Magazine Mercoledì 17 giugno 2015

Costa Smeralda: il bagnino burlone di Baja Sardinia

Tore, il folletto di Baja Sardinia, mentre intrattiene una signora con le sue boutade
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LO SPUNTO DI LAURA GUGLIELMI

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Magazine - «State attenti, venite a riva, che stanno arrivando i pescecani!», urla Tore ad un gruppo di bagnanti stranieri che si sono appena immersi nella acque cristalline di Punta Battistoni a Baja Sardinia, in Costa Smeralda. Siamo in un caletta nascosta, Tore da più di trent'anni è l'anima di questo luogo, quel tipo di posto che sogni, quando – chiuso in ufficio – pensi ad una vacanza mare, ai Caraibi o, appunto, in Sardegna.

Chi è appena arrivato rimane un po' esterrefatto delle battute di Tore, chi lo conosce ci gioca. E alla fine si diverte senza ritegno. Eccolo ora salire dalla spiaggia verso il boschetto di ginepri, dove una coppia di tedeschi si sta riposando all'ombra: «È mica un attaccapanni!», dice Tore con sguardo severo, indicando la borsa del mare appesa ad un ramo. L'uomo lo guarda preoccupato e sta per rimediare allo sbaglio, i tedeschi rispettano sempre le regole si sa. Tore lo ferma: «I'am joking». Poi si rivolge verso di me: «Sono appena arrivati oggi, non mi conoscono ancora, e ci cascano», dice con lo sguardo furbetto.

I nonni di Tore erano pastori galluresi, i genitori sono emigrati dalla Sardegna in Corsica per mettere insieme il pasto con la cena. Lui non ha avuto tempo per prendere la licenza media e ha fatto tanti lavori, a cominciare dal muratore, fino ad approdare a Baja Sardinia. Dopo aver conosciuto la famiglia Bongiovanni, proprietaria del Club Hotel - ­a cui appartiene la spiaggia - ­e della Bisaccia, dall'altra parte delle baia, per lui la vita è cambiata. Ora ha 63 anni, in azienda lavora anche la moglie, che fa la governante e il figlio, che lo aiuta. Spesso lo chiama al cellulare: «No, non te ne va via ancora, è presto», comanda Tore al figlio che è dall'altra parte della spiaggia. Poi mi guarda: «Questi giovani ce l'hanno grassa, io alla sua età lavoravo più ore dell'orologio». Mi racconta la sua vita accorato, è stato fortunato a conoscere la famiglia Bongiovanni: «Sono amico del proprietario, Renzo, ci siamo anche sbronzati insieme una volta». L'azienda, negli ultimi anni, è passata in mano al figlio Marco.

Ora siamo seduti al bar della caletta Tore ed io, si avvicina una turista inglese: «I am jelous, Tore, you are my boyfriend. What are you doing with another woman?» (Sono gelosa, Tore, sei il mio fidanzato. Che cosa ci stai facendo con un'altra donna?). La guardo sorridendo e le dico che a breve glielo restituisco. Mi risponde che aspetta, non c'è tutta questa fretta.
Una volta Tore ha litigato con un russo che aveva portato la sdraio vicino all'acqua: è proibito, la battigia è di tutti. Il russo ha fatto con la mano il cenno di una pistola, e ha tirato due colpi immaginari. «Io gli ho risposto con un colpo solo, e sono stato male per una settimana, ma ti pare? Prima di andar via il suo amico mi è venuto a salutare e mi ha dato cento euro di mancia. Aveva capito di aver sbagliato».

Ora Tore mi indica la Maddalena e Caprera lì di fronte, sembra quasi le stia toccando: «Si può visitare la casa di Garibaldi (guarda la fotogallery), ha unito l'Italia, però i francesi gli hanno portato via Nizza dov'è nato. Poverino, una cosa davvero triste», mi racconta Tore partecipe. Vive in una casa solitaria in mezzo al verde: «Non c'è mai un rumore, ma mia moglie ha voluto le galline, e il gallo mi sveglia tutte le mattina alle 4. Cosa ci posso fare?».

«Io mi ricordo Baja Sardinia quando c'era solo uno stazzu (piccola fattoria) sulla spiaggia, dove vivevano persone e animali. E poi quel forte lassù in cima», mi spiega il concierge Nicola, laureato in Economia, viene da Bitti, nell'entroterra. Anche la sua era una famiglia di pastori. Il suo primo stipendio nel 1970, dopo la scuola alberghiera, è stato di 36mila lire: «Ancora lo conservo».

La Costa Smeralda non è come la Liguria, e ancor meno come la Calabria o la Sicilia, speculazione edilizia ce n'è stata tanta anche qui, ma le seconde case sono massimo due piani: «È merito dell'Aga Kahn, che ha iniziato a costruire case basse e anche dei sardi che ci tengono alla loro terra - mi spiega Nicola. Anche il personale in azienda è quasi tutto sardo, siamo più o meno 250 dipendenti sparsi tra Club Hotel, la Bisaccia, le Palme e ai Nuraghi. Poi i proprietari fanno parte della comunità locale, sono presenti. Anche se vengono da Rimini. La Sardegna offre poco lavoro ai giovani e l'industria turistica è la nostra principale fonte di sostentamento», conclude Nicola.

Rispetto a Porto Cervo o a Porto Rotondo, a Baja Sardinia c'è più privacy, meno vip o pseudo tali, che circolano ostentando ricchezze vere o presunte. Tanti stranieri che sanno come comportarsi, senza fare baccano. Io che sono sempre alla ricerca della semplicità legata alla bellezza – se volete venire in Costa Smeralda – credo che qui – a Baja Sardinia ­ le due cose si riescano a trovare ancora. Non certo come ai tempi dello stazzu.

Nicola poi mi racconta quello che Tore ha fatto per i proprietari: «Ma non te lo ha raccontato? Questo te lo doveva dire! Si è adoperato quando i banditi sardi hanno rapito Villa, socio dei Bongiovanni. Sono molto riconoscenti a Tore per questo».

Torno alla caletta, che si raggiunge prendendo un sentiero magico sulla sinistra del Club Hotel, e Tore è ancora lì, più vivace che mai, va su e giù dalla spiaggia al boschetto di ginepri, dove i bagnanti prendono il fresco sulle sdraio. Fa il galante con due donne straniere, poi prende in giro due italiane, e si accende un'altra sigaretta. La sua presenza è ovunque, ma è discreto. Insomma, un folletto benigno.

Quando si pensa che le cose siano peggiorate, basta pensare alla vita di Tore: persone – come lui – non possono certo dire che si stesse meglio un tempo. Io, però, riparto dalla Sardegna con un po' di amaro in bocca: vorrei attraversare l'entroterra sardo, la Barbagia, i paesi remoti dove ci sono pochi turisti, dove è rimasto il vecchio spirito di quest'isola dolce, come il carattere dei suoi abitanti.
Insomma la prossima volta voglio andare a cena da una famiglia di pastori sardi.

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