Magazine Giovedì 18 giugno 2015

Matrimonio Gay: amore, figli e diritti

Famiglia
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Magazine - Di solito va così: si conoscono, si piacciono, si mettono insieme, poi litigano, si lasciano, si riprendono, si ri-lasciano e così via. Perché quelle storie funzionano, letterariamente parlando? Per il dubbio: novantanove su cento finirà bene, ma I ponti di Madison County e Via col vento ci hanno insegnato che anche no. Così andiamo avanti a leggere, finché sappiamo se vivranno per sempre felici e contenti. Come diceva una mia insegnante del liceo, il talento di uno scrittore si riconosce qui: saper tenere incollato alla storia anche chi sa già come va a finire.

Quando ho iniziato E il cuore salta un battito (Mondadori, 2015, 228 p, 19 Euro) di Claudio Rossi Marcelli il finale già lo sapevo. Non solo perché è scritto in terza di copertina. Sono abbonata a Internazionale e leggo la rubrica Dear daddy tutte le settimane. So che Claudio e Manlio sono sposati, hanno tre figli e vivono a Copenhagen. Perciò alle prime due righe, «La prima volta che Manlio mi ha lasciato non me n'è fregato niente. Era l'11 settembre 1996», alzo le spalle e penso Vabbè ok, tanto poi finisce bene.

Quello che non mi aspettavo era di ritrovarmi catapultata negli anni in cui ho tradito le Barbie con il primo walkman, Cristina D'Avena con le Spice Girls. Ho letto i nomi di gruppi musicali che non sentivo pronunciare dal 1998: B*witched, Suede, Kelly Rowland. Cinquanta canzoni in tutto. Non un sottofondo della storia, ma il vero e proprio filo conduttore: «La musica ha giocato un ruolo fondamentale nel nostro rapporto, è stato il primo elemento che ci ha uniti. – mi spiega Claudio. - Se anche un giorno non dovessimo avere più niente da dirci, ci sarà sempre la musica a parlare per noi». Claudio ha creato su Spotify la playlist di tutte le canzoni citate nel libro: dal cd dei Portishead che Claudio imprestò a Manlio prima di essere lasciato, alla colonna sonora di Evita, fino a Robbie Williams che forse è gay o forse no.

E il cuore salta un battito è un viaggio nel tempo, a ripercorrere la genesi di un amore che dura da vent’anni. «Quando Mondadori mi ha proposto di raccontare questa storia, mi ha intrigato proprio l'idea di aprire la scatola dei ricordi, di incamminarmi in un percorso intimo nel passato, quando avevamo vent'anni, quell'età in cui tutto è un turbine, le emozioni sono più fluide, la vita affettiva e professionale ancora tutta da inventare, ma una forma di chi siamo e su cui lavorare già c'è. Ho iniziato rileggendo tutto ciò che avevo scritto allora, e conservato, per fortuna. Poi, ragionandoci su, ho capito che avrebbe potuto interessare altre persone. È un libro per chi ha i nostri stessi riferimenti temporali, ma anche un libro per chi ha vissuto o vive un'esperienza di coppia. La storia mia e di Manlio non è poi così diversa da quella di molte altre».

Claudio sta per iniziare il tour di presentazioni del libro che lo porterà in diverse città italiane, grazie anche al supporto dell'associazione Famiglie Arcobaleno. A Genova, sabato 20 giugno, è affiancato dalla Senatrice PD Monica Cirinnà, relatrice del disegno di legge sulle unioni civili attualmente in discussione al Parlamento. «Il nodo cruciale della legge è la stepchild adoption, ovvero la possibilità di adottare i figli del proprio compagno o compagna. Quando si sentono dire frasi come io non ce l'ho con i gay, per me possono pure sposarsi, ma no all'adozione, ci si dimentica che i bambini/e che crescono in famiglie omogenitoriali già esistono. La stepchild adoption è una presa d'atto della realtà dei fatti, è un provvedimento a tutela dei nati, non dei nascituri: oggi molti bambini/e sono discriminati/e a causa dell'orientamento sessuale dei loro genitori. Se al genitore biologico dovesse capitare qualcosa, quei bambini vengono considerati legalmente orfani anche se hanno un altro genitore. C'è anche chi dice che la stepchild adoption aprirà la strada alla maternità surrogata, come se anche questa non esistesse già: esiste per quelle coppie, gay ed eterosessuali, che possono permettersi di andare all'estero e accedere alla fecondazione eterologa, che nel nostro Paese non è consentita».

C’è da pensare che – sul fronte dei diritti - siamo fermi sempre allo stesso punto. Abbastanza vero, ma anche no. Questo libro, che emoziona come tutte le storie d’amore, fa riflettere su un’Italia che deve ancora fare molti passi avanti, ma al tempo stesso ne ha fatti più di quelli che pensiamo.

«Il libro racconta la fine degli anni Novanta, un decennio importante per le persone omosessuali culminato con il World Pride di Roma, un milione di persone in strada, stesso anno e stessa città del Giubileo. La società, da allora, è cambiata profondamente: vent’anni fa dovevamo spiegare che essere gay non è una tragedia né una malattia, oggi il principale argomento di discussione è l’omogenitorialità. Il silenzio della politica è compensato da un fermento delle associazioni e degli attivisti ben superiore ad altri Paesi europei: oggi c’è più consapevolezza, più voglia di fare la propria parte, più opportunità di accesso alle informazioni, anche grazie a Internet. Quando ho scoperto di essere gay, sapevo di non essere l'unico sulla Terra, ma ero convinto che fossimo davvero pochissimi. Così, ogni volta che conoscevo un altro ragazzo gay me ne innamoravo subito, perché dicevo a me stesso Siamo così pochi che quando ne incontrerò un altro? Se sei gay, mica puoi fare lo schizzinoso».

di Marta Traverso

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