Magazine Mercoledì 3 giugno 2015

«Mi sento confuso e ho paura: come fare?»

Paura
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Magazine - Salve. Sono un ragazzo di 18 anni. Sono una persona apparentemente felice, amo scherzare e giocare. Dentro di me, però, non è così: sono soggetto a veloci cambiamenti del mio umore, una minima cosa può cambiarmi completamente la giornata, anche più di una volta in un giorno, cosa che però non do a vedere.

Trovo parecchia difficoltà a descrivere ciò che provo, non riesco a decifrare le mie emozioni e le mie azioni e questo spesso mi crea confusione, agitazione e paura. Amo stare in compagnia dei miei amici, con cui mi diverto molto, ma allo stesso tempo vorrei stare da solo e mandarli tutti a quel paese, e questo spesso mi fa avere dei momenti in cui assumo comportamenti fastidiosi per gli altri.

Non so se il mio carattere confuso e instabile, basato sull'odio, ma allo stesso tempo una dipendenza verso le altre persone, può essere stato plasmato dai drammi familiari che ho avuto nella mia vita e dall'ingenuità che avevo una volta, la quale mi ha portato a grandissime delusioni.

Non so nemmeno perché le sto scrivendo: forse il mio è uno sfogo, una ricerca di aiuto... Lei cosa pensa di me? Grazie in anticipo.

Credo che ormai sia stufo di sentire che la sua è un'età di grandi cambiamenti, in cui è facile avvertire un forte stato di inquietudine, sopratutto rispetto alla propria identità. Dunque non insisterò su questo aspetto. E saprà certamente che, inevitabilmente, anche le esperienze passate, familiari, personali e relazionali, concorrono alla costruzione della propria storia.

Ma forse vale la pena dire che più dei fatti contano le interpretazioni dei fatti (Nietzsche) e proprio su questo aspetto vorrei farla riflettere.
Ma prima di parlare di interpretazioni (e quindi di giudizi) ci sono da considerare altri due aspetti: uno riguarda la complessità delle situazioni (complessità che significa compresenza di molte componenti non sempre omogenee, ovvero non tutte buone o cattive), e l'altro si riferisce alla sensibilità, ovvero alla capacità di percepire anche le più piccole cose.

A questo punto il quadro incomincia ad avere un senso: lei è una persona che vive un momento particolarmente complesso e a causa della sua sensibilità diventa molto reattivo a ogni piccola emozione che prova. Questa sua ipersensibilità, di fatto, ingigantisce il valore degli stimoli e delle percezioni, come se lei ascoltasse una radio con il volume al massimo. Il risultato, inevitabile, è una grande confusione e instabilità che, a loro volta, producono ulteriori comportamenti e sentimenti altalenanti e contraddittori e dunque fastidiosi, per sé e per gli altri.

Se lei si riconosce in questa descrizione, le consiglierei di incominciare a cercare di avere un atteggiamento più calmo, ovvero di non passare repentinamente dalla percezione di una sensazione alla sua estremizzazione. Ovvero di riuscire ad essere più tollerante (anche alle frustrazioni) verso gli altri, ma anche verso se stesso.

In altre parole, dovrebbe cercare di abbassare il volume delle sue percezioni, che rimarrebbero sempre attive, ma non produrrebbe più dei malesseri così intensi.
Su come fare, il discorso diventa più complesso: ci sono diversi modi, tutti troppo lunghi da spiegare per essere esposti tutti qui. Ma mi permetto di dire che si può fare, e che lei ce la può fare.

Se ha piacere di avere ulteriori spiegazioni, mi scriva pure.
Saluti,

di Marco Ventura

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