Magazine Mercoledì 15 gennaio 2003

Voglio guardare

Voglio guardare
Diego De Silva
Einaudi Editore
12 euro

Voglio guardare è un noir anomalo. C’è il delitto, ma passa quasi in secondo piano. C’è un’inchiesta, ma decisamente non convenzionale, portata casualmente avanti da Celeste, una ragazzina che dopo la scuola fa la prostituta. Leggendolo si capisce che l’interesse dell’autore, Diego De Silva (già Premio Selezione Campiello 2001 con Certi bambini), non sta tanto nel costruire una storia che tenga il lettore incollato dalla prima all’ultima pagina. Non cerca il colpo ad effetto, si concentra sui personaggi più che sulle loro azioni.

Nel presentarlo al forum Fnac di via XX settembre, martedì 14 gennaio, De Silva ha parlato di una storia che lo ha travolto, che ha preso forma in poco tempo, scritta quasi per liberarsene. Ma sulla pagina, questo moto irruente diventa una prosa sottile, quasi sospesa, che non ha fretta di arrivare in nessun punto. Una prosa di indagine morale. In questo senso siamo davvero di fronte a un noir, allo stesso modo in cui lo siamo leggendo Delitto e castigo.

Giuseppe Pontiggia ha scritto che questo libro “ci restituisce l’incomprensibilità delle cose”. De Silva, del resto, ha circoscritto la posizione etica dello scrittore nel porre domande, non nel fornire risposte. Il punto non è scoprire chi è il colpevole, e neppure capire perché ha ucciso una bambina (dato che di questo si parla: di un efferato, eppure “pulitissimo”, infanticidio). Il colpevole è un avvocato e si chiama Davide Heller, lo sappiamo da subito. Il motivo della sua azione ci viene negato: nel romanzo i personaggi compiono gesti estremi senza una logica evidente. Perché Celeste si prostituisce? Cosa spinge un fascinoso e brillante avvocato a uccidere? La ragione non offre sicurezze né consolazione. Per questo Voglio guardare è un libro che fa paura.

L'interesse dell'autore risiede nell’indagine del male. «Quando Celeste incontra Heller non lo ricatta, non lo denuncia. L’unica cosa che gli chiede è di vedere la sua casa. E girando in quella casa di Heller è un po’ come se guardasse il male che lui ha dentro», spiega De Silva. Il vero motore del romanzo è l’ossessione, che “come l’ombra della notte […] riveste la facciata delle case ma non le penetra e non le altera”. E l’autore, senza compiacimenti e senza giudicare, porta il lettore a immergersi in quell’ossessione.

Il libro dovrebbe presto diventare un film, per la regia di Giovanni Arduini, che ha scelto di ambientarlo a Genova. E De Silva sembra approvare la decisione, quando dice che «Genova ha delle sollecitazioni oscure. L’ho vista come assorta in una specie di nebbia».
di Donald Datti

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