Magazine Mercoledì 7 ottobre 2015

I funghi sono anarchici, spuntano quando vogliono

Fungo nel bosco
© Shutterstock
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LO SPUNTO DI LAURA GUGLIELMI

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Magazine - Mai andare in montagna con il cellulare acceso, oppure quando si ha la testa ingombra di problemi, o i nervi a fior di pelle. Montagna significa mente libera, bisogna concederle spazio psichico e attenzione.

I funghi li trovi solo se sei concentrato. È una questione di sensazioni. Lo senti che vicino se ne nasconde uno e allora ti scatta qualcosa, che te lo fa trovare. Magari perché hai appena visto che una foglia è fuori posto, e allora la sposti delicatamente e ecco proprio lì un porcino che ti sorride. Bisogna saper leggere l'ondulazione del manto di foglie. O appoggiare delicatamente il bastone: se ne viene fuori un rumore sordo, riconoscibile per un orecchio addestrato, ecco la sorpresa. E se in quel momento ti squilla il cellulare, non trovi più niente.

I funghi più grossi si annidano sotto le foglie: sono anarchici e imprevedibili, crescono come vogliono e quando vogliono, un frutto della natura che ha delle leggi tutte sue. Il loro fascino è proprio questo, altrimenti sarebbe come raccogliere la verdura nell'orto. È un terno al lotto, andare per funghi è una sfida, una caccia senza il morto, perché si nascondono sempre.

Il miglior momento per raccoglierli è adesso – in ottobre - perché c'è poca gente.

Fabrizio Rinaldi, architetto parmigiano, 54enne, è tra i fondatori del Campionato Mondiale del Fungo di Cerreto Laghi. Ha un blog I funghi di Fra' Ranaldo, molto letto sul sito del Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano, con tanto di TG e un numero di visite eccezionale, dove svela il posto migliore dove raccogliergli, grazie ad un lavoro collettivo di monitoraggio.

È stato compagno di scuola del Direttore del Parco Giuseppe Vignali. Memorabile la loro attraversata, ai tempi del liceo, a piedi, da Parma a Lerici: ci hanno provato tre volte prima di trovare la strada giusta. In un'altra occasione, sono scivolati da Borgotaro fino a Fornovo, sulle acque del fiume Taro, a bordo di due camere d'aria, ricavate da ruote da camion. Condividono l'amore per l'Alaska, la Lapponia svedese, l'Islanda, la Norvegia e la Finlandia. Dove tutto è incontaminato. Per l'Appennino e i per funghi. Così hanno partorito l'idea del Campionato Mondiale del Fungo, a Cerreto Laghi (Re).

Fabrizio, meglio conosciuto come Fra' Ranaldo, vive a Parma, ma ha trovato il suo nido in una casa nel bosco, alla Foce dei Tre Confini, un tempo frontiera tra la Repubblica di Genova, il Granducato di Toscana e il Ducato di Parma, ora tra le tre regioni Liguria, Toscana ed Emilia. È vicino al Albareto, dove ogni anno c'è la Fiera Nazionale del Fungo Porcino.

«Ho ristrutturato lì una casa in pietra con le mie mani (guarda la fotogallery). I funghi li raccolgo spesso in quella zona, qualche volta sconfino fino a Varese Ligure – mi racconta davanti ad un bicchiere di vino che però sto bevendo solo io – È bello frequentare lo stesso bosco e conoscerne i segreti, trovare quel tipo di fungo dove sai, e in quella stagione, piuttosto che un cavagno intero in una zona dove non sei mai stato. E quando lo trovi sei davvero felice».

«Poi è divertente la sera sentirti per telefono con gli amici, con chi condivide questa passione con te, per l'Appennino, il frusciare dei torrenti, i colori della foglie, e magari prendere in giro chi è arrivato a casa a mani vuote – continua - È stata la mia nonna toscana la prima a portarmi in giro per i boschi, sull'Abetone. Mi ha insegnato a trovare le mazze di tamburo, che erano alte come me. Era anche una cacciatrice», una sorta di Dea Diana, che ha trasmesso al piccolo Fabrizio, l'amore per la #bellezza della natura e per la #semplicità delle cose che contano davvero.

Il bosco deve essere rispettato, non deve rimanere traccia del nostro passaggio, chi cerca i funghi deve usare il bastone con delicatezza, senza devastare la composizione delle foglie. C'è tanta maleducazione e dabbenaggine. Ci vuole disciplina, mai buttare niente per terra: «Per questo nel Campionato Mondiale del Fungo a Cerreto Laghi abbiamo aggiunto la Combinata Appenninica, che abbina alla raccolta dei funghi quella della spazzatura»: uno degli scopi del blog di Fra' Ranaldo è penetrare nella mente di quei fungaioli, che non hanno rispetto per il bosco.

Per trovare i funghi è bello orientarsi, e invece c'è chi quando scova il posto giusto, lascia uno straccio o un sacchetto di plastica, appesi ad un ramo, o una bottiglia conficcata nel terreno, o un bastone puntato in un certo modo: «Godo a raccattare questa spazzatura e portarmela a casa e magari anche a prendermi i funghi, che trovo lì», racconta Fabrizio, con disappunto. «Se il fungo viene raccolto con tutti i crismi, senza devastare la fungaia, è come prendere una mela dall'albero, il fungo è un frutto, e la pianta non ne soffre».

La leggenda che i fungaioli sono gelosi dei loro posti è proprio vera: «Un esperto quando raggiunge un posto che conosce, si avvicina solo quello che basta per vedere se sono spuntati, e quando non li trova se ne va, cercando di non lasciare tracce. Conosco una coppia di settantenni, moglie e marito, che posteggiano l'auto in un punto, poi si dividono, e ognuno va a raccogliere i funghi dove sa, senza aver mai rivelato dove all'altro».

Frabrizio Rinaldi è un architetto, una professione fortemente legata all'estetica; «I funghi hanno forme bellissime, tanto che a me dispiace da morire affettarli, cucinarli e mangiarli. È straordinario vedere la fatica che fanno per crescere se ad esempio hanno un sasso vicino che li ostacola. La mia ricetta preferita? Il fungo fritto».

Dopo aver progettato la sua casa nel bosco di Albareto, ha cominciato a essere chiamato per lavorare in Appennino: «Mi dà un enorme soddisfazione ristrutturare tenendo conto della tradizione e dei materiali locali, del castagno, del tipo di pietra. Agire in altro modo sarebbe un'offesa per la natura. Il mondo dell'edilizia è cambiato, ora si possono costruire le case in modo diverso, tra bio-edilizia e rispetto per le energie rinnovabili. Si può ottenere acqua calda per tutto il giorno, con la legna». D'inverno con la neve, ci vuole un'ora con gli scarponi ai piedi per raggiungere la sua casa nel bosco, poi quando arriva la temperatura è di 2 gradi. Ci vogliono dodici ore per riscaldarla.

Cosa sono la #bellezza e la #semplicità, per Fabrizio? «Mi reputo fortunato, ho una passione che è alla portata di tutti. Non desidero comprarmi una barca. Mi sento bene, con gli scarponi nel bosco, oppure quando apro il mio alveare e scorgo l'ape regina. Questa è la #semplicità. Le famiglie parmigiane d'estate stanno tornando ad andare a fare il bagno nei fiumi. Tanta gente sta comprando case in pietra nell'entroterra e si coltiva l'orto. Stiamo tornando ad apprezzare le cose semplici. Non più a sciare sulle Dolomiti, ma passeggiare nell'Appennino, con le ciaspole ai piedi. Un modo diverso di pensare».

«La bellezza è qualcosa che ti sfugge se non presti la massima attenzione. #Bellezza è armonia, colore, predisposizione ad accoglierla. È un bosco in autunno con le foglie di tutti i colori, l'aria fredda e il piacere di attraversarla, aria frizzante, che solo tu respiri, nel silenzio».

Guarda la videointervista a Fra' Ranaldo

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