Magazine Lunedì 20 gennaio 2003

La battaglia

I tamburi rullavano gravi mentre la guarnigione avanzava lentamente. La loro voce, cupa e rombante, si propagava nella piana accompagnandosi al gioioso verso delle cornamuse. Quel contrasto stridente irrideva i volti scuriti dall’ansia, accomiatando ogni quiete e sollevando ataviche paure. Con le punte rizzate delle baionette, i soldati procedevano in fila mentre la forma indistinta dei cannoni cominciava a profilarsi in lontananza.

John camminava a passo lento affiancando all’unisono i compagni. Il suo cuore palpitava nervoso dando corpo a uno strano tremore. Non aveva mai fatto una battaglia e non ne era per nulla smanioso. Molti tra i suoi commilitoni erano spinti dall’ardore dello scontro ma in lui dimorava l’incertezza.
Bisognava ricacciare gli inglesi, difendere la terra. Era il solo imperativo, almeno questo gli era stato impartito, e lui, figlio di un pescatore dell’isola di Skye, aveva dovuto obbedire. L’arruolamento era stato frettoloso, lo stretto necessario a maneggiare il moschetto e subito si era trovato nella mischia.

Con l’uniforme tirata a nuovo, osservava compiaciuto il suo kilt facendo attenzione a non sgualcirlo. Non ne aveva mai posseduto prima d’ora e, a ogni schizzo di fango, il suo volto si contorceva in una smorfia. Era l’unica cosa che riuscisse a gradire, quel bellissimo, immacolato kilt.

La piana, colorata da un freddo pungente, si addensava delle lacrime adirate del cielo che, fitte, scivolavano sui volti dei combattenti. Battendo sui prati, la pioggia sprigionava un vapore che avvolgeva la valle di una nebbia spettrale.

Con le scarpe impastate di melma, faticava a mantenere l’equilibrio mentre le prime salve di cannone rimbombavano sinistre come tuoni. L’orizzonte si tinteggiava delle giubbe sgargianti di Sua Maestà ma nei suoi occhi dimorava solo il mare e le sue orecchie si acquietavano al suono scrosciante della risacca. Come era bello quel mare ad agosto, il sole che rifletteva sui molli specchi d’acqua gli intensi colori dei pescherecci. Come era dolce il frastuono dei gabbiani quando il ponte straripava di pesce. Chissà se avrebbe rivisto l’imbrunire, il sole trafitto al tramonto fiammeggiare stancamente alla notte. Era la guerra dei signori e lui, semplice pedina, si muoveva su una scacchiera che non conosceva.

All’improvviso, il crepitante avanzare dei cavalli scompaginò l’apparente compostezza delle fila e, in un istante, il fragore delle scimitarre risuonò nella vallata. Di colpo, ogni equilibrio venne infranto ed il magico incanto scomparve dietro le prime chiazze di sangue. Lo stridulo soffio dei cannoni dipinse il cielo di palle luminose che, cadendo a capofitto, proiettavano fosche ombre di morte.

Il comandante fece serrare i ranghi nell’attesa della prossima sortita. John si affiancò al suo compagno impugnando, incredulo, il moschetto. Chissà se avrebbe rivisto l’imbrunire.

Fabio Lentini
di Donald Datti

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