Concerti Magazine Lunedì 10 febbraio 2003

Tutto esaurito per Fiorella

Fiorella Mannoia

Magazine - Rossa vestita di rosso.
Così appare in scena Fiorella Mannoia. E la domina da subito, con la sua voce piena, sicura, appassionata e appassionante.
Canta in spagnolo, in francese, persino in napoletano. Negli abiti di Romeo Gigli. Con sicurezza, che è la sicurezza della sua fisicità. Dei suoi capelli arruffati. Dei suoi gesti. Dei gesti che accompagnano, flessuosi, lo spettacolo della serata.

Il Teatro Carlo Felice straripa di applausi e di gente. I posti a sedere sono esauriti, come quelli in piedi.
La danza della Mannoia percorre canzoni famose e le interpreta da vera artista. Dalla Boogie di Paolo Conte, a Solo per parlà di Pino Daniele, a Buontempo, Panama e I treni a vapore di Ivano Fossati: …«come il treno a vapore il dolore passerà».
Il dolore del mondo passerà. L’inverno passerà. E le note e le parole di Clandestino di Manu Chao vengono suggellate da una Mannoia-icona, con le braccia alzate e le mani in alto. A fermare una storia che non rende giustizia ai deboli.

L’orchestra di otto componenti accompagna lo spettacolo con il pianoforte, il sassofono, la tromba, le percussioni, il contrabbasso, la batteria, il basso e le chitarre. Alle chitarre, acustiche ed elettriche, Piero Fabrizi, produttore della Mannoia.
A lui un particolare ringraziamento da Fiorella. Che paragona le canzoni a doni che si scartano. Alcune lo sono di più: tra queste «canzoni-doni», Piero gliene ha dedicata una speciale.
Una canzone, L’Assenza, per la quale «smetti di essere un’interprete e diventi soprattutto te stessa». Sì. «Sarai distante o sarai vicino/sarai più vecchio o più ragazzino… Conosco un posto dove puoi tornare/conosco un cuore dove attraccare… Piovono petali di girasole/sulla ferocia dell’assenza… Tu segui i passi di questo aspettare/tu segui il senso del tuo cercare./C’è solo un posto dove puoi tornare/c’è solo un cuore dove puoi stare».

E seguo anch’io il senso del mio cercare. Malinconia. Allegria. Metamorfosi. E ancora Sally di Vasco Rossi. L’«elogio della timidezza» rappresentato da Occhi neri di Fabrizi. La seduzione in Come mi vuoi? di Paolo Conte. L’evocazione di Nat King Cole di Quizàa quizàs. La malinconia sudamericana di Messico e nuvole di Paolo Conte.

Non mancano i fuori spettacolo, reclamati a gran voce. Le notti di maggio. Poi La storia di Francesco De Gregori. «È per questo che la storia dà i brividi… la storia siamo noi… questo piatto di grano». Questa bandiera della pace con i colori dell’arcobaleno che la Mannoia sventola al suo pubblico.
Pubblico ormai in piedi, quando il coinvolgimento diviene totale in un’ultima interpretazione, partecipatissima, di Messico e nuvole. In un ultimo guardare all’azzurro del cielo. E all’azzurro del futuro.

Per le altre date del tour di Fiorella Mannoia: www.fiorellamannoia.it

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