Magazine Venerdì 5 giugno 2015

La giostra degli scambi, nuova indagine per Montalbano

Andrea Camilleri
© Forum PA/Flickr.com

Magazine - Adoro i libri delle indagini del commissario Montalbano. Il suo mondo è rilassante (Camilleri dice che il suo proposito, ne avesse uno, è quello di costruire non abbazie, ma linde chiesette di campagna immerse nel verde ridente), la narrazione mi fa emozionare e sorridere, anzi ridere, come mi è spesso capitato indifferentemente dal luogo dove fossi, usualmente stipata in un vagone della metropolitana (il perfetto, elegante e pratico, formato dei libri Sellerio!), incurante degli sguardi degli altri passeggeri.

Ed è da lettrice che nel marzo 2014 posi, attraverso la sua collaboratrice Annalisa Gariglio, una domanda ad Andrea Camilleri, ovvero come nascesse un nuovo libro del commissario Montalbano, se ci fosse una prevalenza dell’aspetto poliziesco, della sua anima dello sbirro ed il voler confrontare il protagonista con una particolare indagine, o piuttosto l’aspetto umano ed emozionale, quello che io ricercavo nelle pagine e prediligevo. «Mi è capitato diverse volte che mi chiedessero circa questa serie di romanzi polizieschi - rispose Camilleri. Il mio intento principale è sempre stato quello di descrivere, attraverso la serialità, soprattutto l'evoluzione di un personaggio, come quello di Montalbano appunto. Con altrettanta sincerità devo dire che, nel corso della scrittura dei vari episodi, non c'è stata una netta prevalenza dell'intenzione iniziale, assorbita dalla vicenda poliziesca. Mi pare che questo equilibrio tra l'evoluzione del personaggio e vicenda poliziesca sia stata una formula vincente».

In questo nuovo episodio, La giostra degli scambi (Sellerio, 2015), mi sembra invece che l’equilibrio penda verso il caso, nello specifico verso il tema del femminicidio. Una riflessione cara a Camilleri che già nell’episodio Un covo di vipere, la cui scrittura risale al 2008, fa dire a Salvo una frase tristemente attuale ovvero di come sia diventato di moda ammazzare ex mogli, ex fidanzate, ex compagne. Ancora, nella raccolta Segnali di fumo (Utet, 2014) osserva come sia una «reazione brutale e insensata del maschio latino di fronte al progressivo ampliarsi del ruolo della donna», di quel maschio che di fronte al timore della perdita della secolare preminenza «fa come le bestie, che reagiscono alla paura uccidendo». E in nota del libro Donne (Rizzoli, 2014) scrive di non aver mai pensato di pubblicare un libro cosi intimo sulla figura della donna, ma nemmeno mai pensato che in Italia nel 2013 si fosse costretti a varare una legge contro il femminicidio.

Certo, ritroviamo tutti gli elementi del mondo di Montalbano nell’ultimo libro, la passione per il cibo (le prelibatezze preparate da Adelina e le scappate da Enzo), i luoghi amati (la pilaja dorata, il mari azzurro, il celo cilestri), le argute descrizioni (la scrivania modernissima a mita’ strada tra un siluro e ‘na macchina di Formula1, tutta chiavette e manopole, che uno prima d’assittarisi si doviva pigliari la patenti), gli scatti di rabbia (gli ululati lupigni), il malumore accresciuto per il peso della vicchiaglie e della solitudine, il rapporto con Livia ancora più intenso (l’ultima vota che l’aviva viduta, aviva arricivuto ‘na pugnalata al cori. Le rughe sutta all’occhi, i fili bianchi nei capilli…). Insomma, tutta la maestria nella narrazione e di quel incipit di una mosca scambiata che regge l’intero racconto del colpevole scambiato.

Sembrano però più forti le sole frasi conclusive del romanzo, le parole di quell’uomo che al commissario grida che la donna meritava di essere ammazzata perché gli apparteneva e del disgusto di Montalbano che chiui la porta per non sentirlo più.

Roberta Gregori (@robegregori)

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