Concerti Magazine Sabato 11 gennaio 2003

Fabrizio quattro anni dopo

Quattro anni e quasi come un grido compresso: eccome se ci manchi, Fabrizio!
E sì, va bene, sei/sarai, come tutti dicono/si apprestano a dire, che sei sempre vivo.
Certo, in qualche maniera sei, comunque, tra noi, negli occhi, nelle orecchie, con l’indispensabile ausilio di strumenti di riproduzioni audio/video perfetti, ma inevitabilmente freddi come queste giornate di gennaio e quelle del ’99.
Di più nei cuori, nelle anime, nelle menti che non necessitano di mediatori (un proliferare sospetto in questi 4 anni?) o di mediazioni.
Ha proprio ragione Ligabue che, con la sincerità che lo contraddistingue, ti ha definito semplicemente “il più grande di tutti”.
Punto e a capo.
E allora hai voglia a cercare qualcuno che renda meno triste la mancanza di Te.
Soprattutto del Tuo parlare tagliente, senza sconti o compiacenze di cortesia.
L’ultima polemica, pochi mesi prima di lasciare questo mondo, quando scandalizzasti e unisti i benpensanti di destra e di sinistra, affermando (il re è nudo…)che la mafia in Calabria dà lavoro.
E i Tuoi amori per la nostra Genova, città condizionata da troppe paure, contraddizioni, maniman, per il nostro Genoa (al Palasport "sono malato, ma di un male incurabile, il Genoa...”), una società che nei suoi vertici, Ti assicuro, continua a tradire i suoi tanti, inimitabili, innamorati.
D’altra parte è forse troppo facile sentire la mancanza di un sorriso ironico e nel contempo dolce, di una voce, sempre molto più di uno strumento o di un emettitore di suoni, di un ciuffo sempre un po’ più ribelle.
Ricordi, ricordi tanti, quelli dei concerti, uno dei primi, alla sala Chiamata del Porto, ormai quasi trenta anni fa (a sostegno di un'iniziativa libertaria).
Poi il tour con la PFM, che esplorava innovativamente i rapporti cantautori–rock, e quello di Nuvole e le magiche partecipazioni al Premio Tenco...
…Sino alle giustamente trionfali serate da (finalmente) Propheta in Patria al Teatro Carlo Felice, i nostri applausi di gioia.
La Tua emozione sul palco con i Tuoi figli era la nostra in platea...
Meglio fermarsi qua, per dribblare quella bestiaccia della retorica, sempre in agguato.
Solo un grazie per averci aiutato a ragionare con la nostra testa, spinto a essere sempre noi stessi e, last but not least, insegnato, fatto purtroppo davvero raro, a essere orgogliosi di essere genovesi.
E la Tua fatidica Preghiera in gennaio, scritta per un altro, più lontano, ma non scordato gennaio in cui scomparve Luigi Tenco, si confonde, nella mia memoria, con la struggente melodia della Tua Ninnananna sarda che riempiva l’aria ventosa e intensa, intorno alla Basilica di Carignano.

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Oggi al cinema

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