Magazine Sabato 15 febbraio 2003

Il regalo di Nanda

Sembra strano pensare che in centoventisei pagine possa esserci racchiusa una vita. Una vita lunga e intensa poi come quella di Fernanda Pivano (nella foto). Eppure può capitare. E può capitare anche che si provino un po’ di emozioni, durante la lettura, scusate la ripetizione e il gioco di parole, di Un po’ di emozioni.

Il libro non è la classica autobiografia, ma il racconto di un viaggio in America nel 2001 sulle tombe di Hemingway, Kerouac e Ginsberg per realizzare un documentario. Così Fernanda, o come dicevan tutti Nanda, inizia un percorso fatto di ricordi lontani, aneddoti curiosi, personaggi incontrati, luoghi visitati, di tramonti, di poesia, di canzoni e musica. Una sorta di stream of consciousness technique, dove con semplicità i ricordi così diversi e distanti tra loro nello spazio e nel tempo sono tenuti insieme utilizzando il filo non solo della memoria, ma come dice già il titolo, delle emozioni. Non ci sono capitoli, poche date per collocare nel tempo incontri e viaggi, e il lettore è trasportato in un lungo racconto dove le emozioni della guerra si mischiano a quelle di aver potuto lavorare a fianco di Hemingway, quelle dell’ascolto della musica dei gamelan di Bali all’emozione provata ogni volta nel sentire la voce di Fabrizio De André.

Il lettore si perde un po’ in tutto questo come “nei quartieri dove il sole del buon dio non dà i suoi raggi”. E fatica a seguirla, ma capisce quanto questa donna così piccola sia stata importante. Fernanda Pivano ha traghettato in Italia un patrimonio di letteratura americana che forse, senza di lei, sarebbe rimasto sconosciuto ancora per molto tempo. Lei, che andava a New York ogni quindici giorni, ha tradotto le opere di molti romanzieri come Faulkner, Hemingway, Fitzgerald, Anderson, Gertrude Stein. Rilevante è stata anche la sua attività di talent scout editoriale per aver suggerito la pubblicazione delle opere di scrittori contemporanei più significativi d'America, da quelli degli anni venti, a quelli del dissenso negro, come Richard Wright, ai protagonisti della beat generation come Ginsberg, Kerouac, Burroughs, Ferlinghetti, Corso, agli autori dell'ultima generazione come McInerney, Levitt, Ellis. Lei che ha avuto come professore di italiano e latino Cesare Pavese e proprio grazie a lui ha iniziato a conoscere la letteratura americana. Quando un giorno gli disse che si sarebbe laureata in letteratura inglese, Pavese le chiese come mai non in quella americana, e le regalò l’Antologia di Spoon River, di Edgar Lee Master. Fu amore a prima vista. Un amore che continua ancora oggi con la stessa passione e la stessa intensità per lei che lavora diciotto ore al giorno.

Fernanda Pivano è autrice di una quarantina di traduzioni, di antologie, raccolte di saggi, un libro di memorie, una biografia e due romanzi. Un po’ di emozioni è pubblicato dalla Fandango Libri di Domenico Procacci, che è anche il produttore del documentario A Farewell to Beat, dal quale in un certo senso nascono questi appunti di viaggio, nonché produttore dei due film di Luciano Ligabue, grande amico della Pivano. Il libro è anche una specie di confessione, non sempre facile. “Di emozioni ho vissuto tutta la mia troppo lunga vita ma senza mai raccontarle” scrive Fernanda, “consapevole come sono sempre stata della mia insignificanza a confronto dei personaggi che me le hanno suscitate, ma soprattutto consapevole che la maggiore emozione è stata per me il privilegio di averli incontrati”.

Gabriele Di Totto

Un po’ di emozioni
Fernanda Pivano
Fandango Libri
14 euro
di Donald Datti

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