Magazine Martedì 7 gennaio 2003

Caro Giudice di Pace

Magazine - Signor Giudice di Pace no!! “Buona donna” non deve dirmelo! Mi umilia! Mi lascia senza possibilità di difesa! Mi dica puttana! Se non altro posso offendermi!
Sì, sì, vengo al dunque... Lei mi ispira fiducia, è un uomo preparato, che ha studiato, si nota… dagli occhi stanchi di chi ha letto tanto anche se così giovane! Avrà al massimo quarant’anni nevvero? Io ne ho sessanta. Detto così tutti s’immaginano che io sia “una vecchia”, e invece sono ancora in ordine: tanto per cominciare ho tutti i miei denti e non sono grassa!
Ah! le pare che conti solo l’età? Non credo sia così. Conta anche in quale maniera si arriva alla vecchiaia… Certo per voi uomini è un’altra cosa… piacete sempre!
Ricorda Yul Brinner? Era molto amato dalle donne! E lei, Signor Giudice di Pace, me lo lasci dire, è un bell’uomo!

Che cosa c’entra? Ha ragione Signor Giudice di Pace sto deviando, ma devo pur iniziare da qualche parte… anche se qualche parola appare inutile mi aiuta a ricordare i fatti. Abbia pazienza! Allora, come sa, eravamo in agosto, saranno state le cinque del pomeriggio e faceva un caldo, o dio che caldo! Io e mio marito ce ne stavamo sul terrazzo e prendevamo il fresco. Vedesse ora il terrazzo! Abbiamo messo il rampicante e le sedie a sdraio è un ang… uno spicchio di paradiso! Il mio uomo un tipo tranquillo? Lui?
Beh! quando tutto fila. Siamo stati sempre bene insieme, questo sì... forse qualche parola l’abbiamo fatta… in fondo sono trent’anni... poi, come diceva mia nonna, per ogni coppia c’è sempre il forno e il letto ad aggiustare ogni cosa! Ci siamo conosciuti da Rosa, nostra vicina di casa e mia grandissima amica... no! Forse più di mio marito… non saprei! La prima volta che lo vidi, appunto in casa di Rosa, mio marito era in vestaglia da donna… la stoffa leggera lasciava intravedere il suo corpo nudo, forte e dalle natiche bellissime: ne rimasi folgorata... ma, che va a pensare! S’era versato il caffè sui pantaloni... ci siamo innamorati subito. Siamo finiti a letto lo stesso giorno e da quel momento ci siamo giurati eterna fedeltà. Facevamo l’amore molte, molte, molte volte al giorno e alla notte perché piaceva a lui e piaceva a me. Da morire…

Sono baggianate? Non hanno a che fare con la… querelle come dice lei, il litigio insomma la querela, Signor Giudice di Pace... vero, sto perdendo il filo...
Conosce la Rosa? Noo? Strano. La conoscono tutti gli uomini: è così generosa!
A vederla sembra una madonnina da lasciarci i tesori e invece è una strega!

Per ritornare a quello che stavo dicendo, quel giorno, noi s’era messa anche un po’ di musica, ci piace canticchiare specialmente le canzoni di De André, sono così struggenti! Ti fanno venire voglia di consolare il mondo… si stava d’incanto, anche se la mia “amica Rosa”, dal suo terrazzo, che è di fianco al nostro, muoveva sempre la sua boccuccia: voleva solo parlare e parlare... noi andammo avanti con la musica fino a sera. Ad un certo punto, purtroppo, io dovetti lasciare la compagnia per andare a preparare cena.

Bastò un attimo che li lasciassi soli e al mio ritorno trovai Rosa e mio marito avvinghiati come ricci! Signor Giudice di Pace mi toccò di vedere quella scena fino alla fine! Se non lo provi di persona non puoi capire che cosa vuol dire!! Ti scoppia una rabbia, ma una rabbia! Non ce l’ho fatta più! Lei che cosa avrebbe fatto? Non le avrebbe cavato gli occhi a quella strega? Tutto qui.

Ora per dimostrarle il mio pentimento sono disposta a restituirglieli!
Che cosa? A chi? Ma gli occhi a Rosa, Signor Giudice di Pace.

Enrichetta Zunino

di Donald Datti

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