Magazine Mercoledì 26 agosto 2015

Ventotene, l'isola dai Confini senza Frontiere

Ventotene: il faro e l'isola di Santo Stefano
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Venerdì 20 novembre, ore 18, alla libreria L'Amico Ritrovato (via Luccoli 98), a Genova, la presentazione del romanzo Confini senza frontiere, di Giacomo Revelli. Con l'autore intervengono Donald Datti e Antonio Gibelli.

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Magazine - Non è nel mio stile scrivere di posti dove non sono stata. Ma l’ultimo romanzo di Giacomo Revelli, Confini senza frontiere (Ultima Spiaggia, 2015, 272 pp, 14.50 euro) mi ha fatto fare un bel viaggio a Ventotene, uno scoglio in mezzo al Mediterraneo, tra Ischia e Ponza.

È successo domenica, ero in una casa di montagna, dentro una nuvola, con la nebbia che cingeva d’assedio il bilocale. Revelli mi ha trasportato in cima agli strapiombi, sulle spiaggette e nel borgo dell’isola. Mi è venuta voglia di fare le valigie e subito. #sempreingiro è il mio motto, alla ricerca di cose da raccontarvi. Ma questa volta non potrei mai raggiungere la Ventotene descritta da Revelli. Il suo romanzo è ambientato ai tempi in cui era una prigione, senza mura. Il mare era l’unico confine, una trappola, una montagna d’acqua invalicabile. Qui sono stati confinati gli antifascisti durante il ventennio.

Tra elementi di pura finzione e vicende accadute, domenica mi sono trovata in compagnia di Pietro Secchia, dirigente del Partito Comunista, Sandro Pertini, l’amato presidente socialista, e Altiero Spinelli, che insieme ai compagni scrisse Il Manifesto di Ventotene. Mentre gli stati europei si stavano massacrando tra loro nella Seconda Guerra Mondiale, Spinelli ha avuto una folgorante intuizione. Perché non creare gli Stati Uniti d’Europa? Per quanto quest’Europa oggi non ci piaccia, ricordiamoci che, per settant’anni, nessun paese dell’Unione Europea ha dichiarato guerra ad un altro. E vi pare poco?

Chi mi ha portato per mano a incontrare le centinaia di internati a Ventotene è Amedeo Dalmasso, un ingenuo giornalista torinese, personaggio di pura invenzione, che approdato nell’isola per fare un articolo per il suo giornale, viene trattenuto per il suo comportamento poco confacente. Un puro espediente per descrivere quell’atmosfera piena di desideri, sogni, ideali. Avrei voluto, come Dalmasso, avere l’occasione di vedere in faccia, sentir parlare, percepire l’entusiasmo di questo nucleo di personaggi che hanno donato gran parte della loro vita per un’Italia e un’Europa migliori. Persone che ci credevano. E a chi dice che non esistono più persone così, rispondo che ci sono eccome, ma sono disperse e ragionano in solitudine. Io ne conosco tante. E prima o poi vorrei raccontarvi le storie di alcuni di loro.

Esilaranti le descrizioni delle camerate e delle mense dei comunisti e degli anarchici, rigorosamente divise. Come nella Guerra Civile Spagnola, appena terminata. I comunisti avevano il comitato dirigente, che prendeva ogni decisione. Gli anarchici invece, prima di fare una scelta, dovevano essere tutti d’accordo. Quando scoppia la guerra a Ventotene si comincia a fare la fame vera e un improbabile Pietro Secchia – magari è vero – costruisce una trappola per catturare uno dei cani paffuti del comandante della colonia penale. Quella sera i comunisti hanno trovato qualcosa da mettere sotto i denti.

C’è un personaggio delizioso, pura fiction, un anarchico messo ai margini, anche degli stessi internati. Si chiama Libero Ginestra. Revelli si è ispirato al mitico Libereso Guglielmi, sanremese, il giardiniere di Calvino. Ginestra non va neanche alle adunate, e tanto meno in mensa, tutti si sono dimenticati di lui, le guardie e i confinati. Spingendosi su una punta estrema dell’isola, Dalmasso scopre la sua tana, dentro una grotta, con ogni bendidio. Ginestra, in quell’angolo sperduto, coltiva vigne, olive e prodotti freschi dell’orto. Con un remo a far da aratro si spinge fin sull’orlo del dirupo. È vegetariano e crede che gli umani possano vivere in armonia con il creato. Bella invenzione.

In un’Italia senza memoria, dove il carcere Panopticon (costruito nel 1795 a Santo Stefano, l’isola davanti a Ventotene, da Ferdinando IV, come esperimento per la detenzione perfetta) sta cadendo a pezzi è confortante che escano libri così. Il merito va anche Fabio Masi, librario, che ha riaperto, meno di una anno fa tra il plauso generale, L’amico ritovato, in via Luccoli, a Genova. D’estate va al confino a Ventotene, sua terra di origine, dove nel 2002 ha aperto un’altra libreria. È proprio Masi che ha proposto a Revelli di scrivere questo romanzo storico, per la sua casa editrice Ultima Spiaggia, che pubblica testi e romanzi sulla storia dell’isola.

Ora, dato che non sono mai stata a Ventotene, ho chiesto a Revelli di parlarcene, lui è lì in questi giorni dove ha presentato il suo libro.­

  • Ventotene ha la magia delle piccole isole in cui rilassarsi: è silenziosa. Si resta catturati, confinati, come è successo a molti nella storia, da Giulia figlia di Augusto ai coloni borbonici e agli antifascisti, mandati qui ottanta anni fa dal regime. Vale la pena di una visita anche mordi e fuggi. L'isola non ha i numeri del grande turismo ma solo quelli delle visite di qualità.
  • Dormire a mangiare: le strutture ricettive sono ottime: case rurali, in affitto, b&b, nessun mega albergo catena. Da provare: Le Parracine, il ristorante il Brigantino per gli spaghetti allo scoglio e il pescato locale e Un mare di sapori che utilizza solo prodotti bio da agricoltura locale. Ricetta tipica: la mitica zuppa di lenticchie di Ventotene.
  • Ascoltate un concertino o una jam session in uno dei locali dell'isola: a Ventotene la movida è slow: musica, chiacchiere, idee. Qui vengono intellettuali, registi musicisti e artisti da tutta Italia, l'ambiente è rilassato e essenziale, ideale per coltivare nuove idee.
  • Visita guidata al carcere di Santo Stefano con Salvatore: per provare davvero l'esperienza di chi veniva condannato a quel carcere durissimo. Salvatore appassionato e documentatissimo ci conduce attraverso il terribile Panopticom, progettato dai Borboni, che poi ospitò molti oppositori come Luigi Settembrini, anarchici come Gaetano Bresci e poi antifascisti come Sandro Pertini: è un monumento alla libertà che purtroppo sta cadendo in rovina.
  • Giro dell'isola con barca: Ventotene ha una sola spiaggia e perlustrandola in barca la si esplora tutta e si può fare il bagno in zone inaccessibili e selvagge. Si ascoltano storie, dettagli e aneddoti interessanti raccontati dai barcaioli locali.
  • Visita guidata a Villa Giulia: la costruì Augusto nel II sec.d.C. per la figlia. Lei stessa vi venne confinata per condotta immorale: da allora divenne confino di lusso per donne romane scomode al potere come, ad esempio, Agrippina.
  • Visita alle cisterne romane: Ventotene non ha sorgenti naturali, i romani così idearono un sistema di raccolta e conservazione dell'acqua piovana in grandi cisterne scavate nel tufo. Le cisterne in seguito ospitarono monaci cistercensi, famiglie, detenuti.

Avete già le valigie pronte? Beh, prima leggete Confini senza frontiere, e poi vediamo se resistete.

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