianca, che partiva con la slitta pieno di regali, da un imprecisato Paese dei balocchi pieno zeppo di neve.

«Nonna, ma questa storia di Babbo Natale è vera? Come fa ad entrare in casa e a lasciare i regali se chiudiamo sempre bene la porta con il chiavistello? Non mi sembra possibile che passi attraverso le pareti», avevo 6 anni e il cervello lavorava un po' troppo, per essere una bambina completamente felice.

Nonna Lina, quanto la amavo, si guarda intorno spaurita, non sa cosa rispondermi, non vuole prendersi la responsabilità di infrangere un sogno e rendere la sua nipotina più adulta di quello che serve. Ma è veloce: «Sai che anche io me lo sono chiesta tante volte, quando torna papà glielo chiediamo a lui, così vediamo cosa ci risponde!». Ha preso tempo, papà quando è tornato non mi ha dato nessuna risposta, tanto meno mamma. Allora ho capito da sola che Babbo Natale non esisteva e che quei regali sotto l'albero ce li metteva qualcun altro, che andava a comprarli tirando fuori il portafoglio. Tutto troppo banale.

Quando giro per lavoro o per vacanza, compro spesso prodotti a chilometro 0, che accumulo in dispensa. È una grande gioia per me condividerli con gli amici, i pomodori secchi o le olive snocciolate, il pane carasau, piuttosto che l'aringa norvegese, i tortelloni di castagne o i testaroli al pesto. E via dicendo. Questi sono i regali che preferisco fare a Natale. Prodotti a chilometro 0 dunque, che hanno una scadenza lontana nel tempo, e che accumulo durante l'anno, nella mia inesauribile dispensa. È lì che concentro tutta la voglia di shopping, ogni volta che mi imbatto in un negozietto sperduto di un borgo remoto faccio man bassa.

Come mi piace allestire con questi prodotti la tavola, quando invito gli amici a cena. Una vera gioia. Così mi piace fare anche per le feste di Natale, condividendo veramente qualcosa con gli altri, tutti insieme attorno alla tavola, gustando prodotti che una volta consumati non occupano più posto in casa. È proprio partendo dalla rivalutazione del nostro territorio, anche montano, e dei suoi prodotti, che può ripartire – anche da un punto di vista turistico - la nostra economia. Altro che Fiat, Suv o smartphone.

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