Magazine Mercoledì 8 gennaio 2003

L'uomo che metteva il pepe nell'aria

Magazine - Camminavo per il centro, la strada grande e umida era invasa dai fedeli cavalieri dello shopping, adepti delle pause caffè e dei pranzi aziendali.

Camminavo senza pensieri e senza impegno nella mia mini odissea o forse crociera in cerca di senso.

Guardavo distrattamente le persone, senza porre troppa attenzione ai particolari, senza provare a immaginare che cosa potessero avere nelle loro tasche. Quando mi accorsi di un piccolo denominatore comune per questo traffico umano: tutti gli occhi erano ricoperti di una stessa rugiada, come se ogni persona intorno a me si fosse svegliata in mezzo a un prato, dopo aver dormito con le palpebre sollevate.

Mentre srotolavo questo filo rosso per il centro città, sentii invadere il mio sguardo da un lieve bruciore e tutta la scena iniziò ad appannarsi. Eppure non c’era tristezza in me, ma solo camminare, fino a che guardando in alto vidi un uomo a una finestra con una pepiera nelle mani.

Quasi in silenzio lo sentii dire: «Adesso almeno anche voi potrete piangere e a niente vi serviranno i tranquillanti, i quiz, l’alcol, gli psicofarmaci, le tribune politiche, le droghe, il cibo e i lucchetti».

Filo Q

di Donald Datti

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