Magazine Venerdì 7 agosto 2015

L'odore salmastro dei Fossi: è tempo di caccia all'uomo

Cina
© shutterstock

Magazine - L’odore di marcio dei fossi che poi sono i canali della Venezia livornese, punge le narici del commissario di polizia Mario Botteghi, mentre pian piano, con la testa che esplode dal dolore, comincia a riprendere i sensi e tenta di riaprire gli occhi.

Direttamente copiata dal testo riporto: «Lentamente la tenue luce dei lampioni nelle vicinanze schiarì la macchia gialla che vedevo. Tutto riprese contorni conosciuti: un muro diroccato, delle erbacce sotto al bordo del marciapiede, della ghiaia, alcune macchine parcheggiate... ma la mente, completamente disconnessa dal raziocinio, continuava a chiedersi come mai tutto fosse sottosopra.»

Altro che sottosopra, perché quando finalmente trova la forza per rialzarsi dall’asfalto inumidito dalla notte, tutto gli è chiaro. È nei pasticci fino al collo. L’hanno incastrato ben bene, anzi vogliono fare di lui il capro espiatorio perché a terra davanti a lui, nel parcheggio dietro la chiesa diroccata nel centro storico di Livorno, c'è una 38, la stessa pistola che ha già ucciso più volte, e poco lontano c’è un cadavere. È una maledetta storia in cui ogni particolare sembra montato ad hoc per accusarlo e accollargli tutti i crimini.

La storia, di cui sopra, era cominciata pochi giorni prima, con il ristorante cinese vicino alla stazione bruciato completamente. Nell’incendio, doloso, c’era scappato il cadavere, ma poi qualcuno aveva fatto la pelle anche ai due proprietari del locale, i fratelli Chang, tentando, maldestramente di far passare la loro morte per un doppio suicidio. Ma tutti o quasi sapevano che quel ristorante era una tappa obbligata per l’immigrazione illegale dei cinesi. Cosa e chi c’erano dietro? Forse il politico corrotto Castelli con il quale Botteghi si era scontrato di brutto in passato? E comunque un’organizzazione con i fiocchi che si appoggiava a informatori prezzolati e a una casa di appuntamenti.

Massimo Cecchi, investigatore privato, ex poliziotto e un tempo partner del commissario, l'aveva messo in guardia nei confronti di Castelli, ma Botteghi non si sarebbe mai aspettato che fosse disposto a combinare un tale casino per vendicarsi. Inutile cercare aiuto, con il suo passato di duro che gli è costato anche l’affetto della figlia che lo crede responsabile della morte della madre, nessuno sarebbe stato disposto a darglielo. Può solo fuggire e nascondersi in una sua personale caccia all’uomo e trovare il modo di sbrogliare quella maledetta indagine. Ma qualcosa non gli torna. Cosa esattamente? Bisogna andare avanti guardandosi le spalle, ricordando sempre che gli amici talvolta sono peggio dei nemici.

Bello, suggestivo e ben descritto lo scenario livornese. Narrazione intrigante in prima persona e coinvolgente e indovinato il colpo di scena finale.

di Patrizia Debicke van der Noot

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