Magazine Mercoledì 11 novembre 2015

Divorzio: «Genitori, niente vendette sui figli!»

Bambini e matrimonio
© Shutterstock

LO SPUNTO DI LAURA GUGLIELMI

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Magazine - «Genitori niente vendette sulla pelle dei figli, siate sempre degni del loro amore»: così si conclude il libro Mamma e Papà non litigate, a cura di Alberto Pezzini e Daniela Rossi (Historica, Euro 12). Dà consigli utili ai genitori separati.

Ecco quello che mi è venuto in mente leggendolo. E questa è più o meno l'introduzione del libro, da me firmata: mi andava di usarla per il mio spunto del mercoledì, perché penso sia importante leggerlo, se vi trovate in questa situazione. O giusto così, per fare due riflessioni sulla famiglia italiana.

Credo che le coppie del nostro Paese al momento del divorzio siano un po’ più astiose di quelle di altri Paesi europei, perché la qualità della vita da noi non è un granché. Già crescere un figlio, se entrambi i genitori lavorano, è un'impresa: sono meno i supporti statali alla maternità e alla paternità. Girando per le vie di Olso o di Stoccolma, si incontrano tantissimi bambini. Anche a Parigi, Berlino o Londra ne nascono molti di più. Eppure le donne lavorano e fanno carriere più importanti, che da noi. Il nostro è un sistema inceppato, ma ormai lo diciamo tutti. Anche il Papa.

Nonostante tutto, però, si deve cercare di vivere al meglio, con la serenità necessaria, una separazione e un divorzio, avendo come scopo primario il benessere psichico dei figli. Mettere in secondo piano i soldi, gli appartamenti, le rivalse, la vendetta contro il coniuge che ci ha ferito.

I traumi che i bambini vivono rimangono incisi nella loro mente per sempre. Quindi bisogna evitare loro ogni scossone inutile, ogni lite furibonda, ogni offesa all'ex partner.

La cosa peggiore che può fare una madre è cercare in tutti i modi di boicottare il rapporto tra il padre e i figli. Non farli incontrare, parlare male del papà, credere di essere la sola in grado di crescere il bambino. Tante donne, soprattutto nel Bel Paese, quando nasce un figlio o una figlia, tendono a mettere il marito da parte e a instaurare un rapporto esclusivo con il neonato. E in caso di divorzio si sentono le uniche che sanno cosa devono fare. Da quando c'è la legge sul divorzio, alcune ne hanno approfittato, tanto da ridurre gli ex-mariti sul lastrico. Molti non hanno neanche i soldi per pagarsi un affitto e magari dormono in auto. Anche per questo, negli ultimi tempi, si sono costituite tante associazioni di padri separati.

E i padri? Ce n’è anche per loro. Pezzini riferisce di un signore benestante, che dopo il divorzio è diventato nullatenente, intestando la sua Ducati alla mamma novantenne. Per quanto sia bella l'immagine della vecchina che sfreccia sul bolide verso una vita migliore, ci si può coprire di ridicolo per non versare il giusto alla ex moglie e ai figli? Purtroppo non è un caso unico, anzi. C’è anche chi si licenzia e si fa pagare in nero dal datore di lavoro. E così via.

Ci sono leggi come quella sul divorzio, per cui tante donne e tanti uomini hanno lottato nel Novecento, per tutelare anche e soprattutto le madri. Ma non si deve approfittarne. Le leggi vanno usate, ben consci che sono delle conquiste di cui tutti dovrebbero giovare. Mi ricorderò, per tutta la vita, la mia prima supplenza in un Liceo Classico. Per Natale, la titolare della cattedra – consigliata dai sindacati – è rientrata al lavoro, per tornare in maternità alla fine delle vacanze, il 7 gennaio. Così poteva usufruire di 15 giorni in più, alla fine del periodo di congedo. Non solo non ho percepito lo stipendio per quel periodo ma, ancor peggio, la scuola per nominare un nuovo supplente ha dovuto ricominciare dall’inizio della graduatoria, interrompendo la continuità didattica. Questo si chiama usare la legge per fini privati, senza nessun rispetto per studenti e supplente. La legge sul divorzio è preziosa così come il congedo di maternità, conquiste importantissime che vanno usate, come tesori e non per il tornaconto personale.

Un altro errore, che dimostra quanto siamo culturalmente indietro, è affidare i figli soprattutto alle madri, mentre è statisticamente dimostrato come sia più felice un bambino che vive metà tempo con la mamma e metà con il papà.

Ma ci sono anche esempi virtuosi, di madri e padri che divorziano con armonia. Una storia è finita, ma la vita è ancora lì, non bisogna buttarla via. I cuccioli prima di tutto. Cerchiamo di imitarle queste persone, che sanno quel che fanno. E che lo fanno per il benessere di tutti. Conosco diverse famiglie allargate, dove i bambini crescono felici, con i genitori naturali e quelli acquisiti, che si incontrano spesso, hanno interessi comuni, mettono il loro narcisismo ed egoismo da parte, perché i figli crescano sani e felici.

Proprio qualche sera fa ho conosciuto, a cena, un'avvocata. Mi ha raccontato che la ex del suo attuale marito ha voluto fosse lei stessa a portare avanti le procedure per il divorzio. In parole spicciole, ha scelto, come avvocato, la donna con cui suo marito conviveva. Ma cosa c'è di meglio, divorziare, non avendo rancore? Ma perché tutte queste inutili furibonde liti? Se ci sono dei bambini di mezzo è ancora peggio, soffrono, soffrono e poi soffrono.

Daniela Rossi e Alberto Pezzini hanno una cosa molto importante in comune, entrambi hanno scritto molto sui loro figli. Daniela un romanzo biografico, da cui la Rai ha anche tratto un film. Alberto una rubrica, uscita a puntate su mentelocale.it, osservando, con voracità e amore, il neonato mentre cresceva, prendendo appunti e mandando on line una nuova puntata ogni settimana.

Non è un manuale come tanti altri Mamma e papà non litigate: è curato nella scrittura e si legge volentieri, perché gli autori sono due professionisti, che da sempre scrivono e vivono nell’ambiente del giornalismo, della cultura e della letteratura. Non solo sanno quel che dicono, ma sanno come dirlo, per intenderci.

La versione di Daniela Rossi

Questo è un libro sull’amore di cui tutti i bambini hanno bisogno. Un sentimento empatico, attento, che infonda serenità, sicurezza e li aiuti a strutturare il loro sé. Oggi molti di loro si trovano al centro di rapporti familiari tesi, complicati, che si deteriorano e si inaridiscono fino a spezzarsi. Questi figli, tanto desiderati e amati, vengono coinvolti in un processo inverso a quello che li ha messi al mondo, un percorso emotivo disgregante, costellato da sentimenti e atteggiamenti negativi.

I più piccoli percepiscono l’astiosa distanza tra mamma e papà, quando ancora non sono in grado di comprendere nessuna delle spiegazioni possibili. Ulteriori sofferenze sono causate dal protrarsi, anche dopo la fine del matrimonio, di litigi, affermazioni denigratorie, situazioni che rischiano di trasformare la loro esistenza in un incubo e di condizionare negativamente lo sviluppo della personalità. Nei casi più estremi la coppia non riesce a non litigare neppure i pochi minuti necessari all’incontro, quando il figlio viene accompagnato. Nello sguardo dei genitori, tra le braccia della mamma, del papà e al loro fianco, i piccoli cercano invece sostegno e incoraggiamento, la condizione emotiva e psicologica che li accompagni ad adattarsi alla realtà e a sviluppare una buona relazione con il mondo. Con sensibilità e responsabilità è possibile non sottrarsi a questo compito nonostante la fine del matrimonio implichi disaccordi e svolgerlo nel rispetto delle leggi che tutelano i bambini.

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