Conversazione con Eugenio Buonaccorsi - Magazine

Teatro Magazine Giovedì 14 dicembre 2000

Conversazione con Eugenio Buonaccorsi

Magazine - Domanda: A che punto sta la sua professione di teorico rispetto a quelle che ruotano intorno al teatro fatto sul palco?
Buonaccorsi: Personalmente sono fautore di un raccordo tra il mestiere del critico e dell’insegnante e la pratica teatrale. Sono stato fondatore di alcuni teatri tra cui la Tosse insieme a Luzzati e Conte. Sono rimasto con loro un anno, e già l’anno successivo partecipavo alla fondazione del Teatro dell’Archivolto. All’interno dello Stabile ho a lungo tenuto un incarico in consiglio d’amministrazione e mi sono occupato anche di programmazione. Ho sempre inteso il teatro nei suoi due aspetti teorico e pratico. Nell’ambito universitario e mi riferisco a quello straniero all’attività teorica è già affiancata quella pratica, questo è il mio progetto più recente ovvero quello che intendiamo fare con il DAMS di Genova. Abbiamo già elaborato iniziative che creino uno scambio tra l’università e i professionisti della scena. Per altro questo nostro intento trova risposta nella riforma universitaria che definisce la nascita della laurea breve che come è noto ha carattere professionalizzante.
Domanda: Restando in ambito universitario, che impatto hanno gli incontri con attori e registi, che già avvengono, sugli studenti?
Buonaccorsi: Per parte nostra cerchiamo dei testimoni. Non vogliamo che vengano a raccontarci della teoria. Da loro ci aspettiamo che ci aprano le porte dell’officina teatrale e che ci mostrino gli attrezzi. E’ la componente artigianale ad essere svelata da queste figure. Questa è la ricchezza aggiuntiva che portano.
Domanda: E sul suo corso, quale la ricaduta degli incontri?
Buonaccorsi: In realtà con questo hanno poco a che fare. L’idea è che questi incontri avvicinino gli studenti al teatro, li invitino a vedere i protagonisti e dunque ad andare a teatro e attraverso l’esperienza diretta ne comprendano meglio i meccanismi.
Domanda: Da spettatore cosa cerca quando va a teatro?
Buonaccorsi: Emozioni. Il teatro non deve essere una lezione. Deve essere un’esperienza. In questo senso è diverso dal cinema. Il teatro è come la vita: passa. E’ effimero. Il teatro permette di uscire fuori dal quotidiano che è opaco. Deve emozionarti ma anche stupirti. Permetterti di vedere le cose che appartengono alla quotidianità della vita sotto un’altra ottica.
Domanda: Che tipo di teatro portano figure come Gabriele Lavia, Carmelo Bene, Leo De Bernardinis che concentrano sulla loro persona più ruoli?
Buonaccorsi: Credo che rappresentino allo stesso tempo negazione e ritorno della tradizione. Negazione del più recente passato, di quel teatro di regia che riduceva l’attore ad un ruolo di subordinazione. Ritorno, invece, dell’attore creativo che come De Bernardinis e Bene si dedicano anche all’elaborazione drammaturgica. Questo è un fenomeno che genera interesse perché si lega alla grande tradizione attoriale italiana della commedia dell’arte ma anche dell’ottocento.

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