Magazine Lunedì 21 settembre 2015

Era di maggio: un nuovo caso per Rocco Schiavone

Primavera
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Magazine - Era di Maggio (Sellerio, 2015, 383 pagine, 14 Euro) non è la celebre poesia di Salvatore Di Giacomo con musica di Mario Costa, ma il quarto ottimo romanzo di Antonio Manzini per la Sellerio, destinato senz’altro al successo come i precedenti. E qui vale anche il detto piatto ricco mi ci ficco!

Comunque sono pronta a testimoniare che un libro tira l’altro e Antonio Manzini e il suo Rocco Schiavone, diventeranno per il lettori quasi un vizio, peggio delle noccioline. Abbiamo letto da poco e ci siamo divertiti con Non è stagione e voila Era di maggio, che riparte dalla fine della precedente storia. Ritmo, personaggi e atmosfera sono gli stessi, l’humour non manca, anche se stavolta in meno di quindici giorni - da lunedì 14 maggio 2012 a domenica 27 - lo scenario varia e, per indispensabili ragioni di copione, l’azione spazia tra Roma la corrotta e dorata città degli “insospettabili”, il litorale adriatico e il Piemonte.

Rocco Schiavone è un trasteverino puro sangue classe 1966, quando i turisti erano pochini e il rione romano doveva la sua fama soprattutto alla delinquenza. Molti dei suoi compagni d’infanzia avevano saltato il fosso, diventando ladri e spacciatori. Lui, invece, aveva scelto la legge, era un eccellente poliziotto, ma di tanto in tanto strizzava un po’ l’occhio agli amici del passato. Aveva fatto carriera - vice questore - e si era sposato con il suo amore: Marina (morta purtroppo da sette anni colpita da una pallottola mentre era in macchina con lui). Il suo ricordo, quasi un fantasma, aleggia e Schiavone parla ancora con lei.

È ateo, alto, poderoso, attaccabrighe, naso a punta, occhi acuti, scettico ma un puro. Trasferito sulle Alpi per punizione, parla romanesco, è dotato di pungente ironia e di straordinario acume investigativo. Ha un vezzo, le Clarks (poco adatte al clima valdostano e infatti deve ricomprarsele troppo spesso). Indossa il loden, gira in Volvo, ha l’inno alla gioia sul cellulare, gli piacciono le canne (da legalizzare!) e le donne. (Forse sta per cambiare qualcosa in positivo nella sua vita?)

Con Era di maggio si riparte ad Aosta proprio tre giorni dopo la fine di Non è stagione, dopo aver scoperchiato il botolone con le trame della 'ndrangheta e risolto il caso del rapimento di Chiara Berguet. Ma nel tornare a casa, Rocco Schiavone aveva trovato Adele, un’amica romana ospite, uccisa nel suo letto da un killer… Evidentemente qualcuno che vuole vendicarsi di lui aveva sbagliato bersaglio. Il mandante del rapimento di Chiara Berguet viene ucciso in carcere… Gatta ci cova. Insomma deve muoversi, darsi da fare per risolvere un caso che si trascina dal passato.

Costretto a scavare, vorrebbe riuscire a chiudere il cerchio una volta per tutte. Schiavone è un personaggio indurito, che cela la sua tenerezza perché teme che sia scambiata per debolezza, reso cinico dal perverso dilagare della disonestà, ma ricco di sincera e profonda onestà.

In Era di maggio, ci sono morti, corrotti, escort e, guarda un po’, persino uno stalliere legato alla malavita (per caso vi ricorda qualcosa?). La triste realtà dell’Italia d’oggi che descrive lo scontro di un uomo con l’impunità del privilegio sociale. Si legge tutto d’un fiato, girando le pagine (383) di corsa per arrivare in fondo, per scoprire come va a finire… ma no! Niente da fare! Ancora una volta sarà niente di veramente conclusivo. Perchè Manzini, da bravo sceneggiatore par suo, ci rimanda alla prossima puntata.

di Patrizia Debicke van der Noot

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