Magazine Mercoledì 4 novembre 2015

L'Angelo del fango: l'alluvione di Firenze in un romanzo

Alluvione di Firenze del 1966
© Wikipedia

Pubblichiamo oggi 4 novembre 2015 la recensione di Patrizia Debicke al romanzo L'angelo del fango di Leonardo Gori in cui si rievoca la terribile alluvione che quarantanove anni fa colpì la città di Firenze. Dopo l'esondazione dell'Arno furono tantissimi i giovani volontari provenienti da ogni parte d'Italia e dall'estero che arrivarono in città per dare una mano. Fu proprio in quell'occasione che nacque il termine Angelo del fango.

Oggi ricorre anche l'anniversario dell'alluvione che il 4 novembre 2011 colpì Genova. Anche in quell'occasione, una ferita tutt'ora aperta per il capoluogo ligure, è stato grazie alla forza dei cittadini e dell'aiuto degli Angeli del Fango che la città ha potuto rialzarsi e ripartire.

Magazine - Dal 15 ottobre è riapprodato in libreria per i tipi TEA: L’angelo del fango di Leonardo Gori (TEA, 2015, 348 pagine, 14 Euro), l’indimenticabile e ormai introvabile romanzo vincitore del Premio Scerbanenco 2005, con per protagonista il capitano Arcieri, coinvolto nella catastrofe dell’alluvione di Firenze del 4 novembre 1966. Un ritorno, ma una novità al tempo stesso, perché si tratta di una edizione rivista e riscritta in parte dal suo autore, Leonardo Gori.

A novembre del 1966. Firenze era in ginocchio, sventrata dalla furia e dalla violenza dell’Arno, sommersa e ammorbata dal fango dell’alluvione.

Tutti ricordano o hanno sentito parlare della drammatica trasmissione mattutina di Radio Londra che dava la spaventosa notizia: «Il mondo sta per perdere Firenze».

La Rai fiorentina, dalle sua sedi cittadine, registrò le immagini del fiume impetuoso che travolgeva ogni cosa, incollando inesorabilmente anche le macchine contro le case.

Chi ha vissuto in prima persona l’alluvione, come la sottoscritta, non potrà mai dimenticare anche il dopo: quella puzza, quel disgustoso misto di nafta e putrefazione che prendeva alla gola. Ma i fiorentini si rimboccarono le maniche e cominciarono subito a spalare, aiutati presto da una straordinaria ondata di solidarietà che convogliò in città gli «angeli del fango», tanti giovani provenienti dall’Italia e dall’estero.

Le condizioni di lavoro erano proibitive (cito a caso: mancava l’elettricità, l’acqua, poca, arrivava con le autobotti e un paio di stivali di gomma erano un bene talmente prezioso che pur luridi e puzzolenti si era costretti a tenerli accanto giorno e notte per non farseli rubare).

Ora però ecco a voi qualche cenno della trama di L’angelo del fango, che si snoda tutta tra il 4 e l’8 novembre del 1966, e quindi: alluvione e subito dopo.

Il colonnello dei Carabinieri Bruno Arcieri, che pur vicino alla sessantina non demorde, anzi ha il grado di colonnello e lavora ancora nei servizi segreti, dovrebbe garantire la sicurezza durante la visita a Firenze del presidente Saragat. La situazione caotica in cui si trova la città in quei terribili giorni potrebbe regalare, a chi la volesse, l’occasione perfetta per colpire in alto. O magari per saldare vecchi conti mai chiusi? O riaprire vecchi conti del passato?

L’intreccio giallo parte dal ritrovamento del cadavere di uno sconosciuto in una stanza sotterranea della Biblioteca Nazionale. L’uomo potrebbe essere annegato per la piena ma? Eh no! Perché qualcosa, secondo la gente delle Biblioteca, non torna proprio. Quella stanza infatti era sempre chiusa a chiave. Come faceva il morto a trovarsi là al momento dell’esondazione dell’Arno. Si scoprirà che si tratta di qualcuno che non è morto per annegamento, ma è stato ucciso. E Anna Gianfalco, la seducente amica di Elena Contini, il grande amore scomparso di Bruno Arcieri, che ha molti segreti da nascondere, ha perso una cartelletta misteriosa e ha bisogno di aiuto. Perché? E poi una dopo l’altra saltano fuori tutta una serie di interconnessioni tra un oscuro passato che torna, quello dei repubblichini, di Salò, nostalgici che non hanno mai posato le armi, e l’Italia del boom, ignara o che forse preferisce esserlo.

Continuando a leggere, si rivive in diretta tutto il dramma della grande Firenze sommersa, disperata ma orgogliosamente pronta a farsi carico del proprio destino. Una città che sembrava perduta ma che continuava ad andare avanti lavorando, senza porsi limiti. Poco a poco Bruno Arcieri deve calarsi in una sanguinosa indagine carica di tensione emotiva , tra ricordi, ricatti e pressioni, mentre riaffiorano enigmi mai risolti legati agli ultimi sussulti della II guerra mondiale e si dispiega un complotto, ordito da ex fascisti, doppiogiochisti e agenti segreti infedeli, per uccidere Saragat.

E Leonardo Gori, giostrando abilmente per districare i molti fili narrativi che all’inizio corrono paralleli, accompagna il suo protagonista fino alla sconvolgente verità e a una bellissima ma inesorabile conclusione.

Ritengo, senza tema di smentita, che L’angelo del fango sia uno dei migliori romanzi di Gori se non il migliore. Un romanzo in cui, avvalendosi della sua avvincente ricostruzione di quei giorni, con tocco geniale riesce a fondere la realtà storica con la fiction, pescando a piene mani nel grande serbatoio dei misteri italiani che forse non troveranno mai risposta.

di Patrizia Debicke van der Noot

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