Dopo gli attentati a Parigi. Nove ore in viaggio attraverso l'Europa - Magazine

Dopo gli attentati a Parigi. Nove ore in viaggio attraverso l'Europa

Attualità Magazine Lunedì 16 novembre 2015

Autostrada
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Patrizia Debicke van der Noot, scrittrice e storica amica di mentelocale.it, vive tra l'Italia e il Lussemburgo (qui la sua testimonianza da Clervaux sugli attentati a Parigi). Ieri, domenica 15 novembre, in una giornata frenetica per via della caccia ai terroristi in fuga e della paura di nuovi attentati, ha affrontato un viaggio di quasi 1000 chilometri dal Lussemburgo a Voghera passando per la Germania: ecco il suo racconto.

Magazine - Le foto delle file alle frontiere francesi parlano da sole. Per evitarle siamo partiti stamattina alle nove dalla città di Clervaux, sotto una pioggia battente siamo scesi a sud fino a Lussemburgo per imboccare l'autostrada di Treviri, Renania Palatinato, e puntare verso est. Il traffico era abbastanza sostenuto, ma niente camion per fortuna, mentre la radio abbaiava in francese drammatiche notizie sul deragliamento del nuovo prototipo del Tgv vicino a Strasburgo, che ha messo la circolazione ferroviaria e stradale della zona per ore nel caos.

Da Treviri, sempre sotto la pioggia e sempre in autostrada, abbiamo traversato la Saarland in direzione Mannheim - Rastatt fino a Frankland, per poi entrare nel Baden Wuttemberg, costeggiando la Foresta Nera a est di Karlsruhe. Là, un vento che portava via, sbatacchiando degli incredibili nuvoloni nero fumo, ha tirato fuori un sole straordinario in un nordico cielo blu.

Il traffico era in sensibile aumento e ci superavano prevalentemente macchine tedesche e svizzere che, data la mancanza di limiti di velocità, parevano missili. Oltre Baden Baden, ci siamo concessi una brevissima sosta tecnica e per cambio pilota: fino a quel momento aveva guidato Rodolfo, mio marito. E via di nuovo. Un suv francese che continuava a superarci e andava a ispezionare tutti i camion fermi ai parcheggi lungo l'autostrada ci ha fatto immaginare che stessero cercando qualcuno. Pennellata gialla? La radio, ora in tedesco, interrompeva di continuo il cd di Paolo Conte per dare altre terribili notizie sul massacro di Parigi, parlare del lutto generale al di là del confine (a pochi chilometri) e dei rallentamenti sulle autostrade francesi.

Superata Friburg, il traffico è aumentato ancora ma alla dogana svizzera nessun problema. Basta avere la vignette. Ho solo alzato un po’ il piede dall’acceleratore. Dopo Basilea ho trovato di nuovo pioggerellina uggiosa e un gran traffico fino a Lucerna (Rodolfo dormiva) poi il traforo scorrevole e dal Canton Ticino, le targhe italiane sono comparse all’improvviso come funghi e in breve hanno dominato poderosamente la scena. A Lugano, sonnolenta e domenicale, vado via liscia e trovo poca coda alla frontiera con l'Italia pur irriggimentata come sempre nei due serpenti paralleli, sotto lo sguardo indagatore dei finanzieri.

Ci siamo. Precedo per un pelo il rientro dei vacanzieri sul lago di Como, affronto la tangenziale già affollata, giro verso l’autostrada di Genova e punto su Casei Gerola che è la nostra uscita per arrivare a Voghera.

Battendomi validamente contro torme di centristi - traduco conduttori lumaca che su una autostrada a tre corsie ignorano sistematicamente quella più a destra la corsia dell'onta e non si schiodano mai da quella di centro - arriviamo a casa finalmente dopo più di nove ore e mezzo. Percorso totale 970 chilometri.

La televisione dice che hanno fatto sgombrare Notre Dame per la minaccia di un nuovo attentato e c’è uno dei delinquenti che dal Belgio hanno organizzato la strage di Parigi ancora in circolazione. Si chiama Abdelslam Salah.