Magazine Sabato 4 gennaio 2003

Un Notturno genovese per De Martino

«Forse due sono troppi… Ma non è stata colpa mia se gli editori, uno in ritardo e l’altro in anticipo, hanno varato in questi giorni, pressoché contemporaneamente, due miei libri».
A parlare è Giorgio De Martino (nella foto), trentotto anni, giornalista, musicista e scrittore.
«Quando devo parlare del mio mestiere, quello vero, quello “serio”, sono sempre in imbarazzo. Perché suono il pianoforte (non abbastanza da viverci), scrivo di musica sui giornali: 13 anni al “Secolo XIX” e da tempo sul “Mercantile” e sulla rivista “Musica (non abbastanza da viverci), mi occupo del mensile del conservatorio (idem), scrivo libri di musica e non (idem), collaboro col “Carlo Felice” da dieci anni occupandomi del progetto “Operando”». Il primo libro di cui parla De Martino si intitola Cantanti vil razza dannata ed è, come recita il sottotitolo, una dichiarazione d’amore contraddittoria attraverso la vita e gli incontri di Ugo Benelli (Zecchini editore, 187 pagine, € 12.91… informazioni ulteriori sul sito www.zecchini.com ). Il secondo è un romanzo, Notturno a Genova, pubblicato da De Ferrari (154 pagine, € 12, visita anche il sito www.deferrari.it )».
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Notturno a Genova è il suo terzo romanzo. Il precedente, che è ancora in circolazione, si intitola Incinto.

Il Notturno nasce e si sviluppa nel centro storico di Genova. Il volume è strutturato in tre parti: le prime due inquadrano autonomamente due esistenze, la terza le fa incontrare. Zoè è una giovane donna che non è ancora uscita dal grembo materno: piena di talento, ma schiacciata dal peso dei meccanismi perversi della famiglia, dai finti valori e finti rapporti, dalle frustrazioni che ha assorbito in casa, si è rifugiata in un’isteria “ottocentesca” fatta di angoscia e di leggendarie emicranie, di un gelo affettivo che mette in atto come goffa (e controproducente) autodifesa. Il libro si apre sul Porto Antico, dove Zoè si rifugia (amandolo e odiandolo), il giorno successivo alla morte del padre. Da qui prende il via un percorso di iniziazione alla vita che la porterà a misurarsi con un altro personaggio dolente, Marco, ex musicista, sempre in procinto di fuggire dal proprio quotidiano nell’illusione di ritrovare il tempo, ed un motivo giustificante alla propria vita.
Zoè mette in moto una sorta di psicodramma, costruendo un teatrino fantasmagorico e terapeutico, quasi un atto di “psicomagia” (come direbbe Jodorowsky) per liberarsi dei propri fantasmi, per rompere le sbarre della propria prigione emotiva, per modificare l’equilibrio ereditario che fa ricadere sui figli le frustrazioni del contesto familiare.

Qui di seguito proponiamo un assaggio del romanzo:

È forse un fondale? E se lo fosse, se fosse tutto finto: un cartellone pubblicitario grande quanto tutto il porto, che differenza farebbe?
Zoè si rispose da sé, dopo un istante perplesso, questa volta col tono sfiatato della propria voce, aggirando i suoni liquidi della mente. Dopo aver alzato gli occhi senza attenzione, dalle ginocchia scoperte e allargate sul legno della panchina fino all'ultima luce dell'arco del porto, trovò la sua risposta.
Nessuna differenza, nessuna.

di Donald Datti

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