Magazine Giovedì 23 luglio 2015

L'abbazia dei cento delitti: torna Marcello Simoni

Libro antico
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Magazine - Un atteso ritorno in libreria quello di Marcello Simoni, maestro del feuilleton nostrano del XXI secolo, con L'abbazia dei cento delitti (Newton Compton, 2015, 375 pp., 9.90 Euro) secondo episodio dell’epica saga collegata a Pomposa, eccezionale esempio di edificio religioso medievale del IX secolo, allora posta su un isola del Po di Volano.

Come lui mi ha dichiarato in un’intervista circa un anno fa: «Il mio legame con l’abbazia di Pomposa nasce molti anni fa, quando varcai per la prima volta il suo portale…». E ancora: «Pomposa è il Medievo. La sua iconografia venata di millenarismo, la sua quiete metafisica, il suo timido splendore…Tutto sembra rivelarci un simile prodigio…». Straordinaria impressione, da lui descritta con la poesia, che ha poi trasposto nelle sue pagine, ma regalandole anche la volontà e la forza vitale del suo grande abate, padre Andrea di Fano, realmente esistito (alla sua apertura mentale e culturale si deve, pare, la commissione dei grandi cicli pittorici del capitolo, del refettorio e della chiesa che ancora sbalordiscono i numerosi visitatori).

Alcuni cenni, pochi, alla trama avventurosa che trasporterà i lettori attraverso il mondo di allora che contava. Francia: Avignone con il papato e Reims, Germania: l’impero allora conteso tra il Bavaro e gli Asburgo, tra i quali emergerà incoronato Carlo IV di Boemia, figlio di Jean l’Aveugle o Jang de Blannen di Lussemburgo, figlio del prode dantesco Arrigo, e Italia, ma più in particolare Ferrara e il suo signore e padrone Obizzo III d’Este.

La storia riparte esattamente dalla fine del primo Abbazia. Siamo a Ferrara, nel 1347, il 24 aprile, e il prode cavaliere francese Maynard di Rocheblanche, scopre in una locanda il cadavere del monaco Facio, da lui ricercato da mesi e che deteneva il segreto del Codex Millenarius collegato alla ricerca del Lapis exilii, barbaramente torturato e ucciso. Per tentare di scoprirne di più e fare luce sul delitto, Maynard de Rocheblanche decide di guadagnarsi un posto di livello nella corte estense, e si fa arruolare come maestro d’armi di Aldobrandino figlio del marchese Obizzo III, signore di Ferrara. Ma deve occuparsi anche del giovane pittore Gualtiero de’ Bruni (che, dopo aver assistito impotente all’esecuzione dell’uomo che credeva suo padre, vorrebbe partire sulle tracce della madre rapita) e della sua giovanissima protetta, Isabeau, il folletto dei boschi che l’ha seguito dalla Francia e che ha fatto passare per sua sorella minore.

Intanto, nella vicina abbazia di Pomposa, l’abate Andrea, che deve cominciare a fare i conti con la carestia che ha provato tutti e le casse vuote falcidiate dalle tasse, tenta di trattenere Gualtiero servendosi di lui come miniaturista. Ma l’inattesa e spaventosa comparsa della peste cambia tutto e tutti. Maynard de Rocheblanche, dovrà affidare a Gualtiero i suoi segreti e l’importante compito di raggiungere Eudeline, sua sorella, l’orgogliosa badessa di Reims, padre Andrea dovrà lasciar partire il suo pittore che avrà modo di cercare la madre ad Avignone. Ma scopriremo finalmente cosa si nasconde realmente dietro il Codex Millenarius? Sarà in grado il giovane Gualtiero de’ Bruni di proteggere il mistero che ha svelato in Francia e tornare vivo a Pomposa?

I personaggi crescono con la narrazione e si fanno più reali. Molto interessante la contrapposizione tra la cavalleria francese da chanson de geste e la rude ma pragmatica signoria ferrarese. Camminando al fianco dei protagonisti della saga, scopriamo una straordinaria ricostruzione del mondo medievale fatto di potenti e di umili, di usi e costumi di campagna e città, di credenze religiose esasperate, dell’anormale normalità del peccato. Ci spostiamo a piedi, a cavallo, su carri, con barche sui fiumi, per mare. Scopriamo quanto allora fossero lontane e allo stesso tempo rese vicine dai commerci le città e i diversi mondi. Forse troppo vicini e tanto da favorire l’esplodere e il diffondersi di quella che fu lo spaventoso flagello del secolo che menò strage ovunque di poveri e ricchi, sempre senza guardare in faccia a nessuno.

di Patrizia Debicke van der Noot

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