Magazine Mercoledì 18 novembre 2015

«Sono vegetariana! La carne? Ogni boccone è sofferenza»

Allevamento intensivo © Shutterstock

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Magazine - Ad un certo punto ho detto basta. Se soffro mentre mangio carne, chi me lo fa fare? Un senso di repulsione per qualcosa di vivo che ora è morto, per essere nel mio piatto, l’avevo già da bambina. Il bollito mi andava di traverso. Tossivo, tossivo e lo sputavo.

È successo a novembre del 2012, ho smesso di mangiare bovini, ripromettendomi di togliere dalla mia dieta una tipologia di animali all’anno, senza nessuna classificazione scientifica, ma solo personale ed emotiva. Ed è così che a novembre del 2013 ho detto basta ai volatili. Caso fortuito ha voluto, che proprio il primo novembre, abbia fatto una bella gita da Fabbriche a Sambuco, sopra Genova Voltri, e che quella vallata fosse zeppa di aie con galline, galli, tacchini e fagiani che razzolavano in libertà. Un segno del destino mi sono detta e ero felice. Nel 2014 ho deciso di farla finita con i suini. Ecco, un po’ il prosciutto mi manca, ma al solo pensiero di mangiarlo sto male. Arrivata a questo punto non mi era rimasto granché, esclusi i pesci s’intende. Arrivato il primo novembre di quest’anno ho scelto conigli e lepri, che tanto non mangio mai. Un modo bizzarro e divertito di fare una scelta che da sempre volevo fare. Una scelta mia, non ideologica. Non condanno chi mangia carne, non storco il naso neanche quando lo fa il mio compagno. Che però in casa non la cucina più, sguazza tra legumi e verdure anche lui. Al ristorante, quando capita, la ordina. Ma io no, non ce la facevo più. Amo gli animali. E soffrivo a mangiarli.

Avevo 25 anni quando ho conosciuto Paul, vivevo a Londra. Lui era vegano. Una giornata indimenticabile, quando ci siamo alzati la mattina alle cinque per raggiungere la foresta di Sherwood, insieme ai Chumbawamba, una rock band, in quel periodo molto popolare. Armati di spruzzatori, pieni di acqua e aglio, abbiamo ostacolato la caccia alla volpe del principe Carlo. I cani, con quell’odore, perdevano le tracce. Strano tipo di guerriglieri, la polizia e le guardie non ci dissero niente, e Carlo se ne dovette andare. Non era illegale spruzzare acqua tra gli alberi secolari, teatro delle scorribande di Robin Hood.

Così è cominciata la mia prima avventura da vegetariana, per qualche anno non ho mangiato carne, ma non sono diventata vegana. Solo che, tornata in Italia, ogni volta che ero a cena in famiglia o con gli amici partiva il tormentone: ti fa male, hai bisogno di sostenerti, siamo onnivori, non si può fare a meno della carne. Insomma non ne potevo più. Sembrava fossi un Ufo, la gente proprio non capiva, era come se raccontassi che mi drogavo. E ho cominciato a mangiare carne di nuovo, mio malgrado, era impossibile sostenere quelle prediche continue.

Ora ho ripreso la mia vita in mano, da quattro anni, come dicevo. Non mi ha mosso la paura del cancro. Che la carne rossa mangiata in quantità lo possa procurare, era una cosa risaputa da anni. Non c’era bisogno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ma non è per questo che ho smesso, non riesco a mangiare bocconi di sofferenza, tutti sappiamo come vive gran parte delle mucche, non uscendo mai all’aria aperta, non avendo rapporti sessuali, sempre ferme nelle stesso posto. Vivono in campi di concentramento così come le scrofe, le galline, polli, conigli e via dicendo. Sfruttati all'inverosimile.

Sono esseri viventi e credo abbiamo sentimenti, affetti per i loro cuccioli che si vedono portar via per la macellazione, e che amino stare a pascolare all'aperto e scegliere i loro pasti preferiti. Un'altra cosa che mi colpisce – non l'ho letto da nessuna parte, ci sono arrivata da sola – è che tra i bovini ad esempio – si tengono in vita quasi solo le femmine. I maschi servono a ben poco, solo per la fecondazione. E per essere mangiati. Un incubo.

Pochi sanno che per produrre un hamburger, tra nutrimento del bestiame, trasporto, imballaggio e una serie di altre cose necessarie affinché approdi nel piatto ci vogliono ben 2.400 litri d'acqua, quello che consumiamo per fare 25 volte il bagno. L'acqua una risorsa preziosa, che dovremmo usare con estrema parsimonia: 2400 litri per un hamburger. Non vi sempre una follia?

Boden, Svizzera: stiamo camminando poco fuori dal villaggio per raggiungere il bosco, e ci imbattiamo in una piccola stalla con giardino, con una mucca e un vitello all'aperto. Lì nelle terre di Heidi possono pascolare e scorrazzare felici. Sta leccando il suo cucciolo, ora lo allatta, mi siedo incantata a spiare questi gesti intimi. Il giorno dopo scelgo di fare lo stesso sentiero, per andarli a trovare. Trovo mamma mucca che muggisce sconsolata, un urlo strozzato che sale su per il bosco e mi acchiappa dentro per non mollarmi. Mi chiedo: le hanno portato via il piccolo?

Il giorno dopo arriviamo quasi in cima ad una montagna, ci saranno un centinaio di mucche. Ci sediamo in mezzo a loro su una collinetta a mangiare. Due vitelli si avvicinano a noi curiosi. Vogliono vedere cosa stiamo tirando fuori dai nostri zaini. Le mucche cominciano a muggire tutte contemporaneamente minacciose. Cesare ed io ci guardiamo in faccia, lasciamo perdere i vitellini, smettiamo di accarezzarli e ci spostiamo piano piano, loro non smettono. Svoltato il sentiero, quando non ci possono più vedere, ci mettiamo a correre come matti. Siamo spaventati. Arrivati a casa ragioniamo: erano gli ultimi due vitelli rimasti, probabilmente femmine, e le mucche avevano tutte paura portassimo via anche loro due.

Non ho soluzioni in tasca: in India dove le mucche vengono lasciate libere, mangiano nei cassonetti della spazzatura e a volte muoiono strangolate dalla plastica. Ci sono degli studi in proposito, ma non è di quello che ora voglio parlare. Non voglio suggerire e insegnare niente a nessuno. Volevo solo raccontare alcuni brani della mia esperienza. E perché ho fatto una scelta. Credo, inoltre, che quest'attenzione e rispetto per gli animali, almeno in Occidente, faccia parte di una sensibilità che andrà via via acuendosi nel Terzo Millennio, insieme ad una maggiore attenzione nei confronti delle risorse del pianeta.

Perché gli animali devono soffrire così? Almeno non si potrebbe allevarli in modo da fargli vivere brandelli di vita felice, anche se poi li si macella? Secondo le nostre gerarchie di umani, i maiali sono più intelligenti dei cani. Capiscono esattamente qual è il giorno che verranno portati al macello e grugniscono disperati. Va bene continuiamo a mangiar carne, ma scegliamo di non mangiare bocconi di sofferenza. Alla fine della fiera, questo alla lunga non fa bene neanche a noi. La sofferenza benché impalpabile crea altra sofferenza, come l'odio altro odio. Rispettiamo la natura e i suoi ritmi, altrimenti sarà proprio lei madre natura ad estrometterci da questo pianeta. Prima o poi succederà, se non stiamo all'occhio, i segni ci sono già tutti.

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