Magazine Giovedì 16 gennaio 2003

Due passi nelle scarpe di Clemente

Dire che una pianta è venuta su con poca luce assomiglia a un’anomalia botanica, una di quelle stranezze da pollice verde. Ma dire che uno scrittore è venuto su con Pocaluce, beh, allora è tutto un altro discorso. Perché la rivista genovese nata nel 1994 nel circuito universitario è una piccola garanzia di qualità.
Clemente Tafuri, 28 anni, di Pegli, è uno dei fondatori e animatori di quella rivista. «Pocaluce è stata una sfida. Era interamente autoprodotta, e offriva uno spazio gratuito per tanti ragazzi che volevano pubblicare. Abbiamo cominciato all’università, distribuendola con un banchetto, poi siamo arrivati fino alla libreria Feltrinelli». Quell’esperienza è durata quattro anni, ed è stato una piccola pietra miliare nell’editoria ultra indipendente. In giro per il web si trovano cenni del suo passaggio ancora oggi, che sono passati quasi cinque anni da quando Pocaluce ha cessato di esistere.

«Grazie alla rivista ho conosciuto : l'ho intervistata, e da quel momento siamo diventati amici. Mi ha aiutato a districarmi nel mondo dell'editoria. Sempre grazie a Pocaluce si è formato il nucleo della compagnia. È lì che ci siamo incontrati io e David Beronio».
La compagnia di cui parla Clemente è la . Tafuri e Beronio sono gli scrittori e registi di questo collettivo che intende fare teatro secondo una logica di approfondimento e destrutturazione di linguaggi differenti come quello della poesia, del cinema, dell’arte visiva e della musica (vedi in proposito Leggi l'articolo ). Il primo esempio di questa poetica è stato Visioni, uno spettacolo presentato lo scorso anno con una anomala tournèe nei locali del centro storico. Ora è la volta di Un piede in due scarpe che, dopo un felice esordio all’Albatros a dicembre, torna al (in via Paggi 43b) per due repliche venerdì 17 e sabato 18 gennaio.

«Si tratta di uno spettacolo impegnativo per una compagnia piccola e giovane come la nostra», racconta Clemente. «Per questo abbiamo deciso di chiamare anche amici che non ne fanno parte».

Tra questi , protagonista dell’episodio scritto da Tafuri. Già, perché lo spettacolo si articola in due racconti e un intermezzo, come recita il sottotitolo. «Il primo episodio è di David, e racconta di una donna che viene rinchiusa in una stanza con due carcerieri dal marito geloso. Il quale è proprietario del night dove si svolge l’intermezzo. Il secondo episodio l’ho scritto io, e narra di un uomo che ha trovato un lavoro davvero strano: deve consegnare tutte le settimane quattro buste. Ma non può sapere cosa c’è dentro, pena la morte». Il legame tra i due episodi è garantito, sulla scena, dalla contiguità degli appartamenti dove accadono le vicende esposte. Ma un legame più profondo è quello della follia. «È la follia che governa i personaggi, che pervade l’ambiente. Siamo nel ’78, un anno particolare per l’Italia, pieno di ansie e terrore, che si riflettono nel comportamento assurdo degli attori sulla scena».

Ma Clemente non è solo teatro. «Entro sei mesi dovrebbe uscire il mio primo romanzo da Einaudi. Si tratta di un noir ambientato a Marsiglia nel ’74. È la storia di un investigatore privato che si trova a d avere a che fare con una gang di neo-hippy che spacciano un allucinogeno fortissimo, con il quale vogliono fare cadere il governo». La scelta del noir non è dettata da mode o da una particolare vena da giallista. «Volevo semplicemente sperimentare un genere, cercando di scrivere un libro piacevole alla lettura: di certo volevo evitare la lentezza. Ma in realtà mi ero presentato agli editori con un altro libro. Einaudi era interessato, e mi ha opzionato, ma quando ha saputo che stavo scrivendo un noir, ha preferito farmi esordire con quello».

(nella foto Clemente Tafuri con Fernanda Pivano)
di Donald Datti

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