Magazine Giovedì 24 settembre 2015

Quello che hai amato: 11 donne si raccontano

Amiche
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Magazine - Si chiama Abbiamo le prove. È un blog letterario che accoglie storie brevi di non fiction scritte da donne. Undici tra loro sono le voci di questo libro. Non la classica lettura da spiaggia, e io adoro leggere in spiaggia. Quello che hai amato impone un'atmosfera diversa, più raccolta. Provo a mostrartela, vieni con me.

Immagina il tavolino di un bar semivuoto. Un caffè con un'amica che non vedi da tempo. Nessuna di voi due è di fretta, una volta tanto. Tu liscio e lei macchiato o viceversa. I cellulari muti. Lo scontrino infilato sotto al porta tovagliolini (ci sarà tempo per fare a gara, decidere a chi tocca offrire). Si chiacchiera del più e del meno, del fidanzato/a, del lavoro che non c'è o che vorresti cambiare, delle vostre madri che..., del come faceva quella canzone che davano sempre in radio l'estate del 2006?

Spero di aver reso l'idea. Ora immagina che lei, seduta al tavolino davanti a te, cambi fisionomia e voce undici volte e che, messi da parte i convenevoli, ti racconti undici storie. Storie che le hanno toccato corde profondissime, così profonde che fino a quel momento - te lo giura croce sul cuore - non le aveva mai raccontate a nessuno. L'argomento di conversazione più intimo che si possa affrontare: quello che ha amato. Riusciresti tu, di getto, a rispondere a qualcuno che ti chiede di raccontare quello che hai amato? Quello, attenzione, non chi. Certo, può trattarsi di una persona, in questo libro spesso lo è: un amante perduto, la propria madre, uno zio di nome Tony, il protagonista di un romanzo o di una serie televisiva. Può essere anche il marciapiede o una piazza di Napoli, di New York, di Dublino. Può essere una scatola di donuts, un violino, una vecchia Panda.

Ogni storia è una confessione. Non è solo il fatto che sono scritte da donne, e ce n'è un gran bisogno, in questo tempo, delle voci delle donne. Leggo le brevi note biografiche di ciascuna, in fondo, e capisco che le autrici di Quello che hai amato sono un po’ come me, donne per le quali scrivere è come respirare, che provano (e ci riescono) a scavare dentro di sé e ricreare il loro amore in bella scrittura.

Se dovessi riassumere in una parola la mia esperienza di lettura di questo libro, la parola sarebbe "gratitudine". Ha suscitato in me, in una versione più adulta e consapevole, l’emozione delle letterine che ci si passava sotto banco alle medie, quelle che iniziavano con «Ti devo dire una cosa» e dove i nomi dei ragazzi-che-ci-piacciono erano occultati in codice. Anche allora mi sentivo grata, e speciale, se una qualsiasi lei aveva scelto proprio me per condividere il suo segreto. Ecco, leggere Quello che hai amato mi ha fatta sentire speciale, e grata.

Immagino ciascuna di loro, le undici scrittrici con il taccuino o il tablet in mano, il gatto acciambellato ai piedi, i rumori della strada, e vorrei chiedere loro - anzi, glielo chiedo, sperando che qualcuna risponda - quanti secondi, minuti, giorni sono trascorsi dalla domanda («scrivi di quello che hai amato, scegli quello che vuoi, purché la storia sia vera») alla composizione delle prime parole. Quanto tempo è servito perché nella mente si formasse l'immagine, quella immagine, l'immagine che lo sai che è lei, proprio lei, ma se ti chiedessero il perché non lo sapresti spiegare. Cominci a scrivere, a scriverne. Ogni storia è una confessione. Chissà se anche loro mi vedono.

Sto temporeggiando da diversi giorni al tavolino di quel bar. Non riesco ad alzarmi, non voglio farlo. Sono in jeans e maglietta, il libro stropicciato sulle ginocchia, un ciuffo di capelli che non riesco a togliermi dalla fronte. Mi chiedo di cosa avrei scritto, al loro posto. Che cosa ho amato così tanto da custodirlo in una storia. Ci penserò su, ancora un po'.

di Marta Traverso

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