Magazine Lunedì 27 gennaio 2003

Lo sguardo

Magazine - To: virgin41@tin.it
From: indiana@yahoo.it
Object: Notte
Date: AUG 07 2001 h. 02.35 a.m.

Cara Roberta, non è la terribile calura a tenermi sveglio, non il tormento appiccicoso delle lenzuola umide di sudore sotto la schiena.
È la notte che non mi lascia dormire, con la sua misteriosa e feroce capacità di stravolgere tutte le sensazioni, fisiche e psichiche.
Di notte, chissà perché, i dolori si fanno più forti, le ansie più intense, i dubbi più laceranti…
Sono stato un bel po’ a rigirarmi nel letto, catapultato immediatamente dal sonno al vortice dei pensieri, senza neanche rendermi conto, chissà per quanto, di essere sveglio.
Ho provato a non pensare più, a distrarre la mente con i trucchi più fantasiosi, a concentrare i sensi altrove, fuori dalle imposte socchiuse. Ma quanto è avara la notte di suoni, quando ne hai bisogno!
Mi è parso che piovesse: non il rumore della pioggia, ma un particolare sfregolio di rari pneumatici sull’asfalto.
Lontano, una sirena. Un’ambulanza, avrei detto. Un’auto della polizia va molto più veloce e il suono si estingue più in fretta…
Mi sono visto steso sulla lettiga di quella ambulanza, ho percepito il puzzo della mascherina ad ossigeno… Ho provato a pensare a cosa avrei potuto pensare in quel momento se… Ma… niente. Come una goccia d’acqua appesa con tenacia alla parete di un imbuto, prima o poi finisce giù, nel collo, così la mente non riesce a sfuggire ai pensieri, sempre gli stessi. Di notte, soprattutto.
Allora mi sono alzato, lentamente, attento a non svegliarla (ammesso che dormisse).
Sono andato nello studio ed ho acceso il computer, dopo aver accostato la porta in modo che il bagliore del monitor non attirasse l’attenzione della bambina, che dorme di fronte. L’avvio del browser mi ha dato un po’ di sollievo, illudendomi che portasse la luce del giorno.
Ora scrivo ciò che ho da dirti.

Questa sera (anzi, ieri sera) dopo l’ufficio, prima di rientrare a casa, ho girato ancora e finalmente ho trovato.
Tutti i particolari, sparsi nelle tue mail di questi mesi, combaciavano perfettamente: la strada, i platani, il negozio di animali, la casa, la finestra della stanza da cui mi scrivi…era aperta.
Mi sono fermato, deciso ad aspettare un po’, ma è successo subito qualcosa: una mano si è accostata alla maniglia e ha socchiuso la finestra.
Ma poi… un attimo di indugio… la mano ha riaperto il battente e per un secondo ho scorto i tuoi occhi, il tuo sguardo, volto non nella mia direzione, bensì… altrove, nel vuoto.
Mi sono sentito cercato da quello sguardo, in una linea d’orizzonte immaginaria, virtuale, virtuale come me che ti parlo da un monitor. Occhi tristi, infelici che cercano qualcosa…altrove.
Allora mi sono sentito perdere.

In un baleno fiumi di parole scritte si sono riversati su di me, con tutta l’impetuosità che il linguaggio può avere su un terreno franoso. E uno sguardo perso nel vuoto, incapace di trovarmi nel mondo reale…
Sono fuggito via, con il cuore che batteva all’impazzata.
Ora, nella notte implacabile, quando ogni ombra diviene spettro, mi sono reso conto di aver paura. Ho paura che il senso di estraneità che già provo per cose e persone che mi circondano in questa casa aumenti a dismisura e… mi porti via… altrove. Non lo posso permettere.
Questa è l’ultima mail che ti scrivo.
Credo che imposterò Outlook Express per respingere in automatico la posta proveniente dal tuo indirizzo, così neanche saprò se ci provi.
È stato un bel periodo, è stata una bella storia, ma questa notte mi ha messo paura.
Addio Roberta.

Tuo Paolo


To: indiana@yahoo.it
From: virgin41@tin.it
Object: RE: Notte
Date: AUG 08 2001 h. 10.12 a.m.

Paolo caro,
non mi è facile scriverti pensando che forse (anzi: probabilmente) non leggerai mai questa mail.
Ma sento di dover comunque tentare, perché ho qualcosa di importante da dirti.
Il fatto è che… io… ieri sera non ero in casa. Sono stata fuori tutto il pomeriggio con Luigi e i bambini. Poi siamo andati a mangiare una pizza sul lungomare.
Quindi… non ho idea di dove tu sia stato e chi tu abbia visto.
Ma, a pensarci bene, è meglio così.
Trovo triste, ma bellissima, l’idea che tu mi perda innamorato di uno sguardo che credevi fosse il mio, perché quello sguardo non ti abbandonerà più e sarà comunque il mio.
Ed meglio così anche perché io… Non importa.
Meglio così.
Addio Paolo.

Tua Roberta

Riccardo Cavaliere

di Donald Datti

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