Magazine Sabato 19 settembre 2015

Torna il Dylan Dog del futuro di Alessandro Bilotta

Dylan Dog, il pianeta dei morti

Magazine - «La vita è un mortorio»
«Neanche la morte è questa gran festa»
[Da Dylan Dog Speciale 2015]

Tutto ha inizio, o fine, nell'agosto del 2008 quando nelle edicole arriva il secondo Color Fest di Dylan Dog. Il Color Fest è dalle origini il luogo dove osano gli autori, il periodico della sperimentazione, dove vanno a sedimentare le idee.

Ad aprire quella raccolta, una storia che sarebbe diventata un nuovo inizio – o fine – per Dylan Dog: il Pianeta dei Morti, ideale contro altare dell'Alba.

A dirigere un Dylan Dog crepuscolare, vecchio, stanco, disilluso eppure fedele a se stesso, arriva Alessandro Bilotta, un autore capace, che con il suo Valter Buio ha saputo sorprendere per intensità del personaggio, studio dei protagonisti e impatto emotivo della serie, dodici numeri, edita dalla Star Comics.

Lo scenario nel quale si muove un Dylan Dog cinquantenne è quello di una distopia Zombie. Dylan è ispettore a Scotland Yard di una sezione speciale, Polizia dell’Incubo, costretto a fare i conti con scelte e il senso di colpa, senza più gli anticorpi che lo hanno caratterizzato, completamente solo; un vinto davanti al suo inevitabile tramonto.

Quell'episodio era l’epilogo di una storia mai raccontata, l’atto finale di una costruzione che andava ben oltre le venti tavole del color; un tesoro troppo prezioso per lasciare che finisse là, una metafora Zombie troppo forte per essere abbandonata.

«La distopia – racconta Alessandro Bilotta - è nata semplicemente dall’idea di scrivere l’ultima storia di Dylan Dog», il risultato è stato qualcosa di molto di più.
Se immaginiamo la realtà che ci circonda come una spugna da spremere, il Pianeta dei Morti è quel che ne esce. Bilotta racconta di un mondo "invaso" da creature che, non comprese, vengono trattate come mostri, rinchiuse, segregate dalla società prima ancora che dalla politica. Una allegoria fin troppo esplicita per essere casuale.

Il Pianeta dei Morti colpisce l'editore ed il pubblico, e diventa un marchio, un filone di storie gestite da Bilotta. Nel 2013, nell’ultimo Dylan Dog gigante apparso in edicola un nuovo capitolo, un prequel e nel 2015, in un altro Color fest il prequel del prequel, la storia nella quale su racconta del giorno nel quale l’epidemia zombie inizia, quello del peccato originale che cambia per sempre Dylan e con lui il mondo intero.

Il gioco che allestisce Bilotta è un viaggio a ritroso. Un viaggio che continuerà sugli Speciali annuali. «Da questo numero – racconta Alessandro -, lo speciale annuale di Dylan Dog ospita proprio Il Pianeta dei Morti».

L'idea, annunciata lo scorso anno è di diversificare le testate che si occupano di Dylan Dog; mentre sul mensile prendono corpo i cambiamenti voluti dagli autori per riattualizzare Dylan (dotato di Smartphone e nuovi avversari), l’old boy ripresenta storie di un Dylan saldo al 1986, il color fest sperimenta e lo speciale annuale diventa lo spazio del Pianeta dei Morti, «un’occasione – racconta l’autore - per me di sviluppare, e per i lettori di leggere, tutto quello che ha portato alla prima storia di questa saga pubblicata sul Color Fest, di raccontarla in modo ampio e in un certo senso spettacolare»

Chiaro il pensiero di Alessandro su Dylan Dog: «è stato un fumetto che ha profondamente influenzato la mia generazione per temi e modi. Per chi poi ha avuto a che fare con i fumetti, è diventato un punto imprescindibile, date le sue caratteristiche innovative che hanno condizionato il fumetto italiano».

Nella saga di Alessandro un ruolo vitale lo gioca Groucho, «fondamentale, causa di quel peccato originale da cui Dylan Dog non potrà mai liberarsi e che rende lui così disperato e il mondo che lo circonda così nero». Groucho non è semplicemente una spalla finalizzata ad alleggerire l’eroe, né un pards classico, ma è parte della caratterizzazione di Dylan, elemento decisivo per comprendere il personaggio di Sclavi, tanto che il mondo costruito da Bilotta crolla proprio quando a cambiare definitivamente è il rapporto tra i due.

Ci vuole più coraggio a sacrificare un amico per salvare il mondo, o a non farlo, portando per sempre il peso di una colpa così terribile (dal Dylan Dog Gigante n°22, p 35)

«La mia visione di Dylan Dog è quella di un uomo come tutti, che resta intimamente coinvolto nelle vicende dei personaggi con cui entra in contatto». Alessandro dedica molto alla costruzione della psiche dei personaggi, da Valter Buio a Nobody, dai protagonisti del Lato Oscuro della Luna a quelli di Friedrichstrasse, albi usciti per la collana Le Storie.

Tale attenzione non poteva essere risparmiata per Dylan. «storie con queste caratteristiche non possono prescindere dall’analisi psicologica, cosa che mi interessa particolarmente, e che mi ha sempre fatto provare grande empatia per il nostro».

L'affetto verso Dylan e l'attenzione con il quale Alessandro ha saputo fornire una visione originale del personaggio, fedele alla linea tracciata quasi trent’anni fa da Tiziano Sclavi, emerge anche dalla scelte di cinque albi tra gli oltre trecento usciti:

«Non penso di essere particolarmente originale:

- L'alba dei morti viventi: ha dato origine a tutto in un modo mai visto prima a fumetti.

- Memorie dall’invisibile: ha esplorato e innovato il modo di realizzare una storia bonelliana.

- Il signore del silenzio: un racconto esemplare.

- Storia di nessuno: una scrittura frammentaria e onirica con echi dalla narrativa sperimentale.

- Il lungo addio: ha raccontato i sentimenti nel fumetto popolare, senza retorica, né effetti speciali.

Ne aggiungo una sesta, che è Tre per zero. Una storia che segnava l’affacciarsi di Sclavi a un nuovo tipo di scrittura e che sembrava aprire una nuova strada a Dylan Dog e al fumetto italiano. Strada purtroppo interrotta».

Mentre Alessandro è al lavoro per il prossimo capitolo dal passato del futuro di Dylan Dog, i giorni prima degli ultimi, non dimentica Mercurio Loi, un investigatore che si muove nella Roma del XIX secolo, «Mercurio se la passa bene – ammette - ogni tanto vado a trovarlo, stiamo parlando di vederci sempre più spesso» ed è alle prese con un progetto a maggiore impegno – una miniserie o una serie? Per ora il riserbo è assoluto – che avrà una definizione maggiore tra un anno.

Nel frattempo l’appuntamento per il nuovo capitolo del Pianeta dei Morti – La casa delle memorie, è per il 19 settembre in edicola. Al debutto per lo speciale non solo Alessandro Bilotta ma anche Massimo Carnevale, autore di una copertina spettacolare.

Ai disegni Giampiero Casertano, un maestro, tra i più bravi della scuderia a caratterizzare un Dylan nel quale orrore ed angoscia diventano protagonisti, ottima premessa per uno speciale da paura.

di Francesco Cascione

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