Magazine Domenica 28 giugno 2015

200 giorni per vivere un sogno. In un fumetto

Lo scultore

Magazine - - Dimmi la verità. Chi sei?

- Lo sai chi sono.

- … 200 giorni?

- 200 giorni

- ANDATA

Ci sono storie che quando le incontri hai trovato un tesoro. Come quando ti innamori, e hai voglia di non parlare d’altro a costo di sembrare noioso, fissato, folle.

Hai voglia di condividere perché tante sono le emozioni che ti hanno mosso che fai fatica a rincorrerle da solo.

Storie così forti che quando le hai finite qualcosa intorno è cambiato per sempre: esiste un prima e un dopo. Il durante è la lettura vissuta come scoperta, le pagine sono terra da scavare, sono mani sporche di quella terra, sono passione, sono anima che gode.

Lo Scultore (Bao Publishing 498 pp. 21 euro), non è un capolavoro per merito della sua trama, non lo è per la scelta grafica che Scott McCloud ha preferito, non lo è per il valore della monocromia utilizzata in modo sublime, non lo è per l’intensità dei personaggi, non lo è perché ci sono alcune sequenze intense come le scene migliori dei film migliori, quelle che se il film lo incontri per caso facendo zapping ti ci fermi perché ogni volta le emozioni sono le medesime, siano le navi in fiamme al largo dei bastioni di Orione o l’arresto di Al Capone. Lo Scultore non è un capolavoro perché parla di amore, occasioni, arte e morte toccando livelli di poesia che faticano a stare nelle oltre 400 tavole che lo compongono o perché non esistono aggettivi che sappiano trasmettere in modo abbastanza verosimile l’esperienza di maneggiarlo – ancora da applausi l’edizione della Bao Pubblishing – non lo è perché tutti questi motivi sono solo accessori.

È un capolavoro perché è il lettore, protagonista del romanzo, a deciderlo.

La storia di David non resta chiusa nel volume: sogni, delusioni, piccole vittorie, grandi sconfitte ed una enorme quantità di emozioni vissute si rincorrono e diventano scambio reciproco tra lettore e letto, tra visto e vissuto. David è il nostro avatar, è come il personaggio di un videogioco che sceglie, vince o muore a nostro nome. Ci arrabbiamo assieme a David, amiamo con David, abbiamo paura con David e scegliamo con David; scegliamo di vivere, scegliamo di morire, scegliamo l’arte, l’epica.

200 giorni, questa l’offerta che la Morte, una sua incarnazione, fa al protagonista, 200 giorni della vita da sempre sognata e poi sipario.

La vita per David è l’Arte, la scultura e ha bisogno di riappropriarsene.

Lo incontriamo in una tavola calda, intento a deprimersi e ubriacarsi con le sue ultime monete, è un amico che ha bisogno di aiuto in un mondo che attorno a lui continua a scorrere incurante.

Il dialogo con suo zio, versione terrena della Mietitrice, cattura dalle prime battute: la sua disperazione, un compleanno consumato nel tavolo accanto, una cameriera che flirta e poi fugge offesa, il ricordo di quando era piccolo, del suo primo incontro con l’arte sono istantanee che McCloud ci presenta con maestria come elementi che portano alla decisione che sì, tutta una vita in cambio di qualche mese di Arte è un baratto ragionevole.

Tappe di un percorso che McCluod sceneggia e disegna, David vive e che chi sta dall’altra parte.

Quando David esce da quella tavola calda, è cambiato, e noi con lui. Abbiamo scelto.

Il linguaggio scelto da McCloud per questo romanzo è quello del fumetto. L’autore conosce il media, e lo dimostra con una regia sapiente. Sequenze, inquadrature, spessore delle tavole ed espressioni sono scelte attentamente. Tutto perfettamente al suo posto.

Il colore, blu in molte sfumature, diventa musica, emozioni e la lettura è un viaggio dal quale resta difficile staccarsi, da percorrere assieme all’autore fino all’ultima pagina e poi continuare in solitaria. Impossibile lasciarlo in libreria quando si ripone il volume.

David è espressione delle migliori ambizioni ma anche degli errori che vengono fatti per rincorrerle, ci somiglia troppo per non immedesimarsi. Meg, la sua compagna, è la persona a cui legare un destino, la donna amata sempre e per sempre, fragile eppure forte, talmente completa che nessuno dei personaggi messi in scena in una New York poetica come solo chi la ama può raccontarla, rimane immune.

Meg è donna nella sua espressione più alta: musa, compagna, madre, amante, ma anche fragile come un’amica, delicata come una figlia, la scultura perfetta, intangibile, anche se sembra basti allungare una mano per accarezzarla.

Lo Scultore è un’opera tanto forte da essere destinate a diventare paradigma.

Commuove, colpisce e costringe a spingersi a fondo, ad esplorare se stessi ed il proprio percorso, le scelte. Costringe a quel viaggio intimo che capita di fare quando sono tante le emozioni che iniziano ad agire. Muoverle è la qualità propria di un’Opera d’Arte, che all’anima, dalla sempre, riesce a parlare davvero.

- Dimmi un segreto. Qualcosa che non hai mai detto a nessuno. Dimmelo così piano che neanche quella falena lo possa sentire. Quando te ne sarai andato, lo terrò con me. Ci penserò tutti i giorni. Pronto?

- Pronto. Ne ho uno.

- Dimmelo. Sussurramelo nell’orecchio.

-

di Francesco Cascione

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