Magazine Lunedì 29 giugno 2015

Crimini sotto il sole: anche i delitti vanno in vacanza

Delitto in piscina
© Shutterstock

Pubblichiamo di seguito un estratto dell'antologia di racconti Crimini sotto il sole (Novecento Media, 2015, collana Calibro 9 di Paolo Roversi, a cura di Cristina Marra p. 258. 9, 90 Euro).

I due racconti di cui proponiamo l'incipit, Tears in hell e J’attendrai sono delle collaboratrici di mentelocale.it, Arianna Destito e Patrizia Debicke van der Noot

Magazine - Tears in hell

di Arianna Destito

Notte. Freddo. Catene ai polsi. Puzza di marcio. Era in gabbia. Davanti aveva solo sbarre di ferro. Dove si trovava? Sentiva il rumore di un pesante cancello che si apriva. Un rumore in lontananza, veniva dall’alto. Era in una cantina putrida? Forse. Sentiva dei passi lenti. Qualcuno stava arrivando. Non distingueva la sagoma, si confondeva con il buio, tranne per un particolare. Indossava una maschera. Quella di Biancaneve. Era uno scherzo? Gli portava del cibo. Ma lui non voleva cibo, voleva la libertà. Lui aveva paura. La maschera non tradiva alcuna emozione. La faccia inutile e sorridente di Biancaneve aveva la stessa stancante espressione del nulla. Si aggrappò alle sbarre, gridò e supplicò, inutilmente. La porta si richiuse sopra di lui. Si accasciò a terra. Avrebbe preferito morire piuttosto che vivere prigioniero.

Era un’estate che stentava a decollare. Un tempo appeso che non voleva saperne di esplodere nella arrogante e lucente energia della stagione calda. Hanna aveva appena parcheggiato la Ka gialla di Andrea davanti al Monsignore. Era scesa e con passo svelto aveva attraversato la strada e si era infilata dentro all’osteria. L'aveva accolta Lara con il solito sorriso gentile e l’inconfondibile accento inglese, l’aveva salutata e fatta accomodare.

«Vi ho preparato un tavolo all’interno perché fuori ancora fa freddo. Quest’anno per ora è così. Il caldo, si sa, esplode all’improvviso».
Come il sorriso di Lara, pensò Hanna che ringraziò e si sedette. «Andrea sarà qui a minuti». Il locale era piccolo e raccolto e a loro piaceva il senso di intimità che vi si respirava. E poi si mangiava benissimo e si beveva ancora meglio.

Entrò come un vulcano Andrea, spalancando la porta. «Eccomi, in ritardo di soli dieci minuti». «Stai migliorando, l’ultima volta ti ho aspettato per quasi un’ora».
«Già». Con il suo lavoro, Andrea, non poteva garantire la puntualità. Questa almeno era la scusa ufficiale. Fare il commissario di polizia presentava i suoi piccoli inconvenienti. L’orario elastico era uno di questi. Non si poteva certo timbrare il cartellino davanti alle ingiustizie del mondo. Del resto, Andrea, non era il tipo da cartellino.

«Da bere? Porto il solito?» «Grazie Lara, prosecco ghiacciato», rispose Andrea mentre si sedeva. «Dobbiamo festeggiare il mio viaggio». «Partite?» «Io resto qui», disse laconicamente Hanna. «Vantaggi e svantaggi di essere una mamma single».
Aggiunse, prendendo il calice appena versato con le bollicine che salivano verso l’alto.«Salute, al tuo viaggio in Norvegia, Andrea». «Mi piacerebbe davvero che venissi con me».

Gli occhi azzurri di Andrea sparavano decisi in quelli neri di Hanna che sorrise inclinando un po' la testa da un lato. Come dire sarà per la prossima volta. Il locale iniziò a riempirsi di una comitiva di stranieri. Alle pareti i caschi dei Bobby, con le foto di una lontana Inghilterra in una cucina tipicamente italiana, erano il connubio perfetto di una complicità affettiva oltre che d’affari. Andrea si guardò intorno. Vide Lara che con sistematica precisione declamava il menù. Quella donna era un menù vivente. Poi spostò lo sguardo poco più in là, verso la cucina a vista. Vide Giorgio, vestito di bianco che spignattava, in silenzio, mentre Lara gli porgeva le ordinazioni. Gesti semplici ripetuti ogni volta con la stessa cura. Erano belli insieme. Erano armonici. Quello era amore.

J’attendrai

di Patrizia Debicke van der Noot

Stresa, giugno 2015

Domenica 7 giugno 2015. Bella giornata: sole e temperatura estiva che non ha fatto rimpiangere a Luisa la fulminea decisione di prendere in affitto l’appartamento a Stresa e di trasferircisi per finire di scrivere il giallo che doveva consegnare.

Appartamento in via San Michele a meno di cinque minuti a piedi dal centro, un attico mansardato al terzo piano di una bella casa liberty, quattro camere, salone con soppalco e torretta da usare come studio e grande terrazza solarium con favolosa vista lago. Molto comodo e abbastanza grande per ospitare i figli. Claudio, il maschio, ha chiesto subito: «Dove dormo io?», e Emma, la femmina, la maggiore, ha detto: «Appena finiscono le scuole ti mando le bambine».
«Con la baby sitter», ha precisato Giovanni suo marito e nume tutelare della casa. «Io sarò a Francoforte fino a luglio e tua madre ha da lavorare». «Sì certo, la baby sitter», ha garantito suo genero.

«La settimana dopo la fine delle scuole va bene. Prenderò anch’io una vacanza», ha dichiarato coraggio-samente, strizzando l’occhio ad Alessandra e Francesca, due terremoti di otto e sei anni. Alle sei di sera i figli sono ripartiti per Milano e Giovanni si è concesso un lungo pisolino in poltrona. Alle otto suo marito l’ha chiamata e l’ha raggiunta in torretta mentre finiva di sistemare le sue carte.

Si è avvicinato alla finestra e, lanciando un’occhiata al lago arrossato dal tramonto, con l’Isola Bella che brillava già delle prime luci, ha esclamato: «Che spettacolo!», e di buon umore: «Dai usciamo! Andiamo in centro a mangiare qualcosa». Luisa e Giovanni sono scesi a piedi per via San Michele, via Garibaldi, via Rosmini e a metà: «Guarda quella cosa là», le ha detto, immobilizzandosi davanti alla vetrina di un negozietto, a metà tra il rigattiere, l’antiquario e il restauratore.

La cosa da guardare è una valigetta grammofono appoggiata su un tavolo a destra nella vetrina e il cartellino sopra indica: «200 euro: valigetta giradischi portatile La voce del padrone, anni trenta, perfettamente funzionante». «Bella, in buono stato per quel che si vede e prezzo abbordabile. Deve esserci qualche magagna», ha dichiarato Giovanni, provando inutilmente la maniglia. Si è chinato per leggere la scritta con l’orario, e ha brontolato: «Aperto da martedì a domenica dalle 14 alle 19. Domani è chiuso e io dopodomani parto».

«Se vuoi, posso venire io. Poi magari ti telefono», si è offerta generosamente Luisa. Alle tre di martedì pomeriggio spinge la maniglia ed entra, accolta dal trillare di una campanella.Il negozio è vuoto. Però: «Sono subito da lei», le promette da lontano una voce tenorile maschile e un attimo dopo: «Desidera?», chiede un ometto grassoccio di mezz’età, comparendo da dietro una tenda.

Indica il grammofono, si spiega e allora lui lo carica con la manovella, prende un disco e le fa sentire il trio Lescano che canta Camminando sotto la pioggia. Marcia come un orologio e il suono è buono. Alle quattro, dopo una lunga chiamata via cellulare in Germania – l’ometto, che si è presentato come Federico Lusetti, ha soddisfatto i quesiti e smontato i dubbi di Giovanni – esce dal negozio più povera di 220 euro. «Io non ci guadagno niente», le ha dichiarato Lusetti categoricamente. «Il ricavato per desiderio del proprietario va in beneficenza», ma le ha consegnato una ricevuta per la cessione di un Grammofono a 78 giri portatile, La voce del padrone (His Master’s Voice) modello n.102, anni trenta e – Giovanni si è raccomandato – di due imperdibili album d’epoca con 78 giri anni ’30/40 e una scatola di puntine.

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Oggi al cinema

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