Magazine Mercoledì 5 agosto 2015

Oslo: anatomia di un angelo di Damien Hirst. Da paura?

Anatomia di un angelo: la scultura di Damien Hirst al Parco di Ekeberg
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Magazine - Parco di Ekeberg, Oslo. Straordinaria vista sul fiordo, con alcune belle sculture di arte contemporanea, all'aperto. Tra cui un'opera, che ho incautamente postato su Facebook e che ha suscitato un putiferio di commenti. L'autore è Damien Hirst, uno tra gli artisti più famosi e pagati al mondo. Provocatoriamente nel post ho definito la statua di Hirst, che si intitola Anatomia di un angelo, orrida. Apriti cielo.

Questo è un articolo corale e a più mani, ringrazio tutti quelli che commentano i miei post. Di seguito ho riportato le tante opinioni.

Luigina: Concordo. Orrida.
Miriam: Cos'è l'angelo dell'anatomopatologo?
Ornella: Che gusto!
Nadia: Veramente orribile!
Titta: Mai visto x fortuna... a Oslo andate al Frognerparken!!
Giacomo: Scusate... a me però non dispiace...

Arianna Destito Maffeo: A me piace. O meglio mi piace l'idea che provochi una reazione anche respingente. Mentre una scultura oggettivamente bella mi può piacere di più ma anestetizzare.
Malcolm: bella!!!
Io: Non perché l'arte debba coincidere con la bellezza, deve anche sollevare problemi, ma perché basta con le trovate.

Liliana: Ma cosa si era bevuto, o fumato, l'artista?
Adriano: Anche Leonardo da Vinci nei suoi disegni anatomici proponeva un'immagine compendiaria degli organi interni e della struttura scheletrica umana e ci sono rimasti innumerevoli schizzi del corpo femminile gravido in cui compare un feto, ma quelli erano studi anatomici che avevano una funzione precisa di esplorazione della meccanica del nostro essere. Dopodiché quando Leonardo realizzava i suoi ritratti o le sue opere ci proponeva il corpo umano con il carattere della verosimiglianza e della bellezza estetica. L'operazione di Damien Hirst la trovo kitsch e di una gratuità fine a sé stessa un po' al pari delle sculture in materiali plastici di Jeff Koons.
Io: E infatti sono i due artisti più pagati al mondo!

Luciana Lanzarotti: È così. Purtroppo una società che ha avuto pause di terrore gioca all'orrido e lo cerca. Questo però dice cose. La storia dell'arte dice sempre cose sul momento storico. Questo è un momento corrotto e viziato che prende il dolore come gioco. Dico una cosa che penso oltre il giudizio estetico e che c'entra con la "fine dei tempi" visualizzata nel mio primo commento a caldo. Un angelo non ha ossa, non ha muscoli, ha altro che non sappiamo e quando si dissolve o si sbuccia dentro potrebbe avere infiniti corpi come in una fuga di specchi. Altrimenti sarebbe molto mortale specie se fosse lì tranquillo per venire "sbucciato". Questo è tante cose, ma dell'idea di un Angelo (figura presente in ogni popolo e quasi in ogni religione ) non ha nulla. Come dire fare una mela scolpendo una irreversibile pera. Lo scultore sa vendere, ma si capisce che il suo pensiero è poco, come in molte espressioni artistiche dei nostri tempi. D'altra parte se non ci rispecchiano, che opere sarebbero dei nostri tempi?

Alessandra: Solo brutte.
Giulio: come son d'accordo, ma quello che mi piace meno è la ripetizione, troppo scontato e senza successione di ricerca logica, cioè la ricerca nel denaro è evidente, ma questo è mercato (e Damien Hirst fa quasi bene) da non confondere però con l'arte, che già di per sé è difficile riconoscerla.
Io: Bella e delicata invece l'opera di Jenny Holzer, sempre nel Parco di Ekeberg. Poesie di Saffo incise sui massi (vedi fotogallery).

Emma: Sono d'accordo, ma magari Hirst è in una fase piatta del discorso che cerca di portare avanti. Il percorso professionale e di ricerca, un po' come la vita, è fatto di curve, impennate, salite e discese. O magari, più semplicemente, ha avuto un forte exploit che si è esaurito e non ha più le energie x andare oltre?! Illazioni.

Io: Forse è anche che avere troppi soldi inficia la carriera creativa di un artista. Anche se lo so, è un discorso un po' moralista. È come se non si inventasse niente di nuovo. Come se il pensiero, l'approfondimento e le idee nuove non avessero più mercato. A me le opere di Hirst non dispiacciono in sé, ma per la mancanza di una volontà di portare un'innovazione teorica.

Giulio: Non è più lui a decidere, ma il mercante che ha dentro, e ovviamente i musei che lo trasformano in macchina per soldi, ma anche questo è un riferimento contemporaneo. Deve essere riconosciuto e allora ripete, ovvio. Non oltrepassa la linea già collaudata, aldilà delle sue pastiglie colorate, farfalle, teschi perlati, squali. Comunque ha lavorato e ritoccato elementi interessanti, ciononostante.
Io: Ecco Giulio la sua più grande trovata come artista capitalista. Il teschio tempestato di diamanti, che tu conoscerai bene!
Giulio: Come no, ho pure comprato una maglietta, carissima, del teschione, a Londra durante la sua esposizione alla Tate Modern. La uso ancor oggi mentre ballo tango argentino. Bella combinata vero?
Matteo Forli: Bravo furbo.

Roberto 1: Dal Nord non è mai venuto niente di buono.
Io: Roberto sono spesso d'accordo con te, ma su questo no! Amo il Nord. E poi vanno tutti in bici!
Roberto 1: C'è Nord e Nord. L'artista è inglese, tu sei ad Oslo, in Norvegia, è come passare Ponte San Luigi da Ventimiglia a Mentone. La sensazione che provavano gli esploratori vittoriani di ritorno dalla giungla.
Io: Ma io amo Londra! Ci ho passato tra gli anni più belli della mia vita.

Irene: Hirst coglie il disfacimento dell'umano. Oltre Bacon o Lucien Freud.
Io: Sì, ma è molto più lezioso!
Irene: Un disumano volutamente stucchevole.
Angela: Concordo con l'orrido. Pessimo gusto. Per quanto mi riguarda cerco di ricordare più spesso possibile il pulves es et in pulvere reverteris, non solo il mercoledì delle ceneri e questo mi fa apprezzare di più la vita. Ma non vado a cercare un opera d'arte per farmelo ricordare.
Paolo: Come si può giudicare un'opera? Può piacere o meno. Ma dare dell'orrido perché?
Silvia: Questa statua comunque ha un suo senso.

Pietro: Che orrore! A Oslo ci sono statue molto più belle che si trovano nel Frognerparken, realizzato nel 1924 dallo scultore Gustav Vigeland (1869-1943) il quale vi ha collocato 192 gruppi statuari. Passeggiando lungo i suoi viali si è aggrediti dal flusso d’energia che promana dai corpi plastici delle sue sculture in granito, inno alla gioia di vivere e alla perfezione del corpo umano. Buon viaggio. Un abbraccio.

Angela: Appunto. La perfezione del corpo umano che è di per sé un'opera d'arte non ha bisogno di ricordarci cosa c'é dentro oppure la sua caducità semmai può essere enfatizzata per il miglior godimento dei sensi. Certe ricerche di originalità a tutti i costi sembrano soddisfare solo l'autore e il cosiddetto mercato.
Maria Caterina: Uno studio d'anatomia.
Giacomo: Io ho studiato anatomia umana al liceo artistico. Vista da questa prospettiva non è male. Poi capisco che possa turbare.

Paola: Mi ricorda un passaggio del Nome della Rosa, dove Umbertino da Casale ammonisce Adso da Melk a guardarsi dalle donne: «La bellezza del corpo si limita alla pelle. Se gli uomini vedessero quello che c’è sotto la pelle, così come accade con la lince di Beozia, rabbrividirebbero alla visione della donna. Tutta quella grazia consiste di mucosità e di sangue, di umori e di bile. Se si pensa a ciò che si nasconde nelle narici, nella gola e nel ventre, non si troverebbe che lordume. E se ti ripugna toccare il muco o lo sterco con la punta del dito, come mai potremmo desiderare di abbracciare il sacco stesso che contiene lo sterco?» Misoginia medioevale pura...

Roberto 2: Io ho fatto un lavoro simile nel 1979, a due dimensioni però, prendendo spunto dalle tavole di anatomia. Era già vecchio allora, anche se colpiva, suscitava emozioni. Tornando a Damien Hirst, che ho sempre trovato mediocre, almeno nelle idee (sono persino arrivato prima io e poi c'era Cattelan che quando ancora non era un artista affermato, intorno all'84, prendeva topi e altri animaletti, e li metteva sotto formalina, le mucche e gli squali di Hirst non sono novità interessanti). Tranne qualcosa, certo, vedi per esempio i lavori con i farmaci.

Domitilla: Io la trovo stupenda e come amante dell'arte sono molto infastidita da questi commenti alla io di arte non me ne capisco troppo ma critico dicendo che è brutta perché almeno mi sento competente. Quello che vedo in quest'opera è il tentativo di sfatare il mito della bellezza e della perfezione presentatoci dalla scultura greca. Egli rende anonimo il personaggio eliminando la faccia, così facendo lancia anche un messaggio molto provocatorio alla società moderna, ossia che nonostante ancora oggi si vada alla ricerca della perfezione, se si va a scavare (letteralmente) dentro una persona si scopre un essere esattamente uguale ad un altro. Questo è ciò che mi dice questa scultura a dir poco meravigliosa sia sul campo tecnico (in quanto rispetta alla perfezioni tutte le regole delle proporzioni) che nel significato. Prima di commentare che è brutta provate a vedere il messaggio nascosto e forse inizierete ad apprezzare l'arte al di fuori da quella rinascimentale/greca/romana.

Io: Quello che scrivi è giusto e apprezzabile. Ma è un artista che si ripete, perché ha trovato la sua vena d'oro. Una persona così capace secondo me ha il dovere di cambiare e sperimentare anche dell'altro.
Domitilla: Sicuramente dovrebbe anche sperimentare su altri campi, ma presa singolarmente non la trovo assolutamente un'opera di basso valore artistico. Se lei avesse fatto un album con tot opere di Hirst e avesse detto che è ripetitivo allora sarei stata pienamente d'accordo ma prendendo un'opera singola allora devo dirmi in disaccordo riguardo l'opinione che sia orrida poi è arte, de gustibus.
Io: Ho capito cosa dice: che qualcuno definisce orrenda un'opera perché non rispetta i canoni della bellezza tradizionali. E su questo non posso che darle ragione. W Duchamp:-)
Domitilla: W Duchamp è sicuramente il modo migliore per concludere questo scambio di opinioni.

Simona: Poteva usare il ghiaccio come materiale... mah.
Io: Però in Norvegia il ghiaccio mica si scioglie neanche d'estate. E l'opera rimarrebbe lo stesso!

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