Magazine Sabato 10 ottobre 2015

I Figli del Capitano Grant, Jules Verne in fumetto

I Figli del Capitano Grant in fumetto
© facebook/Tunué

Magazine - Storie che attraversano il tempo, mantenendo incontaminata l’aurea di avventura che le vestiva alla loro uscita e che, anche se riprodotte, rilette, riscritte a distanza di tempo, non perdono.

I Figli del Capitano Grant (ed Tunué 144 pp, 16,90 Euro), di Verne mantiene inalterato il suo fascino anche nella declinazione a fumetti realizzata da Alexis Nesme. L’opera, pubblicata in Francia tra il 2009 ed il 2015, arriva in Italia in un unico volume che rende a pieno lo spirito dell’opera, rispetta il canone dello scrittore francese, e permette di apprezzare il meticoloso lavoro di stesura e disegno di Nesme.

Il volume, formato francese e copertina patinata flessibile, affascina già dalla presentazione.

Contenitore e contenuto suonano a tempo; il volume colpisce già dallo scaffale nel quale è riposto e il contenuto mantiene le promesse in copertina, che riprende quelle dei libri ottocenteschi: rosso intenso e cornice barocca a circondare un’immagine viva, pienamente in linea con le tavole interne.

L’apertura del volume non è da meno: un planisfero ottocentesco immerge il lettore nel primo capitolo dei viaggi straordinari di Verne, un lungo cammino che partendo dai Figli del Capitano e passando per le 20.000 leghe sotto i mari, avrebbe portato all’epilogo consumato sull’Isola Misteriosa.

La maestria nell’usare disegno e colori offrono poi uno spettacolo davvero entusiasmante; le tavole si susseguono veloci come un lungometraggio, il rimando va al cartone animato del Giro del Mondo in 80 Giorni, ricordo Verniano di infanzia, per più di una ragione, con un disegno capace di incantare, indubbio, ma anche di alleggerire didascalie e dialoghi fitti – necessari per restare fedeli all’origine – niente affatto didascalici ma assolutamente funzionali; una storia di Avventura intensa, divertente, che intrattiene, incanta, indubbiamente cattura e alla fine piace. Un classico che mantiene inalterata la sua modernità.

Oltre allo stile del disegno – per alcune tavole son talmente belle che vien quasi la tentazione di staccarle per incorniciarle – l’altra peculiarità è nella rappresentazione zoomorfa dei protagonisti, altro elemento che funziona da madeleine capace di riportare al Giro del Mondo visto da bambini.

Gli animali rappresentati per incarnare i protagonisti della Duncan sono la rappresentazione zoomorfa di quei comportamenti, scelte, errori e qualità umane. Per ogni personaggio tratteggiato da Verne, Nesme sceglie un animale che lo racconti immediatamente al lettore.

Una scelta ardita, è vero – è un attimo cadere in una trappola disneyana e vedersi declassato a fumetto per l’infanzia (come se i Disney lo fossero ndr) – ma che paga lo sforzo dell’autore.

Le immagini dei personaggi sono la prima descrizione degli stessi: un modo per delinearli a vista e rendere la lettura più fluida. I suoi non sono personaggi zoomorfi come Topolino e la famiglia dei Paperi, ma più simili nell’intento dell’autore a quelli amati nel classico Robin Hood o, per viaggiare un po’ più indietro, a quelli delle favole di Fedro lette e studiate al liceo.

Così come accade con le letture del romanzo originale, anche per la versione a fumetti è impossibile non farsi catturare dal viaggio del Duncan, o non affezionarsi ai protagonisti. L’equipaggio di prodi non lesina atti di estremo coraggio e senso del sacrificio, in pieno rispetto di quel comandamento all’avventura che parte da lontano, passa per i Goonies per arrivare fino a noi.

In definitiva il volume di Nesme offre un'occasione di incontro, tra chi è cresciuto con la testa fra le nuvole sognando l’Avventura, divorando il romanzo originale e i nuovi lettori che ritrovano le stesse suggestioni, la stessa voglia di viaggio verso l’ignoto, mantenendo rigorosamente la testa tra le nuvole, in questo caso parlanti.

di Francesco Cascione

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