Magazine Lunedì 12 ottobre 2015

Un solo essere, da storia vera a thriller passionale

Bicicletta nel parco di notte
© Shutterstock

Un solo essere di Marco Montemarano, Neri Pozza 2015, 256 pagine, 17 Euro.

Magazine - «Domenico Lorusso è stato ucciso a Monaco di Baviera il 28 maggio del 2013. Faceva l’ingegnere e da pochi mesi era andato ad abitare in quella città, dove qualche anno prima la sua fidanzata Marianna (non è questo il suo vero nome) aveva frequentato l’università. Dopo nove anni d’amore a distanza vivevano per la prima volta nello stesso luogo, nella stessa casa. Avevano deciso di sposarsi. Un sogno avverato, si dice a volte.

Erano le dieci di sera e stavano tornando a casa. Costeggiavano il fiume Isar in bicicletta all’altezza dell’Ufficio europeo dei brevetti, vicinissimo ai locali ancora aperti del quartiere piú modaiolo di Monaco.

Lei procedeva davanti, lui la seguiva staccato di qualche decina di metri, ma erano avvolti nello stesso soffio….»

Da questa storia, purtroppo vera, Marco Montemarano, coinvolto emotivamente nell’omicidio (avvenuto a trecento metri da casa sua e la fidanzata del ragazzo era una sua studentessa) del 28 maggio 2013 a Monaco di Baviera e purtroppo tuttora irrisolto, ha voluto costruire una fiction in cui si mischiano realtà, fantasia, accettazione dell’impotenza e tentativo di ricostruire una verità. Nel dichiarato intento che quello spaventoso assassinio non sia mai dimenticato.

Un’intensa fiction corale con Martin e Natalia a impersonare la tragica coppia del delitto.
Una storia che comincia con Natalia e Martin che, come sempre, dopo aver cenato nel ristorante greco di Erlangen tornavano nella loro nuova casa in bicicletta.

Ma la pista ciclabile era troppo stretta per viaggiare affiancati, aveva piovuto e la strada era sdrucciolevole e Martin, che si era scolato tre ouzo, pedalava veloce, precedendo Natalia e cantava.

Lei, che arrancava sulla bicicletta dell’ex fidanzata di Martin, troppo grande per lei, aveva notato l’uomo nero, una sagoma scura incappucciata, nera? che saltellava sul marciapiede venendo verso di loro. Intimorita aveva smesso di pedalare, frenando. Era stato quello il suo errore? Perché quello forse eccitato dalla sua paura si era messo a correre nella sua direzione, attraversando la pista.

Natalia aveva avuto paura, aveva deviato per evitarlo e, dopo aver frenato, si era appoggiata con il braccio a un tronco d’albero, riuscendo a non cadere. Ma lo sconosciuto dopo un ultimo salto aveva proiettato la testa in avanti e la ragazza aveva sentito qualcosa di umido spiaccicarsi sul suo viso.

Poche ore dopo, ancora sotto shock, Natalia ripeteva alla polizia il tragico succedersi degli eventi: lei che richiamava Martin, lui che la raggiungeva e saputo dell’offesa si lanciava all’inseguimento dell’uomo nero, Martin e l’incappucciato che lottavano nel buio, Martin che si accasciava a terra, in un lago di sangue accoltellato a morte, l’assassino che fuggiva…

Poi i giorni e le settimane successivi pieni di prime pagine sui giornali, servizi in tv, con gli abitanti della zona, abitualmente tranquilla, che si esibivano mostrando le loro armi da difesa, gli spray al peperoncino. Il delitto aveva destato enorme scalpore. La polizia tedesca cercava possibili tracce o moventi nel luogo di lavoro di Natalia, l’istituto universitario dove lei era tra i collaboratori di Alexander, famosissimo cattedratico di storia antica e tardo-antica, un professore il cui cognome suonava italiano, anzi meridionale, campano, pugliese o lucano? Ma persino i suoi assistenti e collaboratori ignoravano le sue vere origini. E poi svisceravano ogni altra possibile pista, ma ovunque si provasse a indagare, niente. Mani legate, tutte le ricerche sembravano scontrarsi contro un impenetrabile muro.

In un corollario di ipotesi, Montemarano prova a entrare nella mente dell’assassino. Potrebbe essere un kosovaro assetato di sangue e vendetta? Un tossicodipendente che frequenta concerti rock, marcio di anfetamine e crystal, oppure un insospettabile cittadino che si annoia, e favoleggia un battesimo di sangue con il suo coltello da cucina...

Poco a poco il lettore intuirà che forse un misterioso filo segreto lega il folle delitto di Erlangen e un trauma sepolto nell’infanzia del professore. Accompagnerà Alexander in una sua personale discesa agli inferi della memoria per riuscire finalmente ad accettare fino in fondo la sua vera identità. Il passato e presente devono convivere per elidersi positivamente.

Dopo la sua vittoria con La ricchezza alla prima edizione del Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza, Marco Montemarano regala ai suoi lettori un secondo romanzo forte, passionale e molto coinvolgente.

di Patrizia Debicke van der Noot

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