Concerti Magazine Giovedì 16 gennaio 2003

Ghost Buster

Acchiappa Fantasmi. Così si chiama il libro bianco creato dall’artista romano Mauro Folci, e diventato cd con la collaborazione della musicista genovese Simona Barbera. Pagine diventate musica con al centro la tragedia di clandestini e immigrati dopo il trattato di Schengen.

Nome, cognome, paese di provenienza, data, luogo e causa del decesso. Più di tremila profughi deceduti nel tentativo di arrivare, o nel tentativo di vivere, in una terra estranea. Letti e cantati uno per uno. Per capire chi e cosa c’è dietro questo progetto, abbiamo parlato con Simona e, via cavo, anche con Mauro Folci.

«Questo lavoro è nato dalle 998 pagine che sto raccogliendo sugli immigrati morti in Europa a partire dal ‘93, anno in cui l’Europa ha deciso di regolarizzare i flussi migratori con il trattato di Schengen», mi racconta Folci. E continua, «si tratta di schede con pochi dati, una possibilità per raccontare la storia e dare un volto a chi non ce l’ha».
Un'esperienza che nasce da una delle tematiche che stanno più a cuore all’artista romano: l’alterità come capacità di vedere gli altri, «un tema importante in un mondo in cui l’altro, il diverso, è il più debole, emblema di una società sempre più selettiva».

Il canto e i suoni di Simona, che è stata allieva di Folci quando frequentava l’Accademia di Brera, sono il mezzo per portare fuori dalla pagina scritta una visione lucida di ciò che accade. La collaborazione è nata con un’installazione realizzata all’acquario romano nel giugno del 2001, ed è poi continuata in concomitanza con il progetto .

Come hai vissuto questo momento?
È necessario riflettere su queste tematiche per capire come vanno le cose nel mondo: le diversità culturali, il dentro/fuori, l’accettazione/non accettazione. Problemi importanti che segnano la nostra contemporaneità. Sembra nel mondo ci sia sempre più spazio per le distinzioni di cultura, razza, sesso. Come se fosse impossibile comunicare su altri livelli. L’omologazione è solo un fatto economico per il resto il mondo è sempre più diviso.

Come hai affrontato questa possibilità da musicista?
Mi sono rifatta ai lamenti delle tradizioni popolari, canti di donne che ricordano. In quest’occasione ho cantato anch’io i miei figli, per ricordare. Non è stato un lavoro teatrale, e mai lo sarà. Quello che è successo è nato dalla mia partecipazione emotiva.

La tua partecipazione non è stata solo vocale, hai usato anche altri suoni.
Ho usato amuleti, cimbali e rosari per richiamare la terra e lo scongiuro. Certo è uno scongiuro che non ha ritorno, perché i morti sono morti e basta. Però è un po’ come ritornare indietro, riprendere una parte della loro vita. E poi c’è il suono del sole, il rumore che crea il sole nel suo lento e inesorabile muoversi. Si tratta di un suono elettronico che abbiamo trovato in siti scientifici in giro per la rete, e che costruisce un’onda che accompagna tutto il cd.

Progetti per il futuro?
Per ora ti posso dire che tra pochi mesi uscirà Mirto, il mio cd sui canti di Sicilia. Verrà prodotto da una casa di produzione tedesca la Birgit Ellinghaus. Mentre a Genova farò un concerto il 18 Marzo alla galleria Leonardi di Piazza Campetto. E poi spero di riuscire a ripetere l’esperienza di Ghost Buster in qualche altro luogo.

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