Magazine Martedì 25 agosto 2015

La distanza: un fumetto tra lettura e musica

La distanza, di Alessandro Baronciani e Colapesce
© Bao Publishing
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Magazine - Caro Sebastiano, siamo fatti di acqua e nostalgia, non c’è che fare, è il nostro destino.

Nicola è un trentenne siciliano, un futuro tutto da scrivere e un viaggio attraverso la Sicilia, direzione Londra, per raggiungere Carla, il suo amore lontano.

La distanza (Ed Bao, 16 Euro), il fumetto scritto e disegnato da Alessandro Baronciani e Colapesce (nome d’arte del cantautore Lorenzo Urciullo), racconta di incontri, di amori da ritrovare, di amici, di Sicilia come terra da esplorare e gustare, di musica da scoprire.

Del tema delle storie al telefono la musica è stracolma: dalla canzone di Modugno, per la quale «la lontananza, sai, è come il vento», ai ricordi che chiunque abbia associato l’estate al viaggio, alla scoperta di sé e di sentimenti sempre nuovi, i brevi amori infiniti di Jovanotti. Una stagione importante della propria vita.

Molto facile, quando penna e colori si incontrano per declinare il tema, cadere in un dejà-vu fatto di rimandi a mille film, mille storie già scritte o già lette, molto facile che per la ricerca del consenso del lettore si faccia leva sulla malinconia del tempo che fugge, dei ricordi o dei loro frammenti, malattie comuni dovute a un passato fatto di promesse mancate, rimpianti e soprattutto bei momenti ai quali è bello tornare.

Baronciani e Colapesce, consci che certe strade sono viali alberati con asfalto morbido, hanno evitato di percorrerla, scegliendo altre vie, altre idee ed è per questo motivo, tra gli altri, che La distanza è un volume da leggere, e scoprire, e apprezzare dalla prima all’ultima tavola, dalla poesia sospesa delle prime pagine all’epilogo nel posteggio di una Punta Raisi deserta come una città d’estate.

Del volume colpisce il disegno, che ricorda l’attenzione al dettaglio e la passione che aveva Flavio Costantini – pittore scomparso nel 2013 – e la voglia che hanno gli autori di raccontare la Sicilia attraverso gli occhi dei protagonisti: Nicola, Francesca e Charlotte.

Il volume scorre veloce come un treno che attraversa il paese. Il lettore, passeggero, guarda dal finestrino le cartoline di Sicilia - da Pantalica a Palermo, passando per Noto, Mazzamemi, Catania, Enna, Castelbuono - e incontra i personaggi come se fossero viaggiatori carichi di storie e bagagli sulle banchine delle stazioni.

I dialoghi sono serrati e spesso i baloon rincorrono il disegno, dando ritmo alla lettura e costringendo a tornare su dettagli e colori. Nicola racconta molto bene la disillusione della sua generazione, abbandonata davvero - altro che amore estivo dimenticato a settembre - e mostra un cinismo, condito da un’ottima ironia, che non lascia indifferenti le due ragazze; è un mostronzo, così lo chiamerà Francesca per descrivere il suo sarcasmo alla senape, facendo di stronzo e mostro una crasi azzeccata, al quale è impossibile non affezionarsi.

Colpisce infine la scelta musicale che accompagna l’opera, dalla prima all’ultima tavola. I due autori sanno di musica e si vede e così, durante la lettura, mentre si scoprono canzoni come fossero tesori, è bello lasciare che YouTube o Spotify accompagnino le tavole con I wish we were an eagle di Bill Callahan o con i The Smiths e i Talk Talk.

Musica da leggere e una lettura che diventa un viaggio in treno al centro di un mondo, di una terra fatta di sole e colori e soprattutto di una generazione abbandonata, ma tutt’altro che persa, e che quando pare abbia raggiunto il punto più basso trova sempre un finestrino su cui battere le nocche e un nuovo viaggio da iniziare.

di Francesco Cascione

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