Magazine Mercoledì 28 ottobre 2015

A Lucca Comics arriva anche Morgan Lost

Morgan Lost

Magazine - Dubbi, perplessità e il pensiero, più o meno latente se fosse il caso che Bonelli varasse un nuovo personaggio, si sciolgono come neve al sole all'apertura de L’uomo dell’Ultima Notte, primo numero di Morgan Lost.

Il nuovo arrivato in Via Buonarroti, per intensità, scelta cromatica, architettura della trama e tratteggio dei personaggi si annuncia come qualcosa di davvero irrinunciabile, un'esperienza a fumetti che diventa cinematografica; funziona, piace e quando finisce ne vuoi ancora.

C’è da chiedere altro? Che con Morgan Lost ci fossero gli estremi per parlare di un bel prodotto era chiaro fin dalla due giorni di Rapallo; in quell'occasione, con i primi arrivi nelle edicole di Genova, già si rincorrevano i commenti positivi, rasenti l'entusiasmo che hanno aiutato Claudio Chiaverotti, già creatore di Brendon, il cavaliere di ventura pubblicato per vent’anni, ad attenuare la naturale ansia da debutto del suo nuovo figlio.

Per comprendere cosa funzioni in Morgan Lost è sufficiente sfogliarlo; piace ancora prima di immergersi nelle 94 tavole di racconto del primo albo; «mi avevi convinto col Ciao», come diceva Rene Zellweger a Tom Cruise. Il Ciao è la prima tavola. La prima cosa che salta agli occhi è la scelta cromatica che non lascia indifferenti.

«L'obiettivo era dare profondità al disegno che è tradizionalmente su due dimensioni -ha raccontato Chiaverotti a Rapalloonia– e poi con il rosso si torna allo splatter». Il bianco e nero canonici, fusi in toni di grigio, vengono sottolineati, completati, ribaditi proprio da un rosso intenso usato non semplicemente come riempitivo ma come elemento narrativo.

La potenza di questa scelta, costante in tutto l’albo, è evidente nella sequenza dello squalo a poche tavole dall'inizio. Una sequenza che, da sola, giustifica la qualità dell’albo. Tra le qualità di Morgan Lost ritroviamo la stessa attenzione che lo sceneggiatore de il Buio (il mio primo Dylan Dog), aveva messo in Brendon per la costruzione dello scenario. Così come il cavaliere di ventura si muove in un mondo medioevale post apocalittico, sospeso tra Mad Max e il Robin Hood di Ridley Scott, Morgan vive in un mondo molto più simile al nostro, un presente alternativo, sfasato, così tanto affine da esserne allegoria. Lo scopo del fumetto, ossia l’intrattenimento attraverso la lettura delle storie di avventura del protagonista, è completato da una lettura su strati della trama; fermarsi al primo livello soddisfa, ma è nella ricerca che c’è vero appagamento.

Man mano che si approfondisce si trovano riferimenti, rimandi, citazioni che legano autore e lettore, che diventano complici, una sequenza dal Silenzio degli Innocenti, un rimando Natural Born Killer, il protagonista sospeso tra allucinazione e realtà con ricordi, rimorsi e senso di colpa come un personaggio da noir. Chiaverotti porta al cinema i suoi lettori– e il cinema è una presenza molto forte sia nella trama che nella scenografia– e racconta di film improbabili come Romani contro Alieni ma anche un punto di vista sul presente, a colori, che ci circonda.

La TV della sua città, New Heliopolis, uno spazio urbano nel quale modernità e miti egizi han trovato un equilibrio da horror, spettacolarizza i serial killer, trattati come star in una esasperazione che la nostra Televisione vive quotidianamente. Morgan è un eroe tormentato, tutt'altro che in equilibrio. Insonne. Fragile. Sofferente e con il peso del suo lavoro, è un cacciatore di taglie, vissuto attraverso allucinazioni rosse e in sfumature di grigio. Non appare invincibile o deciso, ma è solido, contemporaneo come il Daredevil della serie di Netfix, nessuna scazzottata alla Matrix ma botte vere, come nel James Bond di Craig, un eroe in linea con XXI secolo. Il suo punto di vista poi - essendo daltonico - è lo stesso del lettore che vede il suo mondo attraverso i suoi occhi.

Sebbene la scelta cromatica ricordi l'uso del colore fatto da Frank Miller in Sin City, l'ambiente urbano, il protagonista, e il mondo al crepuscolo in rosso che lo circonda ricorda l'America affrescata da Alan Moore in Watchman con villains degni di Batman (ha anche una fichissima auto), con una scelta di regia simile a quella di Francis Ford Coppola in Rusty il Selvaggio, dove i grigi dominano fino al prorompere del rosso; cinematograficamente invece Morgan ricorda Rick Deckard, protagonista tormentato di Blade Runner, con la fisionomia di Ethan Hawke.

Difficile non affezionarsi. Chiaverotti riversa in Morgan molto di se stesso, e la comunione tra creatore e creatura è forse la caratteristica che rende speciale questa serie, allo stesso modo in cui la continuità di Sclavi con Dylan Dog era il maggior pregio della serie al suo esordio. Chiaverotti è consapevole di questo «Morgan Lost sono io, anche se lui è più fico» dice, ma è anche maturo, coraggioso e cosa più importante, si sta divertendo a raccontarlo come e più di quanto non sia avvenuto in passato e non lo nasconde anzi, quest’area di divertimento, di complicità con il suo personaggio ed i lettori sono valore assoluto.

Se già il suo Dylan Dog e Brendon – che tornerà, a colori, il prossimo anno – avevano fascino, Morgan Lost eleva le loro caratteristiche ad un altro livello. Raramente si incontra il numero uno così completo. Insomma, Morgan Lost è un albo da provare anche se neofiti perché sa colpire e sorprendere, ed un'occasione per chi si avventurasse per le strade di Lucca, dove giovedì 29 ottobre, durante il Lucca Comics and Games,verrà presentato a Palazzo Ducale, per acquistare il primo numero special edition a tiratura limitata, con una copertina rossa disegnata da Giuseppe Camuncoli, disegnatore di pregio, affermatosi tra gli eroi Marvel in USA.

A Lucca Morgan approderà anche con una tavola speciale distribuita nello stand Bonelli sabato 31 ed un'altra, tirata in 150 copia, presso lo stand Sky come lancio di una serie, The Editor is IN, nata dalla collaborazione tra Sky e la casa delle Idea di Via Buonarroti. Grigio. Rosso. Mistero. Horror. Morgan Lost. Ce ne abbastanza per tornare ad avere paura del buio. E godersela.

di Francesco Cascione

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